Gesto d’amore dei genitori di Daniele,
decisa la donazione degli organi.
Al lavoro per i tre funerali allo stadio
STRAGE DELLA SUPERSTRADA - Il 20enne di Macerata è morto oggi dopo tre giorni di ricovero a Torrette. Studiava alla Politecnica di Ancona e giocava nella Cluentina, il presidente della squadra, Massimiliano Marcolini: «Nulla sarà più come prima, proviamo un sentimento che neppure riusciamo a descrivere». L'ex assessore Paolo Renna: «Educato, serio, teneva molto a condurre una vita rigorosa, da sportivo. Stiamo cercando di organizzare il funerale dei tre ragazzi nel migliore dei modi possibili, molto probabilmente all'Helvia Recina tra giovedì e venerdì»

Daniele Francalancia
di Francesca Marsili
Il gesto d’amore dei genitori di Daniele Francalancia: decisa la donazione degli organi. Il giovane oggi è morto dopo l’incidente stradale in superstrada dove hanno perso la vita anche due ragazzi che erano in auto con lui, Nicolas Calabrese, 20 anni, e Giorgio Franceschini, 21. L’operazione per aiutare persone bisognose avverrà nelle prossime ore all’ospedale di Torrette.

La veglia di preghiera di ieri
Daniele ha lottato per la vita per tre giorni dopo l’impatto frontale di domenica. Tre giorni nei quali Macerata ha tenuto il fiato sospeso, pregato, sperato. Invano. Daniele era uno studente universitario della Politecnica di Ancona, serio, con la testa sulle spalle e il calcio nel sangue. Non vedeva l’ora di tornare a giocare nel suo ruolo di difensore dopo un lungo infortunio. Il calcio, era il suo mondo. Un ragazzo che, come ha ricordato chi lo conosceva bene, «sapeva trascinare i compagni». Giocava come difensore nella Cluentina Calcio di Macerata, dove era arrivato dal Tolentino tre anni fa.

L’incidente in superstrada
«Stiamo vivendo un incubo, purtroppo reale – dice a stento il presidente della società Massimiliano Marcolini – Giusto la settimana scorsa aveva parlato con il nostro direttore sportivo perché non vedeva l’ora di sapere i tempi di recupero dopo l’infortunio al ginocchio che l’ha tenuto fermo praticamente tutta la stagione – racconta – Aveva subito ben due interventi. Era entusiasta di ripartire ad agosto con la preparazione della prima squadra». Chiunque avrebbe potuto mollare. Daniele no. «Era fortissimo, dal punto di vista fisico e mentale – aggiunge il presidente -. Non era un burlone, ma era centrato, silenzioso e determinato». Il dolore per l’immane tragedia è ovunque, palpabile, inconsolabile.
«Nulla sarà più come prima, tutti noi proviamo un sentimento che neppure riusciamo a descrivere. Ieri – aggiunge Marcolini – la società ha persino pensato di fermarsi: non è semplice continuare come nulla fosse accaduto».

La Cluentina Calcio si stringe in un abbraccio silenzioso e devastante attorno alla famiglia. «Di fronte a una simile tragedia, le parole rischiano spesso di apparire vuote, ma il dolore che stiamo attraversando – dice la società – è profondo, autentico e lacerante. Daniele non era semplicemente un atleta che indossava i nostri colori: era parte integrante di noi, del nostro quotidiano, del nostro spogliatoio. In questo momento di inaccettabile sofferenza, alla mamma Alessia e al papà Maurizio vogliamo dire, con assoluta fermezza, che non saranno soli. Il ricordo di Daniele resterà impresso nel cuore della nostra società e sui campi che ha calcato con passione».
Simone Antinori, uno dei suoi allenatori quando era nel Tolentino nella stagione 2018/19 e 2022/23, lo descrive come un ragazzo «applicato, educato, ben inserito», uno che aveva trovato il feeling con i compagni e che era sempre presente. Sempre. Anche quando fare presenza costava fatica, perché Daniele, amava così tanto il calcio da fare chilometri per allenarsi lontano dalla sua Macerata.
Paolo Renna, ex assessore del Comune di Macerata, l’aveva conosciuto: «Educato, un ragazzo serio, che teneva molto a condurre una vita rigorosa, da sportivo».
Parole che tornano, si sovrappongono, si moltiplicano e tutte dicono la stessa cosa: Daniele era uno di quei ragazzi che fanno bene al mondo. Quelli che non fanno rumore ma lasciano un segno.

Macerata in questi giorni è in lutto. Una città che si è stretta attorno a tre famiglie che non avrebbero mai immaginato di aspettare una telefonata simile all’alba di quella mattina. L’intera comunità è attonita, davanti ad una tragedia di simili proporzioni.
«Stiamo cercando di organizzare il funerale dei tre ragazzi nel migliore dei modi possibili – conclude Renna – molto probabilmente allo stadio Helvia Recina, tra giovedì e venerdì». Sarà anche proclamato il lutto cittadino.
Domenica mattina, intorno alle 5,50, la Fiat Punto su cui viaggiavano cinque amici — tutti tra i venti e i ventuno anni, tutti maceratesi, quasi tutti atleti — stava percorrendo il tratto della superstrada tra Morrovalle e Corridonia, dove per via dei lavori si transita su una sola carreggiata a doppio senso di marcia. La Lancia Musa guida dal 41enne Christian Perugini, di Morrovalle, morto anche lui nell’incidente, sopraggiungendo dalla direzione opposta ha invaso la corsia. Lo schianto è stato violentissimo. I cinque ragazzi sono stati estratti dalle lamiere e trasportati d’urgenza a Torrette. Nicolas Calabrese è morto subito (era seduto sul lato passeggero, di fianco a Daniele, che guidava). Giorgio Franceschini si è spento ieri. Daniele oggi. Gli altri due ragazzi che erano con loro in auto, Simone Bracaccini, 21 e Michele Calcagni, 21, sono fuori pericolo.














