Adriano Ciaffi visto da vicino:
«Maestro e gigante della politica»
«Passione per rafforzare la democrazia»

MACERATA IN LUTTO - Scomparso oggi a 90 anni l'onorevole ha lasciato un segno indelebile nella politica marchigiana. Il collega di studio, l'avvocato Gianfranco Formica: «E’ stato un esempio. Nelle sue idee c’erano i ceti più deboli da promuovere ad autentici protagonisti e il progetto di città-regione, la Macerata dei centomila». Il sindaco Sandro Parcaroli: «Ha rappresentato la nobiltà della politica intesa come servizio autentico». I ricordi di Marco Ferracuti, Francesco Massi, Anpi, Massimiliano Sport Bianchini, Pierfrancesco Tasso, Ninfa Contigiani, Pierluigi Castagnetti

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Adriano Ciaffi

di Luca Patrassi

Maestro, esempio, guida, riformatore, figura di primo piano della vita politica, gigante. Sono solo alcuni termini con cui oggi la politica e le istituzioni, ricordano Adriano Ciaffi, scomparso a 90 anni questa notte. Tra i testimoni della sua lunga e impegnata vita c’è chi con lui ha condiviso lo studio legale (quello di corso Cavour) oltre che la passione per la politica.

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Gianfranco Formica

E’ l’avvocato Gianfranco Formica che ha scritto un ricordo sull’onorevole maceratese: «Per me, allora giovane di periferia, e per tanti altri, Adriano è stato sicuramente un esempio ed un maestro. Ricordo il suo rigore – continua Formica, che è stato assessore e consigliere regionale della Dc , la sua antica passione per il rafforzamento della democrazia, con i ceti più deboli da promuovere ad autentici protagonisti, il suo progetto di città-regione in alternativa a quello di regione-città, Macerata città dei centomila, la tensione riformatrice sistematicamente concretizzata nel suo lavoro parlamentare e la spinta alla crescita di nuove classi dirigenti. Certo, negli anni tutti avremmo potuto fare meglio: sicuramente Adriano ci ha però sempre provato, fino all’ultimo».

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Marco Ferracuti

Così lo ricorda il segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti: «Con la scomparsa di Adriano, protagonista di primo piano della vita istituzionale marchigiana e nazionale, le Marche perdono un uomo politico di grande intelligenza, capace di visione e animato da un autentico spirito riformatore. La sua competenza, il suo equilibrio e il suo impegno al servizio delle istituzioni lasceranno un segno profondo. Mancherà alla comunità marchigiana e mancherà anche a me, che ho avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo».

Il comune di Macerata in una nota «esprime il più profondo e sentito cordoglio per la scomparsa dell’onorevole Adriano Ciaffi, figura di primo piano della storia politica, civile e istituzionale della città, del nostro territorio e dell’intero Paese. Con la sua scomparsa, Macerata perde non solo un uomo di Stato di grande spessore, ma anche un punto di riferimento umano e intellettuale che ha saputo guidare importanti riforme con lungimiranza, rigore morale e dedizione al bene comune».

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Sandro Parcaroli

Il sindaco Sandro Parcaroli ha aggiunto: «Ciaffi ha rappresentato la nobiltà della politica intesa come servizio autentico – dice a nome di tutta la Giunta -. Il suo percorso nelle istituzioni nazionali, unito al legame forte e vivo con la sua terra d’origine, lascia un’eredità di valori democratici e civili che è nostro dovere custodire e coltivare».

Il commento di Francesco Massi a margine dell’articolo di Cronache Maceratesi: «Per me il formatore, il faro, il confidente continuo. Gli devo tantissimo: seguendo Adriano noi giovani abbiamo iniziato il nostro impegno politico nella Dc di Zaccagnini. Adriano un gigante nella politica, nella cultura, nella cultura politica. Un infaticabile riformatore, innovatore coraggioso. Attento alle nuove generazioni, ai mutamenti della società. Razionale e fantasioso allo stesso tempo.

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Adriano Ciaffi con Francesco Massi

Paziente, tollerante, sensibile, curioso, fortemente moderno». C’è un tratto distintivo nell’azione politica di Ciaffi che lui stesso raccontava nelle interviste: la legge per il superamento della mezzadria che lo aveva visto ideatore, promotore e realizzatore gli aveva provocato un contrasto con il padre, avvocato liberale e presidente del Comitato cittadino di Liberazione.

Il ricordo dell’Anpi porta la firma del presidente provinciale Francesco Rocchetti e di quella comunale Chiara Bonotti: «L’Anpi di Macerata esprime profonda commozione per la scomparsa di Adriano Ciaffi. Figlio del presidente del Cln maceratese Ferdinando Ciaffi, ha coltivato per tutta la vita una profonda sensibilità antifascista, che si è incarnata nella sua azione politica e nella sua costante partecipazione a iniziative per la memoria e la cultura democratica.

