Droga, le testimonianze di due teenager:
“Così 10 ragazzi sono finiti in coma etilico”
“Offrono stupefacenti nella ricreazione”

SOS NELLE SCUOLE - Un 17enne racconta la notte di Porto Potenza: "Giravano voci che qualcuno avesse sciolto ecstasy nei beveroni". Uno studente delle medie: "Dicono che sono fifone perché non fumo marijuana, sono i ripetenti a spacciare. Vogliono sembrare più grandi". Dove sono le istituzioni?
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droga minorenni

L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito* e Gaetano Angeletti**

Mentre le overdose (diverse delle quali purtroppo mortali) continuano a colpire senza pietà la nostra provincia e le Marche intere, sempre ai primi posti nella tragica graduatoria del tasso di mortalità per droga in relazione al numero di abitanti ed ormai vero e proprio crocevia dello spaccio nel centro Italia insieme all’Umbria, il fiume di droga che scorre sotto i nostri occhi si ingigantisce sempre di più. E, nonostante un maggiore impegno delle forze dell’ordine a seguito di un palese e vigoroso input della Procura di Macerata, non risparmia neanche i più giovani, nemmeno i ragazzetti poco più che bambini appena usciti dalle elementari, i quali, proprio in quanto maggiormente vulnerabili e fisiologicamente portati alla trasgressione, sono ormai il bersaglio privilegiato dell’attività di spaccio. Ecco infatti quello ci ha raccontato proprio in questi giorni Francesco, nome di fantasia, un ragazzino di tredici anni che frequenta la scuola media inferiore a Macerata e che, di sua iniziativa, ci è venuto a trovare per raccontarci la situazione (che – è bene chiarirlo – riguarda tutte le medie inferiori della città di Macerata, e non solo di Macerata, nessuna esclusa), descriverci i comportamenti dei suoi compagni di classe che assumono hashish e marijuana e farci comprendere come i ragazzi interpretano l’atteggiamento degli adulti e delle istituzioni in merito a questo problema sempre più angoscioso.

“A volte quelli che si fanno le canne perdono un po’ la testa – racconta Francesco – allora hanno degli improvvisi scatti di aggressività, sbattono le mani o i pugni sul tavolo e sembra che vogliano spaccare tutto. Altre volte si mantengono un po’ calmi, ma fanno dei ragionamenti proprio scoordinati”. “Chi sono quelli che spacciano?”, chiediamo. Francesco sul punto ha le idee chiare: “In genere si tratta di ragazzi ripetenti con qualche anno di più che vengono in classe con noi, sia italiani che stranieri. Ragazzi che a scuola non hanno voglia di fare niente e iniziano a spacciare per sembrare più grandi, e subito infatti se ne vantano perché spacciando sfidano le forze dell’ordine. Poi però, spesso e volentieri, iniziano a farlo per soldi, perché ci guadagnano e possono comprarsi i telefonini più nuovi o qualche capo di abbigliamento. Le proposte ce le fanno in classe o durante la ricreazione, poi di solito spacciano prima di entrare a scuola o subito dopo l’uscita, oppure ci danno appuntamento per il pomeriggio da qualche parte. Per cominciare ci pressano proponendoci assaggi gratis, ci dicono che non è vero che le canne fanno male, anzi, sarà una bella esperienza, poi staremo bene e ci divertiremo.E comunque, se non ci piacesse, amen, secondo loro non c’è problema, perché potremo smettere quando ci pare. Io ho rifiutato sino ad oggi, ma mi hanno accusato di essere un arretrato e un fifone”. Ci interessa capire meglio quale sia la percentuale di utilizzo nella sua classe, ed anche su ciò Francesco è molto preciso: “L’interesse sulle canne e sull’ecstasy è generale, riguarda un po’ tutti, se ne parla molto spesso in classe e fuori. Ormai le sigarette classiche non tirano quasi per niente, sono considerate cose da femmine. In concreto, nella mia scuola credo che fumi veramente circa il dieci per cento dei ragazzi, più maschi che femmine. Poi, per quello che mi dicono i miei amici più grandi, alle scuole superiori cominciano a fumare quasi tutti, anche perché la roba costa pochissimo, specialmente quella più schifosa, e la puoi trovare dappertutto e senza fatica. Comunque anche quelli nella mia classe che non fumano le canne dicono che l’hashish e la marijuana sono cose positive, che danno gusto perché fanno sballare. Non so quanto siano convinti, però molti dicono così, magari per fare gli svelti”. E poi, con la spietata lucidità dei ragazzi, arriva l’accusa finale: “La scuola cerca di fare qualcosa, di spiegare gli effetti delle sostanze, c’è una qualche vigilanza dei bidelli, fanno venire degli esperti, però si fa troppo poco, non se ne parla in continuazione come si dovrebbe, visto che tra noi quello delle canne e della droga è l’argomento principale delle discussioni. L’impressione di tanti amici miei è che tutto questo male non ci sia nella droga, visto che c’è gente che spaccia abbastanza tranquillamente davanti e nei pressi delle scuole e tutti se ne fregano. E poi, se qualcuno viene arrestato, dopo qualche giorno ricomincia come prima e più di prima. Se fosse una cosa grave, se gli adulti credessero veramente alla lotta contro la droga, ci dovrebbe essere più vigilanza di poliziotti e carabinieri e quelli arrestati se la dovrebbero passare male sul serio. Invece riprendono a spacciare più impuniti che mai. Perché non è stato fatto nulla, per esempio, a chi ha fatto quel casino a Porto Potenza, in quella discoteca dove, poco più di un mese fa, una decina di ragazzi un po’ più grandi me, alcuni anche amici miei, erano pieni di droga e di alcol e sono andati in coma etilico?”.

