Discarica abusiva al cimitero:
prosciolto l’ex dirigente comunale
«Operato sempre con massima correttezza»

PORTO RECANATI - L'udienza predibattimentale al tribunale di Macerata. Per il giudice «il fatto non sussiste». Il Comune era parte civile e aveva chiesto un risarcimento di 100mila euro. L'avvocato difensore Massimiliano Cofanelli: «Il mio assistito aveva sempre emesso le determine per rimuovere i rifiuti dall’area». Il dipendente comunale: «Ora anche il procedimento disciplinare termini in armonia»

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Il deposito di rifiuti abusivo che emerse a fine 2023

Discarica abusiva al cimitero di Porto Recanati: prosciolto l’ex dirigente comunale dei Lavori pubblici. Così ha deciso il giudice Domenico Potetti del tribunale di Macerata. Daniele Re, 61 anni, dipendente comunale ed ex dirigente dei Lavori pubblici ed ambiente a Porto Recanati, era finito sotto accusa per deposito incontrollato di rifiuti su area pubblica e discarica abusiva. Il Comune si era costituito parte civile. Ieri per lui si è svolta l’udienza predibattimentale ed il giudice ha prosciolto l’imputato «perché il fatto non sussiste». Il 61enne: «Il mio operato è sempre improntato alla massima correttezza e rispetto del ruolo istituzionale rivestito».

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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

La vicenda, finita al centro di una bagarre politica, parte nel 2022. All’epoca erano stati stati segnalati accumuli di macerie all’interno del cimitero nel quale erano in corso i lavori di ampliamento. Si arriva al dicembre 2023 quando, dopo le forti piogge del periodo, sono riemersi dal terreno calcinacci, asfalto, materiale da cantiere e rifiuti pericolosi. Così la procura di Macerata ha disposto il sequestro dell’area interessata e, all’esito delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio del dirigente comunale del settore Lavori Pubblici ed Ambiente di quel periodo. Secondo l’accusa il 65enne avrebbe omesso di vigilare nelle nuove aree cimiteriali e non avrebbe adottato i provvedimenti necessari per impedire l’accesso all’area ripetutamente oggetto di abbandono di rifiuti.
Per quei fatti l’imputato era finito sotto accusa per deposito incontrollato di rifiuti su area pubblica e discarica abusiva in forma omissiva.

Una vicenda che aveva acceso una uno scontro politico. Da un lato l’amministrazione comunale ha scelto di costituirsi parte civile, formulando una richiesta di risarcimento per oltre 100mila euro. Dall’altro l’opposizione, secondo cui «chiamare un responsabile a rispondere per non aver dormito in cimitero o non aver chiuso adeguatamente un’area di un cantiere è compito solo della magistratura che dovrà dimostrare la sua responsabilità» e aveva definito la questione una «guerra senza quartiere che sembra non avere fine».

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L’imputato, difeso dall’avvocato Massimiliano Cofanelli, ha sempre negato le accuse e nel corso delle diverse udienze predibattimentali «erano stati anche prodotti memorie e documenti a sostegno dell’assoluta correttezza del suo operato – dice il legale -. Documentazione con la quale l’imputato riteneva di dimostrare come, peraltro, all’epoca del rinvenimento della discarica il suo incarico comunale era oramai cessato da oltre un anno, non rivestendo quindi neppure quella posizione di garanzia richiamata nell’imputazione. Nel periodo del suo mandato, lo stesso aveva sempre emesso le necessarie determine volte a rimuovere i rifiuti dall’area, incaricando a tal fine ditte specializzate e non potendosi quindi ipotizzare addebiti a suo carico. La tesi difensiva è stata accolta dal tribunale che ha prosciolto l’imputato perché il fatto non sussiste disponendo il contestuale dissequestro dell’area».

Soddisfatto l’ex dirigente: «Ho sempre avuto estrema fiducia nella magistratura ed oggi la sentenza ha confermato che il mio operato è stato sempre improntato alla massima correttezza e rispetto del ruolo istituzionale rivestito. Ne sono prova le determine a mia firma volte a risanare l’area e rimuovere i rifiuti nel corso degli anni».

Oltre alla questione penale, nei confronti del 61enne «era stato anche avviato – prosegue l’avvocato -, su impulso dello stesso Comune, un procedimento disciplinare, sospeso su istanza del dipendente pubblico in attesa degli esiti del procedimento penale». «Confido ora che anche il procedimento disciplinare del Comune – conclude l’ex dirigente -, si concluda in armonia con gli esiti dell’odierno processo penale, con cui è stata ristabilita la verità sostanziale e la mia onorabilità di dipendente pubblico e cittadino».

(A. Lu.)

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