Dossier Cave,
Pettinari: “A Treia territorio massacrato”
Saltamartini: “Tutelare il cammino Lauretano”

INCHIESTA/2 - Il presidente dell'ente spiega che il Programma provinciale attività estrattive è stato realizzato in seguito a richieste di sindacati e imprenditori ma esclude le aziende che non hanno sistemato i siti già aperti. Il sindaco di Cingoli lancia l'allarme sul fatto che nel piano regionale vi è la possibilità di espandere gli scavi anche alla valle che percorrevano i pellegrini per andare a Loreto. Dopo la protesta dei sindaci , continua il viaggio nei trafori dell'entroterra maceratese
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La cava Sielpa a Cingoli

La cava Sielpa a Cingoli

 

Da destra: Antonio Pettinari e il sindaco di Treia Franco Capponi

Da destra: Antonio Pettinari e il sindaco di Treia Franco Capponi

 

di Federica Nardi

«A Treia è stato massacrato un territorio con la cava autorizzata dalla Regione per il ripascimento delle spiagge, materiale che tra l’altro è stato spazzato via alla prima mareggiata». A dirlo è il presidente della Provincia Antonio Pettinari che poi, sui progetti dell’ente in merito alle cave, spiega: «Noi non progettiamo, né presentiamo, né localizziamo le cave ma abbiamo il compito di programmare le attività estrattive. L’aggiornamento del Programma provinciale delle attività estrattive (Ppae) era stato richiesto da diverse associazioni di categoria, sindacati e aziende che hanno bisogno di programmare le attività e che in alcuni casi stavano esaurendo il quantitativo di metri cubi autorizzato per l’escavazione». La Provincia, nell’ottobre del 2015, ha aggiornato il Ppae nonostante il parere negativo della Regione. Nei prossimi giorni arriverà la posizione ufficiale di palazzo Raffaello sulla questione, anche in preparazione della Conferenza dei servizi del 21 aprile dedicata alla nuova cava di Pian della Castagna, a Cingoli (leggi l’articolo).

La cava regionale per il ripascimento delle spiagge, a Treia (foto di Lucrezia Benfatto)

La cava regionale per il ripascimento delle spiagge, a Treia (foto di Lucrezia Benfatto)

BUROCRAZIA E FERITE – In ogni caso l’obiettivo primario dell’aggiornamento del piano, che «si è basato sul piano regionale precedente, scaduto ma ancora in vigore – spiega Pettinari – è il recupero dei siti dismessi che sono una vera e propria ferita per il territorio dal punto di vista ambientale. Ci sono situazioni che si protraggono da decenni. Proprio per questo nell’aggiornamento del piano abbiamo aggiunto una prescrizione: solo le ditte che hanno già concluso le loro attività, compresa la compensazione ambientale delle cave aperte, possono fare domanda per aprirne altre».

Il terreno a Pian della Castagna, al confine tra Treia e Cingoli

Il terreno a Pian della Castagna, al confine tra Treia e Cingoli

Una previsione che però non si applica a tutte quelle ditte che hanno cave autorizzate al di fuori del Ppae, come la ditta Cava Rossetti Oreste srl, che è proprio quella che ha depositato il progetto per la nuova cava in Pian della Castagna nonostante non abbia mai collaudato, cioè sistemato definitivamente, un’altra cava, a poche centinaia di metri. Si tratta della cava regionale (non compresa quindi nel Ppae) autorizzata nel 2009 in contrada Schito, a Treia, per il ripascimento delle spiagge e scavata da due ditte: la “Cava Rossetti Oreste srl” e la “società cooperativa San Martino”. «Sulla cava per il ripascimento delle spiagge la Provincia non è stata sentita per niente – dice Pettinari – E’ stato massacrato un territorio per estrarre “roba” che è stata portata via dalla prima mareggiata». E sulle lamentele dei comuni di Treia e Cingoli, che la settimana scorsa avevano espresso perplessità (Treia con una delibera di giunta dove chiedeva ulteriore documentazione) sulla nuova cava in Pian della Castagna e in generale sull’opportunità di continuare attività estrattiva senza che fossero collaudate le cave precedenti, dice: «Sono i Comuni che autorizzano le cave, sono loro i “dominus”. Dal 2003 a oggi, cioè dal primo Ppae, i Comuni se volevano potevano adottare varianti ai piani di escavazione per tutelare quelle aree».

