Basso bacino del Chienti,
per la bonifica pagano Comuni e Regione

AMBIENTE - Domani arriva a Civitanova, dopo un anno di lavori, la Commissione di indagine parlamentare. Nelle conclusioni brutte notizie: ad accollarsi gli oneri saranno solo gli enti locali, lo Stato non finanzierà la spesa perchè l'area è stata declassata a sito di interesse regionale
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Il basso bacino del Chienti

Il basso bacino del Chienti

 

di Laura Boccanera

Bonifica del Basso bacino del Chienti, chi paga? Comuni e Regione. Un anno di lavoro per ricostruire cosa è successo nel bacino del Chienti, la modifica da sito di interesse nazionale a sito di interesse regionale con un declassamento che fece discutere, le responsabilità delle aziende responsabili dell’inquinamento della falda acquifera mai appurate e le conclusioni della commissione parlamentare di indagine è che la colpa della mancata bonifica è della Provincia che prima approvò un progetto da 3 milioni e 700 mila euro e poi si presentò in conferenza dei servizi con un progetto diverso da 10 milioni per cui non c’era la copertura finanziaria e che venne bocciato. E a pagare ora saranno i Comuni e la Regione. Un anno di lavoro, nel 2015 a Civitanova e nei 26 chilometri di inquinamento di tutti gli esponenti della commissione, ma quasi nulla cambierà. Domani dalle 10 alle 13 tutti i componenti della Commissione saranno ricevuti in Comune per ascoltare la relazione del presidente Alessandro Bratti di cui Cronache Maceratesi fornisce un’anticipazione. L’inizio dei lavori è previsto per domani alle 10. Ad introdurli saranno il presidente della Commissione Bratti ed il sindaco Tommaso Claudio Corvatta. Sono stati invitati ad intervenire il senatore Mario Morgoni, componente della Commissione, il presidente della Regione Luca Ceriscioli, il presidente della Provincia di Macerata Antonio Pettinari e quello della Provincia di Fermo, Aronne Perugini, l’assessore all’ambiente del Comune Cristiana Cecchetti, il presidente di Confindustria Macerata Gianluca Pesarini, il direttore generale Arpam Mario Pompei. Ma le notizie che arriveranno da Roma non saranno confortanti. Quantomeno perchè non forniscono nulla di nuovo sulla vicenda già nota ai maceratesi e oltre a puntare il dito contro la Provincia sotto il mandato di Franco Capponi e contro le autorità che non accertarono i responsabili dell’inquinamento, e in più confermano che la bonifica è necessaria, ma che saranno i comuni a farsene carico, non si sa con quali risorse e in quanto tempo.

Il sindaco Tommaso Corvatta il presidente della Commissione Alessandro Bratti insieme con altri parlamentari tra cui Renata Polverini

Il sindaco Tommaso Corvatta il presidente della Commissione Alessandro Bratti insieme con altri parlamentari tra cui Renata Polverini riuniti lo scorso anno a Civitanova

L’area del basso bacino si estende per 26 chilometri quadrati. Oltre alla zona in Provincia di Macerata che comprende i comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova, la perimetrazione comprende anche la zona a ridosso della vecchia discarica dismessa di Sant’Elpidio a Mare e la foce di Porto Sant’Elpidio, oltre alla zona in mare per 4 chilometri dalla foce lungo la costa e 3 chilometri verso il largo. La contaminazione della falda è caratterizzata da composti organo clorurati utilizzati dalle aziende per il lavaggio dei fondi in poliuretano. Tutto parte nel 1999 quando la Regione chiede al ministero di inserire il basso bacino nel Sin (sito di interesse nazionale). Nel 2006 poi arriva la costituzione di un gruppo di lavoro per la redazione del progetto di bonifica e nel 2009 si arriva all’accordo di programma. Occorrono 3 milioni e 700 mila euro per gli interventi prioritari di bonifica e la copertura era assicurata dalla Regione, dalle Province di Macerata e di Ascoli, e dai Comuni di Civitanova, Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare, con la possibilità di avvalersi delle risorse previste dal fondo Fesr Marche 2007-2013. Vince il bando per la progettazione definitiva ed esecutiva un raggruppamento temporaneo di professionisti che però deposita in Provincia un progetto da 10 milioni di euro che viene bocciato dall’accordo di programma.

Il presidente della Commissione Alessandro Bratti

Il presidente della Commissione Alessandro Bratti

Un errore che grida vendetta e di cui la commissione stessa non comprende le finalità. «Non è dato comprendere perché la provincia di Macerata abbia dapprima consentito di far redigere un progetto definitivo difforme dal progetto preliminare approvato e successivamente sia rimasta inerte rispetto alla richiesta del ministero di redigere un progetto definitivo aggiornato sulla base delle prescrizioni dei pareri espressi da Arpam, Ispra e Regione» – è scritto nella relazione conclusiva. Allo stesso modo la commissione si stupisce che non risultino indagini specifiche svolte dalle autorità amministrative competenti (in particolare dalla provincia di Macerata e dalla provincia di Fermo) finalizzate all’identificazione dei responsabili della contaminazione del sito in questione. «Occorre rilevare che era onere delle autorità amministrative individuare i responsabili dell’inquinamento al fine di ordinare loro di effettuare la bonifica del sito contaminato». Ma ancor più preoccupante è il fatto che la Commissione conclude dicendo che lo Stato non potrà finanziare la bonifica: «Il sito non è più ricompreso tra i siti di bonifica di interesse nazionale e, conseguentemente, i relativi costi di bonifica non possono essere sostenuti dallo Stato, che, peraltro, pur essendo un Sin, non aveva stanziato alcuna risorsa finanziaria. Certo è che, non essendo stati individuati i responsabili dell’inquinamento, gli interventi di bonifica del sito contaminato debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni territorialmente competenti e, ove questi non provvedano, dalla Regione». Con buona pace del tricloretano che continua a contaminare la falda.



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