Il maceratese Emanuele Tacconi
scampato ad un duplice attentato
TERRORE - L’inviato nello Yemen dell’organizzazione mondiale della sanità è di base ad Aden, teatro di un doppio attacco dell'Isis che ha provocato 15 morti e 18 feriti. Al momento dello scoppio, avvenuto nei pressi dell'ufficio dove lavora, era provvidenzialmente fuori dalla città portuale. "Gran parte dei vetri dell’ufficio sono andati in frantumi e il tetto di un prefabbricato che avevamo installato su un terrazzo è per metà crollato"
di Maurizio Verdenelli
Una missione vissuta pericolosamente nello Yemen, devastato da guerra civile e colera, per l’inviato dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il maceratese Emanuele Tacconi. Scampato ad un duplice attentato ad opera dell’Isis, domenica, nella città portuale di Aden dove c’è l’ufficio dove lavora, a due passi del quartier generale del Distretto di sicurezza di Khor Maksar all’interno del quale è ‘asserragliato’ il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale. Due giorni fa un’autobomba pieno d’esplosivi guidata da un jihadista è stata fatta saltare in aria ad un checkpoint della polizia provocando morti e feriti ed una nube di polvere visibile a chilometri di distanza. “Gran parte dei vetri dell’ufficio – scrive dallo Yemen, Tacconi – sono andati in frantumi e il tetto di un prefabbricato che avevamo installato su un terrazzo è andato per metà crollato”. Al momento dello scoppio l’inviato dell’Oms, Premio Maceratese nel mondo 2015, era provvidenzialmente fuori Aden “sin da giovedì; in città torno domenica”. Troverà, Emanuele, una città ancora sottochoc perché l’Isis ha colpito contemporaneamente anche la sede di un’unità investigativa della polizia distruggendo l’archivio mentre un kamikaze si faceva saltare in aria. Il bilancio del duplice attentato è, secondo l’agenzia Reuters, di 15 militari morti e 18 feriti. Lo scorso anno, Aden che i ribelli Houthi ‘assediano’ affiancati dai combattenti del sedicente stato islamico, è stata bersaglio sanguinoso di altri attentati con molte decine di vittime.
E’ da oltre un anno che Tacconi vive e lavora nello Yemen immerso nella più grave crisi umanitaria mondiale odierna, così come definita dalla Fao: sette milioni di abitanti sono a rischio carestia (17 milioni vivono nella più grave incertezza alimentare) mentre 1.700 sono i morti per colera in un contesto di oltre trecentomila casi. Il maceratese, figlio del notissimo consigliere comunale Ivano, è impegnato nel settore logistico dell’Oms: un comparto delicatissimo e strategico nel Paese diviso in due con il governo che dalla capitale Sana’a ha trovato rifugio ad Aden con la protezione anche e sorpatutto degli Emirati Arabi uniti. La missione di Tacconi sarebbe dovuta terminare proprio in questi giorni, ma avrà ancora un prolungamento proprio in considerazione della tragica situazione yemenita in cui l’organizzazione mondiale della Sanità è costretta ad intervenire. Per Emanuele si tratta di un terzo caso di estremo rischio in un ventennio quasi di attività nel mondo al seguito di Onu, Ons ed ong, da quando ha lasciato una scrivania dell’Eni di cui era dipendente. Il primo caso sulle montagne al confine del Pakistan guidando una missione di aiuti umanitari; il secondo, due anni fa, in Costa d’Avorio quando per la felice decisione di voler seguire alla radio una partita della Maceratese (storica vittoria a Ferrara) non si recò come al solito, ogni domenica, sulla spiaggia di Grand Bassam a 40 chilometri della capitale Abidjan dove quel pomeriggio un commando di Al Qaeda venuto dal mare fece 18 vittime sulla spiaggia (leggi l’articolo). “Mi manca molto la Maceratese: un punto di riferimento per me, in ogni punto del mondo” dice un po’ sconsolato dopo il triste epilogo del calcio biancorosso.
Dall’emergenza umanitaria dello Yemen al ‘nido’ violato dal terremoto a Macerata


Anche noi a Macerata abbiamo uomini coraggiosi: Tucci, Pagnanelli, Moneta, eccetera, e il giovane Tacconi. Grazie a Dio, non dobbiamo piangerlo…
Un abbraccio ad Emanuele, uomo coraggioso e pieno di umanità.
Guerra civile,colera,siccità,schiavitù,fame,sete,sfruttamento,………………………………..forse come motivazioni per scappare e cercare un posto migliore mi sembrano sufficienti,sta a noi accoglierli e come.Respingerli o pagare dei”negrieri”per tenerceli lontano non aiuta ne noi ne loro.Buona fortuna a Emanuele ed un grande GRAZIE a tutti coloro che si prodigano per i più sfortunati.
Non solo umile e coraggioso, caro Giuseppe (Bommarito) ma spinto, lui matelicese, dallo spirito matteista. La ‘sua’ Africa, quella di Emanuele Tacconi, è l’Africa del Grande Enrico, l’Uomo dei poveri tra i poveri, dei popoli ‘in marcia’ per dirla con Giorgio La Pira. Emanuele era stato in Africa, come dipendente Eni ed una volta richiamato al quartiere generale milanese, ha sentito profondamente la nostalgia di questa terra che ancora apprezza l’opera di Enrico Mattei (cfr il libro di Ivan Sagnet e pure Samia Nkkrumh, figlia del fondatore del moderno Ghana agli imprenditori italiani). L’Africa ricorda grata l’opera del primo presidente dell’Eni mentre l’Italia l’ha quasi dimenticato a cominciare dalle tante scuole che ne portano il nome. Bisognerebbe ‘insegnare’ in classe la figura di Enrico Mattei per comprendere appieno la storia moderna di questo Paese ‘svenduto’ ed impoverito. E fa bene da parte sua il ‘tolentinate’ Paolo Gentiloni a ricordare Mattei, ucciso 55 anni fa da quegli stessi italiani signori del tradimento e del potere ad ogni costo: l’ha fatto qualche giorno fa a Camerino, l’aveva fatto a Roma dinanzi al presidente dell’Iran, il Paese che gli aveva aperto le porte rendendo l’Italia finalmente protagonista sulla scena internazionale dell’energia. Protagonista fino al 27 ottobre 1962 quando sul cielo di Bascapè si consumò ‘la rovina dell’Italia’, come esclamò alla notizia Amintore Fanfani, come in esclusiva nel mio ‘Enrico Mattei, il futuro tradito’ (Ilari editore) ho rivelato, grazie alla testimonianza dell’assistente dell’allora presidente del Senato.
Che la provvidenza assista i maceratesi che vivono pericolosamente anche quando il calcio biancorosso non regala storici exploits è acquisizione teologica fondamentale.