L’addio ad Adriano Ciaffi:
il ricordo corale di una terra
che ha guidato e formato

MACERATA - Il governatore Francesco Acquaroli: «Uno dei marchigiani più autorevoli della seconda metà del ventesimo secolo». Il segretario provinciale del Pd Angelo Sciapichetti: «Con lui scompare la politica vera, autentica, popolare, esempio per intere generazioni». La deputata dem Irene Manzi: «Lo scorso 25 aprile a San Severino in quella foto con Mattarella hai commosso tutti». I ricordi di Pietro Marcolini, Anna Menghi, Narciso Ricotta, Nicola Perfetti e dell'Istituto storico di Macerata

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Adriano Ciaffi a Pollenza con Angelo Sciapichetti e Ivano Tacconi

di Luca Patrassi

Novanta anni di vita, tanti anche quelli passati a indicare una strada da percorrere. Tanti gli amministratori che si sono formati alla sua “scuola”, tanti anche quelli che, pur avendo un orientamento diverso, hanno sempre considerato Adriano Ciaffi un punto di riferimento.

Così lo ricorda l’attuale segretario provinciale del Pd Angelo Sciapichetti: «È stato protagonista assoluto della crescita economica della nostra regione. Uomo intelligente e generoso, esempio di cattolico democratico e di bella politica, per me scompare l’amico di sempre, il punto di riferimento assoluto per tante battaglie. Con lui scompare la politica vera, autentica, popolare, esempio per intere generazioni».

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Il messaggio di cordoglio del governatore Francesco Acquaroli: «Esprimo il sentito cordoglio alla famiglia e a tutti i suoi cari per la scomparsa di Adriano Ciaffi. Il suo impegno istituzionale di lunghissimo corso ha attraversato molteplici ruoli apicali, da presidente della Regione Marche a membro del Governo nazionale e del Parlamento. Non possiamo dimenticare il suo impegno determinante per la crescita delle autonomie locali e per lo sviluppo del modello di città-regione. Sicuramente un marchigiano tra i più autorevoli e conosciuti nelle istituzioni della seconda metà del ventesimo secolo».

Adriano Ciaffi Mattarella

Adriano Ciaffi con Sergio Mattarella lo scorso 25 aprile a San Severino

La deputata maceratese del Pd Irene Manzi ha commentato la notizia di Cronache Maceratesi: «Caro Adriano, come si fa a commentare una notizia come questa? In questo momento ci sono ricordi, consigli, esempi personali che emergono nella memoria. Per me sei stato un esempio forte di come si dovrebbe fare politica e rappresentare le istituzioni. Nella ricostruzione della storia della nostra città (che si intrecciava alla storia della tua famiglia). Nella generosità dei consigli – privi di paternalismo – verso chi si affacciava alla politica e faceva i suoi primi passi nelle istituzioni. Nella curiosità e apertura sincera verso le generazioni più giovani. Nella visione politica e programmatica, locale e nazionale. Nel bel 25 aprile di quest’anno, a San Severino con il presidente Mattarella e in quella foto che ha commosso tutti coloro che ti conoscevano. E nell’ultima bella chiacchierata mattutina poche settimane fa, commentando le elezioni nella nostra Macerata. Lo dovremo raccontare e praticare il tuo esempio e provare- ognuno per la sua parte- a farne racconto e tesoro. Perché ci mancherà».

L’ex sindaco e consigliere regionale Anna Menghi: «Con Adriano Ciaffi ho condiviso l’inizio del mio percorso politico. Nei primi anni Novanta, quando entrai nella Democrazia Cristiana, facevo parte della sua corrente e mi ritrovai a sedere accanto a lui in Consiglio comunale. Le nostre strade, però, si divisero presto. Le mie idee presero una direzione diversa dalla sua e, nel corso degli anni, ci siamo trovati più volte su fronti opposti: lui all’opposizione quando ero sindaco, io all’opposizione quando lui sosteneva la maggioranza. Eppure c’è una cosa che non è mai venuta meno tra noi: il rispetto. Nonostante le differenze politiche, Adriano Ciaffi ha sempre mantenuto nei miei confronti un atteggiamento di correttezza, di ascolto e di confronto. Ricordo le tante occasioni in cui veniva a parlarmi, anche nei momenti di maggiore distanza politica, con la consapevolezza che le idee possono dividere, ma non devono mai cancellare il rispetto tra le persone. Da lui, pur nelle nostre profonde differenze, ho imparato anche questo: che la politica può essere competizione, confronto anche duro, ma non deve mai perdere dignità».

