Alloggi Erap in via Proietti:
sbloccati i fondi per gli interventi

TOLENTINO - L'incontro si è svolto ieri sera alla biblioteca Filelfica. A sedere al tavolo dei lavori Valerio Valeriani, l'ingegnere Cesare Spuri, Flavia Giombetti del comitato 30 ottobre. Presente anche il commissario Piero Farabollini«Le norme ci sono ma vanno attuate in base alle esigenze»
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I presenti al tavolo dei lavori del convegno di ieri a Tolentino

di Monia Orazi

Giunto nel pomeriggio di ieri lo sblocco del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla delibera del Cipe che stanzia 50 milioni di euro, di cui 20 dedicati alle Marche. I fondi saranno dedicati a interventi di abbattimento e ricostruzione, con miglioramento sismico, delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica, in particolare i condomini di via Proietti a Tolentino, le abitazioni popolari di Fiastra, Camerino e San Severino, Pieve Torina.

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I protagonisti dell’incontro. Da sinistra: Valerio Valeriani, Cesare Spuri, Piero Farabollini e Flavia Giombetti

«Si tratta di edifici che, dopo le dovute analisi, hanno presentato carenze strutturali nel cemento armato. Superiamo così l’ordinanza 27, che prevedeva interventi di miglioramento sismico che non avevano permesso di intervenire fino ad oggi. La norma prevedeva che gli interventi fossero conclusi entro il 31 dicembre dello scorso anno: abbiamo speso solo 20 milioni di euro sui 197 stanziati, che per fortuna non ci sono stati tolti». Si è così espresso ieri sera l’ingegnere Cesare Spuri, a capo dell’ufficio speciale ricostruzione, durante il convegno “Quale ricostruzione? Indagine sulle prospettive del territorio a tre anni dal sisma”, in programma nelle sedi della biblioteca Filelfica di Tolentino, organizzato dall’associazione “Città in comune” e moderato da Barbara Olmai. Ci sono stati toni accesi, da parte di alcuni residenti nei condomini Erap di via Proietti, che da tre anni attendono di conoscere che ne sarà delle loro case, inizialmente classificate come danni lievi B, poi risultate, in seguito a dei carotaggi, dotate di un cemento scadente. «Pensate alle persone non alle chiese – ha detto una delle coinquiline dei palazzi di via Proietti – le nostre case erano di danno lieve B, ora non si sa quale sarà il nostro destino». Ad aprire la serata è stato il commissario alla ricostruzione Piero Farabollini, che ha sottolineato quanto sia necessaria una ricostruzione sociale ed economica dei comuni danneggiati, che sono in tutto 409 considerando quelli fuori cratere. «Dopo mesi di lavoro abbiamo approvato l’ordinanza sull’edilizia residenziale pubblica – ha detto Farabollini -. Quando sono arrivato eravamo all’ordinanza 64, ora stiamo lavorando ai numeri 86 e 87, su 79mila pratiche attese ne sono arrivate diecimila. Le norme ci sono, ma vanno attuate in base alle esigenze. L’ordinanza 27 era pensata per permettere il rientro delle persone, in case con pochi danni. In certi casi il costo del cas ha superato di dieci volte quello della riparazione degli edifici. Ci sono 980 emendamenti al decreto, sono stato chiamato a Palazzo Chigi per discutere su alcuni di questi».

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I presenti al convegno nelle sedi della biblioteca Filelfica

Il commissario ha aggiunto che nel decreto ci sono norme di deroga per i vicecommissari alla ricostruzione «ma questo è un percorso che va compreso e digerito». È poi toccato a Spuri completare il quadro. «Che la macchina non sia ferma lo dicono i numeri – ha aggiunto – ma si va avanti ad un ritmo non esaltante. Dobbiamo smaltire alcune migliaia di pratiche arretrate, con il decreto sbloccacantieri potremo assumere altre 150 persone, aumentando il volume di fuoco, ma è importante rimanere con i piedi per terra. Qui operano 800 professionisti e un migliaio di imprese: il 90 per cento di coloro che sono impegnati nella ricostruzione, sono locali. Sono molto preoccupato dai 900 emendamenti relativi ad un testo da dieci articoli. Se vengono approvati tutti, arriveranno altrettante modifiche alla legge 189». Ha quindi preso la parola Massimo De Luca della Fillea Cgil, che ha ricordato l’importanza di difendere il territorio e l’enorme mole di soldi pubblici impiegati nella ricostruzione, oltre 23 miliardi di euro, da eventuali infiltrazioni della malavita, oltre a difendere i diritti dei lavoratori impiegati nella ricostruzione. «Meglio qualche regola in più per garantire legalità ed una ricostruzione sicura – ha affermato -. I soldi fanno gola ai furbi: dobbiamo agire insieme per tenerli lontani perché teniamo al nostro territorio. Abbiamo adottato il documento unico di regolarità contributiva, 20 anni dopo l’Umbria». La necessità di uno studio accurato e di una pianificazione con personale preparato per la ricostruzione è stata evidenziata dall’architetto di Tolentino Franco Casadidio. Flavia Giombetti del comitato 30 Ottobre ha ricordato la situazione difficile di quanti vivono ancora nei container, in «una condizione non dignitosa». Ha ricordato anche che su oltre 220 abitazioni richieste in sostituzione delle soluzioni abitative di emergenza, ne sono state consegnate solo quattro e che è stato il suo stesso comitato ad informare i cittadini che l’Erap non avrebbe più acquistato gli appartamenti in via Filzi. «Si può ancora parlare di case di emergenza dopo cinque anni? – si è chiesta Giombetti -. A mio avviso no». Sono intervenuti anche Marco Fars, delle Brigate di solidarietà attiva, che ha denunciato il rischio di speculazione sull’Appennino spopolato, trasformandolo in “divertimentificio” per chi non vive la montagna. Ancora una volta Valerio Valeriani, coordinatore degli ambiti territoriali di Camerino, San Ginesio e San Severino, ha denunciato la mancanza di una programmazione strategica per la ricostruzione, della visione del futuro dei territori e le difficoltà di vivere una nuova vita di tanti sfollati dopo il terremoto.

 

 



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