Una tragedia così grande da lasciare senza parole. Condoglianze alle famiglie di questi angeli
Quando siamo senza parole produciamo fiumi di parole.
dopo questa immensa tragedia , in cui sono defunti i quattro giovani
ammiro i genitori di quest’ultimo per la volonta’ di espiantare organi e farli avere a qualcun’altro per rendergli una vita piu’tranquilla .
r.i.p.. tutti
Nel tumultuare impetuoso del fiume di parole possono spuntare anche interessanti neologismi, tipo “Ricondoglianzie”.
L’analisi del “Ricondoglianzie”:
• La meccanizzazione del cordoglio: Il prefisso “ri-” suggerisce che non siamo più nel campo dell’umano, ma in quello del protocollo. Come in un ufficio che invia notifiche automatiche, il commentatore sente il dovere di “ri-condolersi”, quasi fosse una pratica burocratica da evadere per poter poi passare al punto successivo del suo post: la polemica.
• Il corto circuito tra lutto e utilità: Osserva la struttura di quel commento: Ricondoglianzie (il dovere formale) + voglio fare una polemica (il vero intento). È la dimostrazione plastica di quanto dicevamo: il lutto viene usato come lasciapassare, come il pedaggio che devi pagare per avere il diritto di dire la nostra sulla strada.
(Gemini AI)
la tua sulla strada, anche l’AI può sbagliare
Ode alla Risurrezione dei corpi
O carne innumerevole,
che dal Paleolitico al nostro crepuscolo
hai patito la gravità del mondo,
cento miliardi di volte
hai conosciuto il peso, la fame, la separazione.
Tu che ti sei dispersa in terra,
in polvere, in cenere, in acqua di fiumi dimenticati,
non chiedere agli atomi di radunarsi come in un appello terreno.
Dio non è un contabile di materia.
Egli non raccoglie ciò che è stato,
ma crea ciò che deve essere.
Come l’attenzione pura
svuota l’anima fino al vuoto
perché l’Altro vi discenda,
così la carne, nella morte,
deve subire la decreazione:
perdere il suo “io” carnale,
perdere il suo luogo,
perdere il suo spazio angusto
affinché possa ricevere il luogo di Dio.
Paolo lo vide,
e lo disse con tremore:
soma pneumatikon.
Non più corpo animale schiacciato sotto la necessità,
ma corpo glorioso,
leggero del peso di tutta la storia umana,
incorruttibile perché già passato attraverso la croce del tempo. O miriade di morti,
non vi pigiate su una pianura finita.
Il Nuovo Cielo e la Nuova Terra
non sono un continente ingrandito.
Là lo spazio è obbedienza,
e l’obbedienza è amore,
e l’amore non conosce affollamento.
Ogni persona risorta è un centro
attraverso cui passa tutta la luce di Dio,
senza che una tolga all’altra.
Come il Cristo apparve e disparve
nelle stanze chiuse,
così voi apparirete,
non più legati alla miseria della quantità.
Cento miliardi di sguardi
fissi nell’unico Sguardo
che li ha sempre guardati.
E la materia stessa,
stanca di essere oggetto di necessità,
canterà finalmente la sua liberazione.
Ogni atomo che fu mano di schiavo,
che fu piaga di lebbroso,
che fu ventre di madre affamata,
sarà trasfigurato,
non annullato.
Conservato nell’identità
come la ferita di Cristo
conserva per sempre il suo amore.
Signore,
Tu che non sei limitato dal numero
perché il Tuo essere è donazione,
fa’ che noi comprendiamo
con l’attenzione del cuore
questa verità terribile e dolce:
non c’è troppa umanità per Te.
C’è solo troppa durezza in noi
per accogliere che Tu puoi tutto.
E quando l’ultimo uomo
avrà reso lo spirito,
allora l’intera carne del tempo
si leverà,
non come un esercito,
ma come un solo Corpo
in cui ogni ferita è luce
e ogni solitudine è abbraccio.
…non urlar quel Cristo
che ora non vedi
non credi
ma invochi a dominar
dolore
nel capacitar quel vuoto
che assale
che brucia fin
ultimo istante
e svuoti e abbassi
quel capo fiero
che speranza ammise
ad accudir pur ultimo
respiro
o battito di ciglia
calate
fino pur al
gocciolar
dell’ultima
lacrima che stringi…m.g.
…Massimo e Franco…così, ma con tanto pudore,
perché non so se è il caso… gv
Buonanotte ai nostri secchi pieni di essere-il-caso.