Cave, la Regione tace
Il progetto Pian della Castagna preoccupa

IL PUNTO - Nessuna risposta dalla giunta regionale all'interrogazione sul piano provinciale delle attività estrattive. E intanto i cavatori continuano i lavori. Un nuovo sito potrebbe aprirsi tra Cingoli e Treia, a realizzarlo un'azienda alle prese con una procedura di ristrutturazione del debito: "Guardando al futuro il problema potrebbero essere le opere di bonifica"
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La mappa delle cave dismesse in provincia di Macerata

La mappa delle cave dismesse in provincia di Macerata

L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito *

La Giunta Regionale ancora non ha risposto alla recente interrogazione del gruppo consiliare “Uniti per le Marche” sull’indebito aggiornamento del Piano provinciale maceratese delle attività estrattive. Se la piglia comoda la Regione, sebbene sia stata espressamente richiesta una risposta urgente in quanto nel frattempo le procedure per le nuove cave, che interessano soprattutto il territorio comunale di Treia e quello di Cingoli, stanno proseguendo inesorabilmente.
Come si ricorderà, l’aggiornamento del Piano in questione era stato effettuato nell’ottobre 2015 dalla Provincia di Macerata, nonostante il parere contrario della Regione Marche (che lo riteneva del tutto illegittimo, ed anche inutile, esistendo un precedente piano regionale ancora lungi dall’essere esaurito) e nonostante il dato oggettivo di un’attività estrattiva importante già assentita e svolta nel territorio maceratese, che aveva nell’ultimo decennio alterato morfologicamente colline e crinali e creato problemi a non finire a causa delle modifiche così prodotte al precedente secolare convogliamento delle acque piovane.

Le due cave regionali a Treia separate dal diaframma di terra (foto di Lucrezia Benfatto)

Le due cave regionali a Treia separate dal diaframma di terra (foto di Lucrezia Benfatto)

E senza tener conto del fatto che nel territorio provinciale ed anche in quello di Cingoli, Treia e dintorni esistono numerose altre cave già autorizzate, alcune nemmeno sfruttate (nel territorio provinciale risulta scavato non più del 50 per cento dei metri cubi consentiti) ed altre, oggi buche e conche a malapena ricoperte dalle rivegetazioni naturali, che ancora non sono state chiuse definitivamente con le necessarie opere di bonifica e ricomposizione ambientale. Il tutto ovviamente condito con le frasi di rito, talmente false nel caso specifico da apparire come una vera e propria presa in giro, circa la necessaria salvaguardia dell’equilibrio ambientale del territorio (e ci mancherebbe!), che tuttavia, come scriveva con una buona dose di ipocrisia l’ente Provincia nella delibera consiliare n. 15/2015, non poteva impedire il necessario aggiornamento, cioè, in altri termini, l’ulteriore ampliamento del piano cave, in considerazione del prolungato e difficile periodo di congiuntura economica che ha ulteriormente accentuato le difficoltà presenti in tale settore produttivo.
Insomma, la Provincia lo scorso anno non ha voluto sentire ragioni, disattendendo i rilievi regionali e quelli dei Comuni di Treia e Cingoli, suscitando le proteste e le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste e sfidando pure il buon senso comune, che ben sa che il materiale estrattivo serve soprattutto all’edilizia, settore in forte crisi da quasi dieci anni, con un ristagno delle vendite immobiliari che tuttora si registra (e, si badi bene, a livello regionale è proprio la provincia di Macerata quella che nell’ultimo decennio ha guidato l’andamento negativo delle estrazioni da cava, a dimostrazione indiscutibile dell’assurdità dell’ampliamento dei siti nel nostro territorio inspiegabilmente voluto nel 2015 dall’ente provinciale).

