«Tenere fuori dai centri storici
attività non italiane trasuda chiusura
e un’idea arretrata della società»

MACERATA - Lettera aperta di Roberto Cherubini (5 Stelle) al governatore Francesco Acquaroli sulla proposta di legge che vorrebbe portare kebab e locali etnici fuori dai borghi: «Nel 2026, dover ancora assistere a provvedimenti che colpiscono le espressioni culturali di altri popoli è qualcosa che dovrebbe far riflettere seriamente su quale direzione si stia prendendo»

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Roberto Cherubini

«La decisione assunta dalla Regione Marche in merito alle attività legate a culture non italiane non è solo discutibile: è profondamente sbagliata». A dirlo, attraverso una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Francesco Acquaroli, è Roberto Cherubini, leader del Movimento 5 Stelle di Macerata e che di recente aveva lasciato il suo posto in Consiglio comunale ad Alice Verdicchio.

«È una scelta che trasuda chiusura, paura e un’idea arretrata di società, che sa più di esclusione che di tutela – continua Cherubini – una decisione che, per molti, appare chiaramente intrisa di un atteggiamento discriminatorio, se non apertamente razzista. Nel 2026, dover ancora assistere a provvedimenti che colpiscono, direttamente o indirettamente, le espressioni culturali di altri popoli è qualcosa che dovrebbe far riflettere seriamente su quale direzione si stia prendendo. Chi viaggia lo sa: le tradizioni degli altri non impoveriscono, arricchiscono. Il confronto con ciò che è diverso non è una minaccia, ma una delle più grandi opportunità di crescita personale e collettiva. Solo chi non ha mai davvero guardato oltre il proprio confine può pensare il contrario. E allora viene spontanea una domanda semplice, ma scomoda: se tutti ragionassero come lei, presidente, che fine farebbe la cucina italiana nel mondo? Dovremmo aspettarci che i ristoranti italiani vengano ostacolati all’estero in nome di una presunta “difesa delle identità locali”? Sarebbe ridicolo. Eppure è esattamente la logica che oggi lei sta contribuendo a legittimare».

francesco acquaroli

Francesco Acquaroli

I centri storici, secondo Cherubini, non si “proteggono” «svuotandoli o rendendoli monoculturali. Si rendono vivi, attrattivi e sicuri proprio attraverso la diversità, l’incontro, la contaminazione. Le attività provenienti da altri Paesi non sono un problema: sono parte della soluzione. Offrono scelta, creano lavoro, generano scambio culturale. Al contrario, certe scelte sembrano strizzare l’occhio a una visione nostalgica e distorta, più vicina a epoche che si sperava definitivamente superate che a una società moderna e consapevole. C’è poi un aspetto umano che sfugge completamente a questo tipo di impostazione: la realtà è già molto più avanti. Sempre più famiglie, anche quelle che si dichiaravano “tradizionaliste”, si trovano a confrontarsi con figli e figlie che amano persone di culture diverse o dello stesso sesso. Ed è proprio lì che molte certezze crollano. Perché quando la diversità entra in casa, smette improvvisamente di essere un problema astratto e diventa vita reale. Diventa amore. E l’amore, semplicemente, non si può normare né escludere. Non so se lei abbia figli, presidente. Ma so che la vita ha un modo molto efficace di mettere in discussione le convinzioni più rigide. E quelle che oggi possono sembrare scelte “di principio” rischiano domani di apparire per ciò che sono: decisioni miopi, ingiuste e fuori dal tempo. Le Marche meritano molto di più di questo. Meritano una visione aperta, intelligente, capace di stare nel mondo senza paura. Meritano politiche che uniscano, non che dividano. Perché la verità è semplice: la cultura non si difende escludendo gli altri, ma aprendosi ad essi. E oggi, purtroppo, la sua decisione va esattamente nella direzione opposta».

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