Comune condannato a pagare un milione
per il lavori all’ex ospedale

CAMERINO - La causa intentata dal Consorzio Stabile Maceratese. I lavori si erano interrotti per la necessità di una variante, poi c'è stato il sisma e nel 2021 il Comune ha deliberato la risoluzione del rapporto contrattuale. Il contenzioso riguardava se il Consorzio dovesse ricevere il pagamento in denaro o la porzione immobiliare prevista in permuta e chi dovesse rispondere dell'obbligazione

- caricamento letture

tribunale_Ancona_0185.jpg

di Monia Orazi

Il conto dei lavori all’ex ospedale Santa Maria della Pietà finisce sul comune di Camerino. Il tribunale di Ancona, sezione specializzata Imprese, ha accolto la domanda del Consorzio Stabile Maceratese e ha condannato l’ente al pagamento di 1 milione e 130mila euro circa, oltre agli interessi legali di mora dal 30 giugno 2022 fino al saldo. La sentenza è del 27 aprile.

La causa era stata avviata dal Consorzio Stabile Maceratese, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Maria Giammusso, contro il Comune di Camerino, difeso dall’avvocato Fabio Pierdominici. Nel giudizio è stata poi chiamata anche Ast Macerata, proprietaria dell’immobile già in capo all’Asur, assistita dall’avvocato Gianfranco Borgani.

La vicenda riguarda il maxi intervento di restauro, consolidamento e trasformazione dell’ex ospedale Santa Maria della Pietà, in pieno centro storico. Il contratto di appalto era stato stipulato il 21 dicembre 2012 e prevedeva due parti: il cosiddetto lavoro 1, relativo ai corpi B e C dell’immobile, e il lavoro 2, riguardante il completamento funzionale del piano primo. Il finanziamento complessivo era articolato tra fondi della ricostruzione post sisma 1997, fondi regionali e cessione in permuta di una porzione dello stesso immobile.

Sullo sfondo resta il progetto originario di recupero dell’ex ospedale, che avrebbe dovuto ospitare la casa di riposo Casa Amica e altri servizi, tra cui, si disse all’epoca, anche il Santo Stefano di Camerino e la farmacia comunale. Un intervento atteso da anni, legato alla necessità di dare una sede stabile agli anziani della città e di restituire una funzione pubblica a un edificio simbolo del centro storico.

Il cantiere, però, si è fermato prima della conclusione definitiva. Nel corso dell’esecuzione era emersa la necessità di una variante, con la sospensione dei lavori. Poi sono arrivati gli eventi sismici del 2016, che hanno reso inaccessibile l’area e danneggiato l’edificio. L’immobile è stato successivamente dichiarato inagibile e i lavori non sono più ripresi.

Nel 2021 il Comune ha approvato la variante e deliberato la risoluzione del rapporto contrattuale per causa di forza maggiore. Il successivo collaudo tecnico-amministrativo, rilasciato il 30 giugno 2022, ha quantificato il credito dell’impresa: 532.570,70 euro per il lavoro 1 e 808.641,49 euro per il lavoro 2. Al netto dell’acconto già versato dal Comune, pari a 232.028,14 euro iva inclusa, pagato nell’aprile 2023, il credito residuo riconosciuto è risultato di 1.130.277,52 euro.

Il contenzioso riguardava se il Consorzio dovesse ricevere il pagamento in denaro o la porzione immobiliare prevista in permuta, e soprattutto chi dovesse rispondere dell’obbligazione. Il Comune ha sostenuto che l’impresa avesse diritto all’acquisizione del bene e ha chiamato in causa Ast Macerata, ritenendo che fosse quest’ultima a dover trasferire l’immobile o farsi carico del corrispettivo.

Il tribunale non ha accolto questa impostazione. I giudici hanno ritenuto che il contratto di appalto fosse stato sottoscritto dal comune di Camerino in nome proprio, seppure nell’ambito degli accordi con Asur e Regione. Di conseguenza, l’obbligo verso l’appaltatore resta in capo al Comune.

La sentenza ha quindi condannato l’ente a pagare il credito residuo e ha rigettato ogni altra domanda ed eccezione. A carico del Comune anche le spese di giudizio: 32.672,80 euro di compenso professionale, oltre 1.713 euro per esborsi e accessori, in favore del Consorzio; altri 20.357 euro in favore di Ast Macerata.

La decisione è di primo grado e il Comune ha la possibilità di impugnarla. Va però precisato che le sentenze di primo grado sono esecutive anche in pendenza di impugnazione, salvo eventuale sospensiva concessa dal giudice d’appello: il Comune potrebbe quindi essere chiamato a pagare già prima dell’esito di un eventuale secondo grado.

Lavori all’ex ospedale, ditta fa causa al Comune: chiesto 1 milione di euro


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X