«Il decreto non accelera la ricostruzione,
pratiche ferme per tappi clamorosi»

SISMA - La Rete delle professioni tecniche critica che la Commissione ambiente non abbia preso in esame nessuno degli emendamenti proposti: «Il testo non velocizza i tempi»
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Una casa completamente distrutta a San Placido, frazione di Ussita

 

«Inutile lo strumento dell’autocertificazione dei tecnici per accelerare la ricostruzione, se non ci fossero stati clamorosi tappi legislativi le pratiche sarebbero già state presentate. Il testo va modificato». Così la rete delle professioni tecniche sul decreto sisma e gli emendamenti proposti che si sono persi per strada quando il testo è arrivato alla Commissione ambiente della Camera. Sabato erano stati gli architetti a sottolineare che il decreto non aiuta ad accelerare le pratiche, ora la Rete delle professioni tecniche rincara la dose. «Durante la discussione del testo originario sono state segnalate rilevanti criticità – si legge in una nota della Rete –. Non era sufficiente a sortire effetti per velocizzare i tempi della ricostruzione ma, dall’esame di quello ora modificato in Commissione ambiente non si rileva nessun meccanismo migliorativo in grado di imprimere una qualsiasi accelerazione, anzi. Si è sbandierata come “la svolta” il fatto che l’accelerazione si dovesse produrre attraverso l’autocertificazione dei progetti redatti dai professionisti, consegnando, di fatto, a questi ultimi ulteriori responsabilità in una situazione resa immobile e confusa dal quadro legislativo generale che si è concepito in questi anni». I tecnici continuano dicendo che in realtà, decreto a parte, «Se non ci fossero state le maglie burocratiche dettate da clamorosi “tappi” legislativi le pratiche di ricostruzione sarebbero già state presentate e se così non è avvenuto, evidentemente, ciò è riconducibile a circostanze che il legislatore non intende affrontare. Non sarà certo l’autocertificazione, per come proposta nel decreto, lo strumento in grado di accelerare la ricostruzione, perché non è applicabile a tutte le tipologie di danno, perché non si può sottoscrivere nel caso di piccoli abusi e perché si può applicare esclusivamente agli interventi senza accolli per i cittadini. Sarà invece uno strumento inutilizzabile non perché, come taluni hanno provato ad insinuare, i professionisti non vogliono assumersi responsabilità, ma semplicemente perché non è applicabile a meno di una radicale trasformazione delle regole burocratiche  di approvazione dei progetti». Eppure i tecnici delle proposte per migliorare la situazione le avrebbero. Le hanno anche presentate, dicono: «Abbiamo consegnato un documento preciso, dettagliato e motivato, sulla scorta delle reali esperienze dei professionisti avute in questi anni, che conteneva oltre 20 emendamenti, che costituivano una proposta seria e coordinata, che avrebbe consentito, pur nel marasma burocratico della ricostruzione, una soluzione praticabile e necessaria. Nessuno di essi compare nel testo emendato. Il pacchetto di proposte che abbiamo suggerito al legislatore è organico, elimina disparità di trattamenti tra i vari cittadini terremotati, affida maggiori poteri al Commissario ed è volto a far risparmiare ingentissime cifre alle casse dello Stato». Inoltre c’è il problema che «ci sono sempre meno professionisti disposti a lavorare nelle pratiche sisma dal momento che non percepiscono compensi da tre anni, tutto questo in un quadro generale in cui il settore delle costruzioni è in ginocchio, l’economia delle regioni colpite è a picco e lo spopolamento delle aree interne appare sempre più un fenomeno irreversibile. Non si dica poi che non l’avevamo detto. C’è tempo fino al 24 dicembre per modificare il testo e convertirlo in legge».

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