Ceriscioli a San Severino,
botta e risposta con le mamme:
“Sul punto nascita non torno indietro”

SANITA' - Il governatore questa mattina è stato all'ospedale settempedano per l'inaugurazione della tisaneria dell'Hospice. E' stato un momento di confronto con chi si batte per il reparto di Ostetricia. "Non tengo aperti punti non sicuri. Qui c'erano il 40% di parti cesarei. Macerata è a norma. Sul soccorso abbiamo messo l'eliambulanza anche di notte"
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Uno degli striscioni esposti dalle mamme

 

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di Monia Orazi

L’inaugurazione della tisaneria dell’hospice, il reparto per i malati terminali, è stata l’occasione di un acceso confronto tra il presidente della Regione Luca Ceriscioli ed il gruppo di mamme, ed alcuni componenti del comitato che si battono per la difesa dell’ospedale Bartolomeo Eustachio di San Severino. Il presidente, accompagnato dalla portavoce e dall’assessore Angelo Sciapichetti, è arrivato poco prima delle 10. Ad attenderlo fuori, le mamme e due striscioni di protesta. Ceriscioli, appena entrato all’interno dell’ospedale, davanti al bar ha risposto alle domande incalzanti delle mamme, che gli hanno chiesto il perché della chiusura del punto nascita, denunciando le difficoltà attuali. A presidiare l’incontro, la presenza discreta dei carabinieri di San Severino, ad un certo punto l’addetta alla reception si è lamentata per i toni di voce alti, che le impedivano di parlare al telefono. Le mamme ed i rappresentanti del comitato, hanno chiesto di poter incontrare Ceriscioli in Regione, che ha dato il proprio assenso, lasciando i propri contatti alla portavoce.

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Ceriscioli all’arrivo all’ospedale di San Severino

LE RAGIONI DELLE MAMME – Agguerrite le giovani mamme hanno posto una serie di domande a Ceriscioli. “Prima bisogna aprire un altro ospedale, prima di smantellare qui, ci sono dieci posti letto soltanto in pediatria a Macerata, poi si deve arrivare a Civitanova – hanno detto le donne – la pediatria tre ore al giorno non è possibile. Riguarda l’intero territorio, con le emergenze non è possibile. Parte prima ambulanza con l’infermiere, i trasbordi avvengono a Castelraimondo al distributore della benzina è una vergogna. A Camerino il più delle volte non c’è neanche il posto. Io sono incinta devo andare a partorire a Macerata, ho partorito una figlia ad otto mesi in urgenza, poi se l’avrà sulla coscienza sono cavoli suoi”. Il discorso è poi andato sulla chiusura del punto nascita. “Non è vero che San Severino non è sicuro. E’ un problema politico, su Fabriano hanno fatto pressioni il vescovo, Spacca, l’amministrazione comunale – hanno spiegato le donne – presidente si rende conto che da Visso e dalla zona montana devono arrivare a Civitanova e Macerata? Era un reparto di eccellenza, lei è sicuro che Macerata è a norma? Una donna con le contrazioni ha aspettato tutta la giornata, l’hanno ricoverata alle otto di sera, ha partorito alle tre di notte, quarantotto ore poi a casa, ma che siamo. La determina è stata fatta la vigilia di Natale. L’abbiamo chiamata tante volte, ma lei non è mai venuto. La pediatria serve ed è necessaria. Non possiamo potenziare questo ospedale, che ha anche un punto di primo intervento? Se si ha un infarto a San Severino e Civitanova, si hanno due trattamenti diversi”.

