La moda per l’ospedale di Camerino,
donazione della stilista Bellesi:
«Nell’assegno anche la mia gratitudine»

L'INTERVISTA - La giovane stilista treiese, originaria della città ducale, ha devoluto parte del ricavato della sua capsule collection al direttore dell'Av3 Maccioni. «E' stato un modo per celebrare al meglio il compleanno del mio brand e per dimostrare riconoscenza a chi è stato in prima linea nell'emergenza»
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Federica Bellesi consegna l’assegno al direttore dell’AV3 Alessandro Maccioni

 

di Claudia Trecciola

Un altro contributo a favore dell’ospedale di Camerino è stato consegnato in questi giorni dalla stilista treiese Federica Bellesi al direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni. La nota fashion designer durante l’emergenza da Covid 19 aveva creato una capsule collection con lo scopo principale di devolvere parte del ricavato della vendita in beneficenza al nosocomio camerte, concretizzando così la vicinanza e il forte legame esistenti con la sua città natale. «Ogni iniziativa a favore del territorio va sostenuta e valorizzata perché dimostra l’attaccamento profondo alla nostra realtà e il desiderio di contribuire al miglioramento dei servizi erogati. Apprezzo in modo particolare – afferma il direttore Maccioni – il gesto di generosità di Federica perché proviene da una giovanissima stilista in un momento difficile anche per il mondo della moda. La donazione sarà utilizzata, insieme alle altre pervenuteci, per l’acquisto del sistema di monitoraggio nel reparto di rianimazione di Camerino».

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Federica Bellesi e Alessandro Maccioni

Come è andata la capsule collection pro Covid Hospital di Camerino?

«La collezione #nonsmetteredifiorire dedicata alla vendita di beneficenza per il Covid-Hospital camerte è andata molto bene. Speravo in una grande unione di volontà, ma non mi aspettavo di sentire così tanto affetto, quindi sono grata a tutte le persone che hanno partecipato acquistando un pezzo della collezione e dando, di conseguenza, un contributo alla mia iniziativa. 
Come diceva madre Teresa di Calcutta “non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore”, questo è ciò che ho cercato di fare io. 
In quell’assegno oltre al ricavato della vendita c’è il mio amore e la mia gratitudine verso gli eroi in corsia: medici, infermieri, volontari che ogni giorno hanno lavorato e continuano a farlo, rischiando sulla propria pelle. Un modo per far sentire loro che sappiamo cosa stanno facendo per noi».

Il 25 maggio di 6 anni fa il suo esordio come stilista…

«La capsule collection per beneficenza è stato un modo per celebrare al meglio il compleanno del mio brand e per dimostrare gratitudine alla vita. 
Sono passati 6 anni da quel giorno, ma ogni anno appena arriva il 25 maggio ho gli stessi battiti di cuore di allora, perché quando riesci a realizzare un tuo grande sogno provi orgoglio nei confronti di te stesso e soprattutto gratitudine nei confronti della vita. Il coraggio e la forza di volontà mi spingono a non arrendermi nel continuare questo meraviglioso percorso lavorativo fatto di immensi sacrifici, notti in bianco, problemi, ma anche di successi e di grandi emozioni. 
A distanza di anni credo proprio che la mia più grande conquista sia stata quella di avere un cuore grato. Spesso si tende a considerare la vita come qualcosa che capita, sottovalutando la ricchezza che ci è stata concessa. Dobbiamo renderci conto che siamo noi i co-creatori di questa meraviglia chiamata esistenza. Dall’inizio della mia avventura ad oggi vorrei ringraziare chi mi segue, mi accompagna e mi tiene la mano perché ogni giorno è ricco di emozioni».

In questi mesi di emergenza anche il mondo della moda ha subìto un brusco arresto…

«Il virus ha costretto a riformulare i tempi del sistema moda: si respira un vento di grande cambiamento, c’è la necessità di ripensarsi e riconvertirsi, rallentare e riallinearsi. 
Diciamo che il virus ha schiantato (mi si passi il termine) la moda, però non ha distrutto il nostro saper fare, perché le nostre mani sanno ancora lavorare e non vedono l’ora di ricominciare a pieno ritmo. Il nostro cuore non deve smettere di sognare. Credo che questa profonda crisi possa trasformarsi in un’opportunità che stimola le menti creative non più soggette alla frenesia e ai tempi serrati del marketing, quindi il rallentare secondo me è uno degli aspetti positivi che dobbiamo saper cogliere».

Quali progetti futuri?

«Per quanto riguarda la mia azienda, il futuro è per ora una pagina bianca in segno di rinascita, uno spazio vuoto pronto ad accogliere ciò che verrà. 
Credo che non si debba mai smettere di sognare nella vita, bisogna però crederci fino in fondo perché se ci credi, poi realizzi ciò che vuoi!»

La stilista Bellesi abbraccia Camerino: «Le mie creazioni in vendita, parte del ricavato al Covid-Hospital»

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