Inquinamento: a caccia di fondi
per il basso bacino del Chienti

CIVITANOVA - La commissione parlamentare d'inchiesta, che si occupa dei reati ambientali, ha fatto tappa nella cittadina costiera. Onorevoli e tecnici sono arrivati da Roma. Assente il neo presidente della Regione Luca Ceriscioli. Si cerca una soluzione ad una situazione lunga 20 anni
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Nella foto il senatore Mario Morgoni assieme al sindaco Tommaso Corvatta, al presidente della provincia Antonio Pettinari e altri esponenti della commissione di indagine sui rifiuti

Nella foto il senatore Mario Morgoni assieme al sindaco Tommaso Corvatta, al presidente della provincia Antonio Pettinari e altri esponenti della commissione di indagine sui rifiuti

di Laura Boccanera

Inquinamento del basso bacino del Chienti, verso una svolta? Almeno se ne riparla. Mattinata densa quella di oggi per Civitanova che ha ospitato la commissione parlamentare d’inchiesta che si occupa dei reati ambientali. Da Roma sono arrivati onorevoli, tecnici e dal territorio i sindaci coinvolti nella vicenda che ormai da oltre 20 anni va avanti senza giungere ad una soluzione. Non è passata inosservata ai presenti l’assenza del nuovo presidente della Regione Luca Ceriscioli, da poco insediato. Centro della discussione infatti è proprio l’Ente regionale dal momento che il basso bacino del Chienti è stato declassato da sito di interesse nazionale a interesse regionale, con l’onere della bonifica che ricade sui comuni nei quali insiste l’inquinamento. E’ qui che la vicenda si stagna dal momento che i comuni per il patto di stabilità non riescono a mutuare ed effettuare la bonifica. Nel corso della riunione è stata ribadita la volontà delle istituzioni di avviare un processo di soluzione del problema, con un coordinamento sovra locale in grado di reperire i finanziamenti necessari. Ha parlato di “un grido di rabbia da parte della popolazione” l’assessore all’ambiente del Comune di Civitanova Cristiana Cecchetti che fa appello alla concretezza del governo: «La magistratura ha individuato i colpevoli, ma la vicenda processuale continua ad essere lenta. Ciò che preme è soluzione a questa ventennale situazione ed è necessario un accordo Regione Governo per stabilire una procedura per bonificare il basso bacino. Troppa gente da troppi anni mette a rischio la propria salute. Dopo tante parole quello che conta sono i fatti».

La commissione con tutta la delegazione e i consiglieri del comune di Civitanova

La commissione con tutta la delegazione e i consiglieri del comune di Civitanova

La mattinata della delegazione romana, composta dai deputati Alessandro Bratti (presidente), Stefano Vignaroli (vicepresidente), Renata Polverini, dal senatore Mario Morgoni, Bartolomeo Pepe, Pietro Iurlaro e dai consulenti Andrea Trombetta, Primiano Troiano, Roberto Tiberi e da Mauro De Marco, Andrea Moriconi e Antonella Parrucci, è iniziata con un sopralluogo nell’area fluviale per poi giungere nella sala del consiglio dove si è svolto l’incontro pubblico al quale hanno partecipato i referenti delle province di Macerata e Fermo, e dei comuni di Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare e le associazioni ambientaliste del territorio. A riassumere 20 anni di inquinamento Gianni Corvatta dell’Arpam che ha riepilogato le analisi fatte sul suolo e sul sottosuolo, sulle sponde del fiume e in un tratto di zona marina, a seguito del rinvenimento nel 1991 di tricloroetano. «Il piano di caratterizzazione effettuato – ha detto il tecnico – è molto dettagliato, ma oggi c’è la necessità di un nuovo monitoraggio perché la zona va perimetrata nuovamente (è ad oggi più ristretta, ndr) ed è meno inquinata. La situazione è quindi migliorata  perché non si sono verificati altri sversamenti in falda, non vengono più usati i solventi del passato e molte aziende si sono dotate di sistemi di bonifica». Il nodo centrale però resta quello dei finanziamenti che hanno subìto una battuta d’arresto, nonostante ci fosse un primo accordo di programma con Regione e Ministero proposto dall’allora Presidente della Provincia Silenzi che in aula ha rivendicato la validità di quel progetto preliminare redatto ad un costo di 3 milioni e mezzo di euro, ma poi lievitato ad oltre 10 milioni sotto la presidenza di Franco Capponi e quindi bocciato a Roma. «La normativa attuale – ha commentato il presidente della provincia Pettinari – va assolutamente rivista perché la gestione della bonifica deve essere unitaria e non dei singoli comuni e deve essere la Regione a coordinare. I responsabili dell’inquinamento sono stati individuati, ma molte ditte sono fallite, altre hanno fatto ricorso in appello e quindi bisogna che siano le amministrazioni ad agire per quanto di competenza». Infine parola alle associazioni ambientaliste del territorio come Legambiente e Cittaverde che ha chiesto un commissario ad acta per la bonifica e di fare chiarezza sul perché l’accordo di programma sia lievitato di oltre 6 milioni di euro a suo tempo rendendo di fatto impossibile la bonifica e sottolineando in maniera critica l’assenza dei vertici Asur all’odierno tavolo civitanovese. I componenti dell’organo bicamerale, recepite le istanze locali, hanno assicurato un loro intervento per cercare una strada comune utile a sbloccare la situazione, pur nei limiti del potere della stessa commissione che ha compiti specifici di diverso tipo.



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