visita_ceriscioli_san_severino (25)LE RISPOSTE DI CERISCIOLI –  Il presidente, nella veste di assessore alla Sanità, ha risposto punto per punto. “Qui di punto nascita, nell’intera provincia, ce ne sarà uno, come previsto per le altre. I posti letto si devono aumentare. La pediatria vediamo e monitoriamo, si può prolungare, è un ambulatorio, poi c’è il 118, il grosso di tutte le ambulanze è con l’infermiere, che deve stabilizzare e portare nel posto dove deve andare. Abbiamo due elicotteri di giorno e un elicottero di notte, per arrivare in venti minuti dappertutto, in tutte le Marche, lo abbiamo messo anche di notte. Per l’emergenza c’è la rete, se c’è una cosa che non funziona va detto”, ha affermato Ceriscioli. Sui punti nascita ha ribadito le scelte fatte: “Io sono più preoccupato di mantenere punti nascita non sicuri, non voglio avere sulla coscienza di lasciare aperti punti, dove ci sono professionisti bravi, ma dove mancava tutto quello che doveva esserci, finivi per fare il doppio, se non di più di quanto è previsto per la normativa nazionale di parti cesarei, ma queste cose non avvengono a caso. Avvengono perché non c’è sicurezza, qui si facevano oltre il 40 per cento di cesarei, ci sono i dati”. Sul punto nascita di Fabriano rimasto aperto, Ceriscioli ha detto: “A Fabriano stiamo portando avanti una sperimentazione sul modello umbro, che si chiama Afoi. Fabriano aveva tutto, mentre le altre strutture oltre la numerosità c’erano altre questioni che non andavano. Per Fabriano il problema era soltanto la numerosità, abbiamo tenuto sul numero la possibilità di far girare i medici e di vedere se si recupera sulla numerosità, è come gli altri. Spacca chi l’ha visto. Qui non è diverso. Era diversa la situazione, dunque è stato attuato un percorso diverso. Se la metà di gente che arrivava qui, veniva da Civitanova, non da Macerata, di cosa parliamo? Macerata è a norma. Se aspettiamo i lavori in sanità non facciamo niente”. Il presidente ha ricostruito il processo di riorganizzazione sanitaria: “Noi le scelte le abbiamo fatto chiudendo là dove non c’erano tutte le cose che servono. Era tutto deciso tre anni prima, ma che vigilia di Natale, i progetti erano noti e stranoti da almeno due anni, prima che arrivassi in Regione. Sono state fatte assemblee anche qui, due anni prima, dove hanno spiegato tutto il percorso, anche quello dei punti nascita. Qui togliamo e diamo le cose che servono. Per pediatria ci sono queste diciotto ore, possiamo monitorare, se sono occupate e servono si aumentano. Mancano i pediatri in generale, stiamo facendo delle assunzioni, che abbiamo potuto sbloccare perché abbiamo portato avanti il riordino della sanità. Il pronto soccorso e Dea è a Camerino, San Severino e Camerino è come se fossero un unico ospedale. Il punto di primo intervento non c’entra nulla con il pronto soccorso, di pronto soccorso che tratta l’infarto, non ce ne sono venti in tutta la Regione, non sarebbe materialmente possibile. Fare il pronto soccorso qui, significherebbe togliere quello di Camerino”. Su questo punto si è inserito anche il sindaco Cesare Martini: “Nel 1994 si è deciso di fare il pronto soccorso a Camerino, ma la colpa è mia e tua, presidente. Io ed il presidente ci siamo incontrati, abbiamo fatto cagnara un sacco di volte, avete detto cose inesatte che stavo al bar, dove stavate quando due anni fa, doveva chiudere?”.

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Il taglio del nastro: al centro il sindaco di San Severino Cesare Martini