Il bacino estrattivo nel territorio di Cingoli nei documenti regionali

Il bacino estrattivo nel territorio di Cingoli nei documenti regionali. La zona rossa indicata con la lettera D è la cava Sielpa. Le linee rosse delimitano il bacino estrattivo

La valle dove, secondo i documenti regionali, si può scavare

La valle dove, secondo i documenti regionali, si può scavare

SIELPA, GAGLIOLE E IL BACINO SUL CAMMINO LAURETANO –  Ma sul potere dei Comuni di mettere un freno alle cave è il sindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini, a chiarire che: «la ditta che vuole aprire una cava fa domanda al Comune, che l’autorizza solo dopo che la Provincia ha verificato che rientra nel piano attività estrattive. A quel punto l’autorizzazione viene firmata dal dirigente dell’ufficio tecnico. Il Comune non può dire di no all’apertura di una cava se non ci sono ragioni giuridiche». A preoccupare il primo cittadino del Balcone delle Marche, oltre ai progetti immediati come quello di Pian della Castagna, sono soprattutto quelli futuri. Ipotetici, certo, ma segnati rosso su bianco nelle carte regionali che indicano i papabili bacini estrattivi in provincia di Macerata. I più vasti sono proprio quelli di Cingoli, San Severino e Gagliole. Il primo lascerebbe intendere che l’attuale cava Sielpa, una delle più grandi della regione, possa espandersi per tutta la valle. «La ditta è fallita – dice Saltamartini – è in corso la procedura concorsuale. La valle interessata dal bacino, così come indicato nelle mappe regionali, è una valle mistica che fa parte dell’antico cammino lauretano. È ricca di storia e luoghi come la grotta di San Michele arcangelo, che probabilmente era un presidio di epoca romana. La provincia però ha disposto che tutta una parte della valle possa essere scavata».

Una vista della valle nella zona di Rio Lacque

Una vista della valle nella zona di Rio Lacque

Inoltre sempre nella zona della cava Sielpa, cioè Rio Lacque, «c’è un giacimento di acqua purissima che andrebbe salvaguardato come patrimonio della comunità», dice il sindaco. La Provincia però, sempre per voce di Pettinari, dice che è «la Regione a decidere i bacini estrattivi e poi, in un secondo momento, si individuano i siti delle cave». Non è preoccupato invece dall’ampio bacino che riguarda il suo territorio il sindaco di Gagliole, Mauro Riccioni. A Gagliole al momento c’è un’unica cava in località “Valle biondo, Pantani di Matelica, Valdiola”, ma «la ditta (Marchigiana Cave srl, ndr) è fallita alcuni anni fa – dice Riccioni – La cava ha funzionato per tre anni e sono sette anni che la ditta è fallita. Adesso ci sono state manifestazioni di interesse per un ramo dell’azienda della ditta fallita in modo che si possa continuare a scavare. Se la cava rimane così non si sistemerà mai e anche per questo noi daremo l’autorizzazione. Non mi preoccupo per il resto del bacino potenziale perché abbiamo autorizzato per 6-7 anni, massimo 10 anni e al momento non ci sono altri progetti depositati. In questo caso sono più realista del re». La nuova ditta che scaverà, come indica la delibera comunale del 21 dicembre 2015, sarà la ditta “Perroni Attilio”, che avrà cinque anni (prorogabili) per completare la cava fino al ripristino ambientale.

(2/continua)

Il bacino estrattivo tra Gagliole e San Severino

Il bacino estrattivo tra Gagliole e San Severino

La cava Sielpa a Cingoli

La cava Sielpa a Cingoli

La cava Sielpa a Cingoli

La cava Sielpa a Cingoli

rio lacque

La valle che fa parte del bacino individuato dalla Regione come possibile espansione della cava Sielpa

rio lacque

rio lacque

La valle in zona Rio Lacque vista dall’alto



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