Il Pd non cambia strada,
i maceratesi la asfaltano:
Parcaroli sbanca e ringrazia

L'EDITORIALE - Il titolare di Med store è stato una sorta di bug della politica locale, che nonostante pochi contenuti funziona, unisce e vince rappresentando la diversità e la rottura con il passato. Ma tante sono state le colpe del centrosinistra che hanno aperto a un successo schiacciante al primo turno. Il nuovo sindaco ha iniziato tardi la campagna, spiegando di non essere tagliato a parlare in pubblico, ma coltivando sogni a stretto contatto con la gente. Ricotta invece si è portato addosso il peso dell’eredità caranciniana da cui non si è mai staccato e la puzza sotto al naso di una parte del centrosinistra
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L’ingresso in Comune di Sandro Parcaroli oggi pomeriggio

 

di Matteo Zallocco

Basta promettere un concerto di Albano (sigh!), sfilare in piazza Mazzini con Salvini o regalare porta-mascherine alla festa del patrono San Giuliano? No. La campagna elettorale di Sandro Parcaroli dal punto di vista mediatico non è stata esaltante, non si è mai addentrato nel confronto diretto con gli avversari e nelle questioni politiche della città. Ha anche evitato il più possibile di parlare in pubblico, ammettendo che l’arte oratoria non è il suo forte e che avrebbe dovuto studiare per conoscere le problematiche. Tutto ciò evidentemente non serviva.

Parcaroli_inComune_FF-2-325x217La sua forza è stata essere un volto nuovo, rassicurante, capace di unire il centrodestra dopo 20 anni. Il patron di Med Store ha intercettato la voglia di voltare pagina e ha guidato il treno del cambiamento, su cui sono saliti in tanti. Una corsa iniziata tardi, appena l’11 luglio scorso, quando il marziano della politica atterrò a Macerata presentandosi come discepolo di Steve Jobs e annunciando la sua candidatura a sindaco a suon di citazioni. Poco più di due mesi dopo Sandro Parcaroli è diventato sindaco con una vittoria al primo turno schiacciante, evitando un ballottaggio che fino all’altro ieri veniva dato dai più per scontato viste le altre candidature in campo. Non da lui che più volte aveva detto: «Voglio vincere al primo turno». Carancini – che ha sempre vinto al ballottaggio – cinque anni fa al primo turno si fermò al 39, 92%, oggi Ricotta non va oltre il 33%, quasi venti punti sotto al vincitore (al 52,5% ).

Tanto soffiava forte il vento del cambiamento che a Parcaroli non è neanche servito attaccare l’avversario. Anzi, ha sempre teso la mano a Carancini: «Conosco Romano da anni, sono suo amico e sempre lo sarò. Le colpe? Governano una città da 30 anni e lui in prima persona da dieci, non è facile», aveva detto al confronto organizzato da Cronache Maceratesi. L’insoddisfazione per l’amministrazione Carancini negli ultimi anni era comunque palpabile. E parlavano i fatti. Elencarli di nuovo non serve. Il programma elettorale del 2010 di Carancini, letto oggi, è impietoso. E l’ultimo posto alle primarie della vice-sindaca Stefania Monteverde era un altro segnale.

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Uno dei foto-montaggi ironici che stanno circolando nel web

Il candidato di centrosinistra Narciso Ricotta non è riuscito a distaccarsi di un centimetro dalla figura ingombrante del sindaco. Diciamo che l’assessore uscente ai lavori pubblici (soprannominato “l’asfaltatore” per la sua attenzione alla manutenzione delle strade) non ha nemmeno potuto farlo, essendo stato al suo fianco negli ultimi sette anni. Ma quella continua rivendicazione di buon governo troppo spesso faceva a pugni con la realtà. Bonaccini una settimana fa a Civitanova ha gridato al centrosinistra: «Bisogna saper fare auto-critica. Su alcuni temi, come quello degli ospedali, si è sbagliato. Togliamoci quella puzza sotto al naso che spesso ci ha contraddistinto pensando che quello che diciamo noi è la verità». Ecco la favola del buon governo non si può raccontare per partito preso, un po’ di auto-critica avrebbe fatto bene al centrosinistra sia in Regione che a Macerata. Questo non può essere etichettato solo come un voto politico, perché nei Comuni e nelle Regioni dove ha bene amministrato, il centrosinistra ha vinto. Anche nello stesso giorno in cui Salvini ha preso il 50% alle Europee, i “buoni governi” hanno ribaltato il risultato delle amministrative.

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Narciso Ricotta la scorsa settimana con Paola De Micheli e Romano Carancini

Ma in questa città la “puzza sotto al naso” di quel nucleo di centrosinistra che ha difeso anche l’indifendibile è diventata nauseabonda. In questo quadro una candidatura di un politico competente come Ricotta, che i problemi li conosce, che è capace di unire anziché dividere, non bastava per affascinare l’elettorato. Lui ha fatto una campagna elettorale classica che in un altro contesto poteva anche funzionare. Ma non è riuscito a prendere bene le misure su un avversario particolare come Parcaroli. Il titolare di Med store, è stato una sorta di bug della politica locale. A un certo punto Ricotta ha spostato il mirino su Cherubini, candidato dei 5 Stelle, accusato di andare con Parcaroli al ballottaggio. Il secondo turno era dato per scontato, ma così non è stato. Se poi oltre a Carancini ti metti al tuo fianco anche l’ex commissario della ricostruzione (?) Paola De Micheli, c’è anche un po’ di masochismo. In questo contesto Parcaroli si è potuto anche sedere vicino al senatore Pillon sbagliando frasi (importanti) su temi delicati. Ora sarà chiamato a sbagliare il meno possibile. E dovrà amministrare un Comune.

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Sandro Parcaroli con Albano allo Sferisterio

Ma una cosa è certa: fin dalle prime uscite Parcaroli è stato apprezzato in mezzo alla gente. Negli incontri nei quartieri i cittadini lo hanno visto come uno di loro. Alla fine si facevano anche i selfie. Con il candidato sindaco del popolo. Che non ha mai avuto la puzza sotto al naso. Che ha abbracciato Salvini ma anche tenuto alcune distanze. Che ha chiamato Albano per cantare la sua “Felicità” di poter sognare una Macerata diversa.

 

 

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I risultati definitivi alla chiusura dei seggi

 

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