«Zona rossa: centri estetici aperti
La sentenza del Tar Lazio
che annulla l’ultimo Dpcm»

CONFARTAGIANATO sul ricorso presentato e vinto da Confestetica: «Si dà ragione al ricorso presentato contro la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute. Si annulla, perciò, quanto stabilito dall’ultimo provvedimento in vigore fino al 5 marzo»
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Rosetta Buldorini

 

«I centri estetici restano aperti anche in zona rossa. A stabilirlo è la sentenza pronunciata dal Tar per il Lazio che, il 16 febbraio, dà ragione al ricorso presentato contro la presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Salute. Si annulla, perciò, quanto stabilito dall’ultimo Dpcm, attualmente in vigore fino al 5 marzo, il quale determina la chiusura dei centri estetici nelle zone rosse relegando questi ad un piano di “non essenzialità” rispetto ai barbieri e parrucchieri, invece, rimasti aperti». Lo annuncia il comunicato di Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli Piceno – Fermo, dopo il ricorso presentato e vinto da Confestetica. «Una discriminazione tra settori che, nella stessa misura, costituiscono i “servizi alla persona”, disgiunti, solo nelle decisioni di apertura e chiusura stabilite dal Governo, a partire dal Dpcm del 3 novembre – afferma Rosetta Buldorini, presidente Estetica di Confartigianato -. La sentenza del Tar, giunta in poco meno di due mesi dal ricorso, costituisce una vittoria della giustizia ed un positivo risultato sindacale contro un modus operandi superficiale e, come dimostrato in questo caso, “illegittimo”. I centri estetici sono luoghi sicuri, lo ribadisce la sentenza, citando anche le linee guida stabilite da Inail e dal Cts lo scorso 13 maggio nelle quali, di contro alle scelte poi attuate nei Dpcm, si stabiliva che “l’estetista lavora in ambienti generalmente singoli e separati (cabine) e le prestazioni tipiche comprendono già misure di prevenzione del rischio da agenti biologici alle quali ci si deve attenere rigorosamente nello svolgimento della normale attività professionale”».

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(foto pre Covid)

«A nostro avviso tale pronunciamento assume validità ultra partes – dice Eleonora D’Angelantonio, responsabile Benessere Confartigianato – ed è da intendersi immediatamente produttivo dei suoi effetti per cui appare lecita la riapertura delle attività di estetica ubicate nelle zone rosse. Tuttavia, parrebbe auspicabile un intervento in sede amministrativa, non potendosi escludere che comunque, in sede locale, gli organi di controllo possano procedere all’irrogazione di sanzioni. In relazione a questo aspetto, Confartigianato, che aveva reiteratamente denunciato la discriminazione, ha avanzato la richiesta di modificare immediatamente il Dpcm in questione, ricomprendendo i centri estetici, oltre agli acconciatori, come attività ritenute essenziali».

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