L’INAUGURAZIONE –  Prima dell’inaugurazione della tisaneria, donata dai familiari di un’ex paziente treiese scomparsa un anno fa, Ceriscioli e tutti gli intervenuti, hanno fatto il giro dei reparti dell’ospedale, compreso il quarto, dove i lavori sono al termine. Sono intervenuti i familiari di Nazzarena Marinozzi, donatori della tisaneria, il direttore dell’Area Vasta 3 dell’Asur Marche, Alessandro Maccioni, la direttrice sanitaria, Giovanna Faccenda, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, l’assessore alla Salute e vice sindaco del comune di San Severino Marche, Vincenzo Felicioli. “L’inaugurazione di oggi copre l’altra metà del cielo perché spesso parliamo di tecnologie e servizi dimenticandoci della cura delle persone”, ha detto Ceriscioli. Sergio Giorgetti, direttore dell’hospice, ha aggiunto: “In queste stanze non si sta per caso neanche come medici o infermieri. Sei qui perché credi in questa storia, siamo semplici compagni di strada e di cammino dei nostri pazienti, viviamo la loro vita insieme alla nostra. E’ per questo che noi ci sforziamo di proporre una medicina più umana, dove non esiste il letto numero 5 ma un paziente con nome e cognome, dove le cure sono pensate per quel paziente”. Per la fondazione Anello della Vita, che da sempre si occupa dell’hospice e di Oncologia, ha preso la parola il presidente Francesco Rapaccioni: “La nostra Fondazione – ha sottolineato – ha trasferito gli arredi di questi nuovi spazi ma anche nuovi macchinari e altro all’Asur, non li ha donati. Questo significa che la Fondazione si prende cura, e continuerà a farlo anche in futuro, pure della manutenzione e, eventualmente, della sostituzione e dell’aggiornamento di arredi, o nel caso dei macchinari, del software. Il nostro vuole essere un percorso continuo, una presenza costante, che va oltre le persone. Sono i cittadini a finanziare la nostra attività. Questi dodici anni, siamo nati nel 2009 insieme all’Hospice, hanno segnato un percorso che noi abbiamo tutta l’intenzione di portare avanti nel tempo”. A parlare di una “struttura di riferimento per un territorio che protesta perché sente vivo il senso di comunità – è stato il sindaco di San Severino, Cesare Martini, che ha proseguito nel suo saluto – L’hospice è divenuto una struttura importante che offre una grande speranza, per questo chiedo al presidente Ceriscioli di tenere la stessa nella giusta considerazione anche per il futuro”. Nell’hospice sarà attuato il progetto “L’ora del thè”, un progetto di medicina narrativa a cura di Ayres Marques Pinto.

visita_ceriscioli_san_severino (23)LE REAZIONI – Sul finire della visita si è avvicinata al presidente Luca Ceriscioli, una delle componenti del comitato, Samuela Rotili che ha chiesto al presidente Ceriscioli di prendere l’impegno di potenziare l’ospedale, anche nella dotazione di posti letto, ricevendo da lui una risposta affermativa. Assente per lavoro il vicepresidente del comitato per la difesa dell’ospedale, Marco Massei, che ha commentato: “Spacciano per nuovo quanto in realtà è già scritto in delibere e determine precedenti. Secondo noi la visita di Ceriscioli è assolutamente tardiva e appare beffarda da un certo punto di vista. Primo perché in campagna elettorale le promesse appaiono poco credibili, inoltre una visita quando tutto è già stato deciso sembra un de profundis, cantato per l’ospedale di San Severino – ha detto l’avvocato – ci auguriamo la riforma sia rivisitata nel suo complesso, ci sono continui cambiamenti in corso d’opera, si avverte la mancanza di una strategia complessiva, si avverte il navigare a vista, ci auguriamo sia ripensata una tutela più efficace per gli ospedali di prossimità. L’attività del comitato continua, sta operando sia a livello nazionale, che regionale, per cercare di intercedere su Regione e far modificare la riforma regionale lesiva degli interessi dei cittadini”. Pende tuttora il ricorso al Tar del comitato, per il quale deve essere fissata l’udienza di merito. Presente anche il giovane Roberto Pioli, che si è detto soddisfatto della visita: “Mi sembra si stia andando nella direzione di una governabilità della riforma, l’ospedale di San Severino è l’unico ad essere potenziato.

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Il governatore Ceriscioli e alla sua destra il direttore dell’Area vasta 3 Alessandro Maccioni

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