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L’ultima generazione dei ciaffiani è quella rappresentata dall’attuale capogruppo del Pd, l’avvocato Narciso Ricotta: «Per me è stato un maestro, lo è stato per tante generazioni di amministratori del nostro territorio: alcune sue intuizioni sono di grande attualità, come le Regioni prima e l’elezione diretta del sindaco molto gradita dai cittadini. Adriano lascia un segno importante, una persona che ha dato un contributo importante dal dopoguerra fino agli anni Novanta quando ha lasciato la politica attiva ma comunque partecipando alle attività. Mai banale, approfondiva sempre i ragionamenti perchè le soluzioni ai problemi complessi non sono mai semplici ma ragionate, un potere non per l’esercizio del potere ma per un’idea, penso alla Città Regione, alla Città dei centomila».

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L’ex assessore regionale Pietro Marcolini, maceratese di lungo corso, ha un ricordo nitido e profondo di Ciaffi: «Che Adriano fosse una pietra miliare della politica regionale dell’Italia repubblicana, forse la più importante, lo sapevamo tutti e questo al di là del curriculum, della legge 142 di riforma delle autonomie, della legge sui Comuni. Ricordo due episodi importanti per me. Ero un giovane comunista, ancora nemmeno laureato, quando mi invitò ai convegni che la sinistra Dc organizzava a San Liberato di San Ginesio con Galloni, Bodrato, c’era anche Mario Baldassarri. In Consiglio comunale Dc e Pci erano come cani e gatti e quell’invito mi sorprese, lo ritenni un privilegio e una dimostrazione di dialogo e di confronto culturale. Altro ricordo di quel periodo, legato alla Regione. All’epoca non c’era distinzione tra personale politico e tecnico: io vinsi il concorso per l’Ufficio del Programma e Adriano fece un concorso inserendo 14 funzionari, di questi 9 erano di sinistra. Per dire che se uno i concorsi li vuole fare per bene li fa bene. Poi ancora ho avuto la fortuna di fare con lui spostamenti Macerata-Ancona godendo della sua amicizia, è stato un passaggio decisivo della mia formazione».

Infine il ricordo dell’avvocato Nicola Perfetti: «”Accompagnami in corso Garibaldi” mi diceva quando lo incontravo in corso Cavour. E giuro che riuscivo a stento a stare dietro al suo ritmo di camminata che intervallava con parole veloci e gesti delle mani. Lui non parlava: solfeggiava uno spartito. E l’ha fatto fino alla fine. Sempre sorridente e disponibile. Non facendo mai pesare il divario di cultura, esperienza (ed età) che in qualsiasi momento avrebbe potuto far virare una discussione in una “lectio magistralis”. Ma non accadeva perché la curiosità dell’uomo prevaleva sempre sulla “maniera” del nocchiere navigato. E un dialogo con lui rimaneva tale. L’interlocutore si sentiva sempre su un piede di parità. Se ne va un personaggio sproporzionato rispetto al contesto maceratese. Ma che quel contesto ha amato, vissuto e cercato di far crescere fino alla fine».

L’Istituto Storico di Macerata con il presidente Massimo Cattaneo, la direttrice Annalisa Cegna, Andrea Paolini, Mara Piconi (segretaria), Lucrezia Boari, Gabriele Cingolani, Oriana Costarelli, Grazia Di Petta, Lorenzo Marconi, ha ricordato Ciaffi in una nota (l’onorevole è stato presidente dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche): «Nel corso degli anni ha mantenuto un rapporto costante con l’Istituto Storico di Macerata, collaborando con generosità e competenza a numerose iniziative dedicate alla storia della Resistenza, dell’antifascismo e agli studi sul mondo mezzadrile, temi ai quali ha offerto un contributo di grande valore, sempre con il rigore e la passione dell’uomo impegnato nella tutela della memoria storica. Il suo legame con la storia della Resistenza maceratese affondava le sue radici anche nelle vicende della sua famiglia. Suo padre, Ferdinando Ciaffi, fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Macerata, un’eredità civile che Adriano Ciaffi ha saputo custodire e testimoniare con discrezione e profondo senso delle istituzioni, contribuendo a mantenere viva la memoria della lotta di Liberazione e dei valori fondanti della Repubblica».

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