Il terreno a Pian della Castagna, al confine tra Treia e Cingoli

Il terreno a Pian della Castagna, al confine tra Treia e Cingoli

E così, mentre in Regione si dorme (nel senso che non si interviene sulla Provincia di Macerata per l’indebito aggiornamento del piano cave e non ci si cura nemmeno di rispondere alle interrogazioni urgenti in materia), i cavatori nostrani procedono imperterriti per la loro strada. Emblematico è il caso di uno dei più recenti procedimenti autorizzativi, avviato nei mesi scorsi dalla ditta Cava Rossetti Oreste srl di Cingoli e tuttora in itinere (attualmente è in fase di Via, la Valutazione di impatto ambientale), con riferimento ad un impianto estrattivo di ghiaia e sabbia originariamente di circa 9 ettari sito in località Pian della Castagna, nel territorio comunale di Cingoli, ma esattamente a confine con il territorio treiese, in una zona di notevole bellezza paesaggistica tra Schito e Botontano, destinato, una volta estratti i quasi 600mila metri cubi previsti, a produrre una conca artificiale profonda 15 metri (che dovrebbe rimanere di circa 7 metri anche dopo il successivo risanamento, ammesso e non concesso che venga realmente effettuato, visto che i dovuti controlli latitano, o, meglio, sono pressoché inesistenti). E, visto che al peggio non c’è mai fine, va anche detto che nel primo progetto la buca di scavo avrebbe avuto una profondità pari a 12 metri, ma ora, grazie ad una piccola riduzione dell’area di scavo, la profondità è arrivata appunto a 15 metri, con una ferita da arrecare al territorio ancora più accentuata. Qui, tra filari di quercia roverella (specie arborea protetta in base ad una legge del 2005 della Regione Marche) anche ultracentenari e nei pressi di secolari uliveti, dovrebbe essere realizzata la nuova cava, massacrando ulteriormente un pianoro sopraelevato con una splendida vista sul Conero e sui Sibillini, già pesantemente ferito e alterato nella sua morfologia e nella sua armonia da altre vicinissime cave, alcune ancora attive ed altre tuttora in attesa di un completo risanamento (che teoricamente doveva essere stato già effettuato). C’è lì nei pressi, a meno di 200 metri, una cava autorizzata d’urgenza pochi anni fa dalla stessa Regione per insensante opere di ripascimento costiero con sabbia (anche in tale vicenda un ruolo importante lo ebbe quel Luciano Calvarese, all’epoca aspirante dirigente della Regione, oggi sotto processo per le note storiacce del biogas speculativo), che ha lasciato in eredità, oltre ad un mare di soldi buttati via inutilmente (visto che, come era facilmente prevedibile, il mare sulla costa marchigiana ha seguitato ad avanzare senza posa e ha spazzato via in brevissimo tempo la sabbia estratta nell’entroterra), una grossa conca e lavori di bonifica che da ben 5 anni attendono di essere effettuati. A 300 metri, verso nord, cioè verso Botontano, un altro sprofondo, costituito da due cave limitrofe ormai unite per la caduta del sottile diaframma che le separava, che a livello paesaggistico appare come un pugno in un occhio e che altera pure la viabilità vicinale. Tutte cave gestite dalla Cava Rossetti Oreste srl, la stessa che oggi pretende l’apertura di un nuovo impianto a Pian della Castagna.

Una cava a Botontano (foto di Lucrezia Benfatto)

Una cava a Botontano (foto di Lucrezia Benfatto)

Insomma, una zona già profondamente impattata, e non solo a livello di paesaggio, ma anche per quanto concerne l’assetto idrogeologico, tanto che lo spostamento della linea naturale di spartiacque, verificatosi a seguito dei lavori di scavo e di accumulo nelle cave già realizzate in quell’area, ha determinato negli ultimi anni variazioni in ordine al regime di deflusso e smaltimento delle acque, con pesantissime problematiche prima inesistenti in tutte le aree a valle, ivi compresa la strada provinciale che collega Chiesanuova di Treia e Cingoli, arteria stradale che in occasione di piogge nemmeno eccessive risulta spesso invasa dall’acqua piovana proveniente dai fossi e dai campi, con notevoli rischi anche per la pubblica incolumità e con rimedi risolutivi tuttora in fase di difficile individuazione.
Ma la minaccia che incombe su Pian della Castagna per ben 10 anni (tanto dovrebbe durare l’attività di scavo e quella successiva di risistemazione dell’area) risulta ancora più pesante se, guardando al futuro, si approfondisce un po’ la situazione economica e finanziaria della ditta proponente, la Cava Rossetti Oreste srl, rilevante perché incide con tutta evidenza in termini di affidabilità per gli anni a venire, cioè sulle possibilità future non solo di completamento dell’attività estrattiva, ma anche e soprattutto per la ben più rilevante attività di bonifica e risanamento a cava esaurita. Risulta infatti che la ditta proponente presenta dati in calo a partire dal 2010 sia per quanto concerne il fatturato che i risultati economici, e che dal 2013 è alle prese con una procedura di concordato preventivo (non accolta dal tribunale di Macerata) e successivamente di ristrutturazione del debito, a testimonianza di un stato di notevole difficoltà aziendale che lascia perplessi sugli sviluppi futuri dell’impresa e che, in base alla normativa regionale in materia, potrebbe porsi come ostativa persino in ordine alla successiva autorizzazione comunale alla lavorazione del giacimento di cava.
In definitiva, pare difficile che in una simile situazione l’istanza della ditta Cava Rossetti Oreste srl possa superare la preventiva valutazione di impatto ambientale (i termini per presentare osservazioni da parte dei cittadini e degli enti interessati andranno comunque a scadere il prossimo 6 novembre), ove si tengano nella debita considerazione, singolarmente e nel complesso, tutte le problematiche emergenti nell’intero contesto ambientale, paesaggistico, idrogeologico. E che comunque le autorità coinvolte non tengano nella debita considerazione, come prescrivono con chiarezza le norme vigenti, i profili di affidabilità della ditta proponente per i successivi possibili sviluppi della vicenda.

 



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