Il comitato risponde a Pioli:
“Mai discriminato nessuno”
SAN SEVERINO - Gli esponenti del gruppo sorto a tutela dell'ospedale risponde al 24enne che li aveva accusati di essere schierati politicamente e poco limpidi. "E' più grave che tutti non sono venuti alle manifestazioni". Ma il giovane insiste: "Ho constatato la presenza prevalente di certi partiti"

L’ospedale Eustachio di San Severino
«Non abbiamo mai discriminato politicamente nessuno, ai nostri incontri sono stati invitati sempre esponenti di tutti gli schieramenti, sono intervenuti rappresentanti di diverse forze politiche, semmai è grave che non tutti siano venuti». Così il comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino risponde alle critiche lanciate da Roberto Pioli (leggi l’articolo). «La dimostrazione che Pioli sbaglia – prosegue il comitato – è che una nostra delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo mentre la richiesta di appuntamento con il ministro Lorenzin non è andata a buon fine. Le accuse di strumentalizzazione politica sono infondate, perché la sanità è un argomento che riguarda tutti, a prescindere dal colore politico, noi ci siamo rivolti a tutte le forze politiche, indistintamente». «Se poi iniziamo a parlare di quello che accade su Facebook – proseguono gli esponenti – le accuse sono puerili, la finiamo qui, non risponderemo più, per evitare di alimentare la polemica che tende ad avere chi cerca solo protagonismo, invitiamo di nuovo tutte le forze politiche, specialmente quelle di governo, a sostenerci e a partecipare alla manifestazione del 30 aprile per difendere l’ospedale». Pioli però insiste. «Non capisco perché dopo la semplice analisi di un cittadino – dice il 24enne – si infervorano tanto. Quello che dicono mi crea dolore e mi ferisce, io sono una vittima. Non ho mai disquisito dell’operato dei partiti, ma ho constatato la presenza prevalente dei partiti già riportati nella mia lettera di ieri, non capisco perché si accaniscono contro di me, si arrampicano sugli specchi, sono gli stessi fatti a parlare».








