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Politecnica, l’appello di Mattarella:
«Per contrastare odio e violenza
è fondamentale il ruolo degli studenti»

ANCONA - Il capo dello Stato ha parlato dall'aula magna dell'ateneo marchigiano per l'apertura dell'anno accademico. Il riferimento alla strage in Nuova Zelanda durante la quale si è inneggiato, tra gli altri, a Traini: «Un segnale d'allarme gravissimo. Siamo ad un bivio e dobbiamo proseguire verso la strada della pace, della convivenza e della tolleranza». Sull'immigrazione: «Non possiamo illuderci che sia un fenomeno che si possa rimuovere». Il plauso per i risultati nella ricerca raggiunti dall'ateneo ed il ricordo del sindaco Trifogli. Il pensiero a Regeni, Megalizzi, Buzzetti e Chimenti ed a Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya quasi quattro mesi fa (servizio in aggiornamento)
venerdì 15 Marzo 2019 - Ore 13:23 - caricamento letture
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di Martina Marinangeli (foto di Giusy Marinelli)

L’Università, lo studio, la ricerca e soprattutto gli studenti come potente antidoto alla violenza «che può travolgere la civiltà e la convivenza nel mondo». Sono il messaggio e l’appello che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lancia dall’aula magna di ateneo a Monte Dago, ad Ancona, durante l’inaugurazione dell’anno accademico della Politecnica delle Marche. In ascolto migliaia di persone, oltre alle 700 che hanno avuto la possibilità di entrare nell’emiciclo blu, anche le tante in ascolto delle aule didattiche allestite per l’occasione e via streaming anche dagli altri atenei marchigiani.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso in aula magna della Politecnica ad Ancona

Parole pacate, ferme e pesanti, intervallate da più di un applauso della platea, lontane dalla retorica e piene di realtà. Uno dei riferimenti è all’attualità più stretta, alla strage che si è consumata da poche ore in due moschee in Nuova Zelanda. «Un segnale d’allarme gravissimo – il monito del presidente   Alcuni forsennati hanno sparato uccidendo decine di persone inermi di religione islamica, che stavano pregando in una moschea. Sulle loro armi hanno messo come riferimento e simbolo alcuni nomi, tra cui quello di Traini, che pochi mesi fa, a Macerata, ha sparato a casaccio contro ogni immigrato che incontrava per strada. I terroristi hanno affiancato questo nome, nella loro dissennatezza, al Doge di Venezia della battaglia di Lepanto e a Carlo Martello, vincitore a Poitiers. Questo rifiutare la storia e cancellare la civiltà che la storia ha costruito è il pericolo che abbiamo di fronte. Dobbiamo rifiutare le predicazioni di odio o di contrapposizione − ha proseguito −. Per questo l’Università, lo studio, la ricerca svolgono un ruolo fondamentale per contrastare le parole di violenza come pure è fondamentale il ruolo che svolgete voi studenti. Siamo ad un bivio e dobbiamo proseguire verso la strada della pace, della convivenza e della tolleranza». Strettamente connessa, la riflessione sull’immigrazione, partendo anche da quanto affermato dalla professoressa Giulia Bettin nella sua prolusione sul tema. «Non possiamo illuderci che l’immigrazione sia un fenomeno che si possa rimuovere, ma si deve governare regolandolo e per fare questo occorre basarsi su analisi e contributi seri». In questo senso va letta anche la riflessione sull’«Adriatico, un mare che unisce» ha detto il capo dello Stato, rivolto anche ai rettori provenienti dalle Università dell’area balcanica presenti in aula e che compongono con la Politecnica la rete Uniadrion.

Il presidente ha poi espresso apprezzamento per i grandi risultati raggiunti dalla Politecnica, di cui ha potuto avere un assaggio in una piccola esposizione allestita lungo i corridoi dell’Ateneo, subito prima della cerimonia di inaugurazione. Nelle sue parole, anche il ricordo di Alfredo Trifogli (rispetto al quale si sta discutendo se intitolare a suo nome l’ateneo o una delle sue facoltà, ndr) «indimenticato sindaco che tanto ha contribuito per la nascita di questa università». Un pensiero è stato poi rivolto «ai tanti giovani che oggi ricordano a tutti, particolarmente a chi ha responsabilità istituzionali, l’esigenza di difendere il clima e l’ambiente sulla Terra», senza dimenticare Giulio Regeni ed Antonio Megalizzi, Maria Pilar Buzzetti e Virginia Chimenti (rispettivamente di 26 e 31 anni, che hanno perso la vita nell’areo precipitato in Etiopia). Ed ancora a Silvia Romano la giovane volontaria della onlus di Fano rapita in Kenya da quasi quattro mesi. «Il nostro impegno è al massimo livello per riaverla in patria».
«Parole di violenza inducono alla violenza – ha concluso il Presidente Mattarella -, e la violenza ne chiama altra, in una spirale distruttiva, che può travolgere la civiltà e la convivenza nel mondo. Contro questi pericoli e per affermare i valori che persone come Megalizzi e Regeni, Chimenti e Buzzetti, e tanti altri praticavano, ill ruolo decisivo è delle Università attraverso lo studio e la ricerca, l’approfondimento dei problemi, ma soprattutto attraverso gli studenti»

(servizio aggiornato alle 15.40)

 

 

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