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Francesco Rocchetti

Attivo nella politica della città di Macerata, consigliere regionale, deputato, senatore e sottosegretario, è stato uno dei protagonisti della fase riformista della Democrazia Cristiana e del Centrosinistra: attento al rapporto con le classi popolari e alla loro spinta per l’uguaglianza sociale, ha dato un notevole contributo istituzionale al lungo percorso per il superamento della mezzadria e dello sfruttamento che questa comportava.

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Massimiliano Sport Bianchini

La città e il territorio tutto perdono un intellettuale, un politico di grande esperienza e un uomo aperto al mondo e alle nuove generazioni».

«Adriano era in politica quando le Marche e Macerata contavano. Sentite condoglianze alla famiglia» dice Massimiliano Sport Bianchini, presidente Arci Marche.

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Pierfrancesco Tasso

Il neo consigliere Pierfrancesco Tasso: «Con la scomparsa di Adriano Ciaffi se ne va una figura che ha segnato una stagione importante della politica maceratese e nazionale. Per me era semplicemente “l’Avvocato”. Quasi ogni giorno ci incontravamo al bar sotto il mio studio, in corso Cavour. Davanti a un caffè o al suo immancabile cornetto ci scambiavamo veloci battute sulla politica e sulla città. Non dimenticherò mai ciò che mi disse durante la mia ultima candidatura: “Certo, se eri da un’altra parte sarei stato più lieto, ma credici e prova. La città deve andare avanti con i giovani, perché la politica è cambiata e i vecchi non possono più farla.” Erano parole che racchiudevano la sua grande esperienza e, allo stesso tempo, la capacità di guardare avanti, senza pregiudizi e con fiducia nelle nuove generazioni. Pochi giorni dopo il risultato del primo turno lo incontrai ancora una volta. Non parlammo, mi sorrise, con il giornale tra le mani e il suo consueto cornetto sul tavolo. Un sorriso discreto, ma sincero, che oggi custodisco come l’ultimo saluto».

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Ninfa Contigiani

Il ricordo della segretaria del Pd Ninfa Contigiani: «Il suo contributo di intelligenza politica e sociale, la militanza fin da giovane nella Democrazia cristiana, la rappresentanza in ruoli anche diversi da quello parlamentare (presidente della Regione, ma anche consigliere comunale per la sua città) è indiscusso e sempre stato segnato da una coerenza e uno stile fermo ma dialogante anche con chi non era vicino, o non avesse le stesse origini di cultura politica». E conclude con un pensiero più personale: «A me piace ricordare il tratto incredibilmente sapiente e umile insieme che quando divenni segretaria del Partito democratico anni fa me lo ha fatto trovare vicino e disponibile ad un supporto discreto ma costante con le sue telefonate gentili e cadenzate. Lui, gigante della nostra politica locale, esordiva sempre con parole inaspettate e che mi lasciavano ogni volta incredula: mai “dovresti fare questo o quello” ma sempre “come posso esserti utile?”. Grazie Adriano, hai saputo essere un maestro».

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Pierluigi Castagnetti

L’ex parlamentare Pierluigi Castagnetti: «È stato un politico particolare, un uomo particolare. Sazio di giorni, ha avuto la lucidità e la capacità di accogliere l’arrivo della morte come piacerebbe a tante persone: senza rimpianti e senza acredine. L’ha sentita arrivare e l’ha guardata in faccia: eccomi. Ciò che mi colpiva di lui negli ultimi decenni era l’intelligenza dei tempi, che non criticava e ancor meno malediceva, semplicemente cercava di capire senza attardarsi in inutili paragoni con altre stagioni. Viveva la convinzione che adesso tutti conosciamo come un pensiero di Agostino e che per noi era di Aldo Moro: i tempi siamo noi, cioè il tempo lo facciamo noi, quello che noi siamo sono “i tempi che ci sono dati”. Indagava la nostra condizione sociale, esaminava i cambiamenti culturali e religiosi che noi stessi avevamo concorso a determinare e così comprendeva i nuovi modelli comportamentali sia degli elettori che dei nuovi ceti dirigenti della politica. In tal modo non si sentiva mai spiazzato dalla realtà. Anzi, si compiaceva di spiegartela. Con la sapienza di chi si nutriva di un’antica competenza amministrativa e di una intelligenza politica contemporanea. Per ciò era considerato giustamente un maestro, brillante e a volte con qualche cedimento alla pedanteria, perché a lui non interessava esibirsi ma semplicemente farti capire. A cos’altro servono i maestri?».

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