ecstasy e drogheE qui entra in ballo Paolo (anche in questo caso si tratta di un nome di fantasia), diciassette anni, presente in quella serata organizzata a fine settembre nella discoteca di Porto Potenza. “La cosa grave in quell’occasione – dice – è che nessuno chiedeva la carta d’identità ai ragazzi che chiedevano al banco alcolici e superalcolici, e nessuno negava altre bevute anche a chi era già visibilmente ubriaco, sia ragazzi che ragazze. Comunque è quasi dappertutto così, è sempre così, quella stessa situazione l’ho vista anche diverse altre volte in altri locali, il problema non riguarda solo quella discoteca, e vale anche per il fumo delle sigarette normali: tutti sanno che è vietato nei locali pubblici, ma quasi tutti fumano, il personale non interviene, e nelle discoteche a volte ci sono delle vere e proprie nuvole di fumo. In quella festa di fine settembre io non so cosa abbiano mischiato i miei amici con l’alcol, però girava la voce che nei beveroni, cioè nelle cannucciate, fossero state sciolte da qualcuno delle pasticche di ecstasy. Poi lì c’è un cortile esterno recintato e collegato al locale, dove si può andare a fare tutto quello che uno vuole, nel senso che non c’è alcun controllo e può girare qualsiasi cosa, e infatti quelli che escono dopo un po’ rientrano del tutto stralunati. Nei bagni era impossibile andare perché a terra quasi subito era pieno di vomito e si rischiava anche di scivolare, poi con il passare delle ore molti hanno vomitato pure nel pavimento della sala perché non riuscivano nemmeno ad arrivare nei bagni e, con quell’affollamento, era impossibile pulire. Verso le tre di notte, quando sono uscito dall’ingresso principale, ho visto una decina di ragazzi a terra, addormentati o in coma, altri mezzi svenuti, e molti altri che seguitavano a vomitare, poi sono arrivate le ambulanze e diversi genitori. Io sono tornato a casa con la corriera messa a disposizione dall’organizzazione, ma anche sul pullman qualcuno ha vomitato addosso ad altri ragazzi che dormivano”. Poi chiede: “Ma come mai non è stato fatto niente in questa occasione contro la discoteca e gli organizzatori di quella festa?”. Già, ce lo chiediamo anche noi, perché nulla è stato fatto? Quella sera l’iniziativa non era organizzata direttamente dalla discoteca Nessundorma, il locale era stato messo a disposizione di Euphoria Eventi, organizzazione che si occupa di eventi per giovani nelle discoteche e negli chalet della riviera marchigiana. L’evento di quella sera celebrava, due settimane dopo l’inizio della scuola, il “Back 2 School”, il primo – secondo la locandina dell’iniziativa – di una serie programmata di “school party” per fare vedere ai ragazzi “il mondo che cambia e distrugge nello stesso tempo”. In realtà l’evento ha fatto vedere ben altro, cioè quanto i ragazzi ed anche i ragazzini siano spremuti, tartassati, massacrati, spinti ad autodistruggersi per palesi finalità di carattere economico mascherate dietro parole fintamente trasgressive e piene di ambiguità. Eppure, ancora oggi, dopo quell’evento così preoccupante, nessun segnale sembra essere venuto dalle istituzioni. Non si ha notizia, infatti, nel caso specifico di provvedimenti di sospensione della licenza del locale per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, così come prevede per situazioni del genere l’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Tale sospensione – è bene ricordarlo – può essere disposta, per impedire il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale, quando un determinato esercizio pubblico – pure nell’inconsapevolezza del titolare ed anche se la cessione di fatto avvenga all’esterno del locale – serva a soggetti malavitosi per prendere contatti con i potenziali acquirenti di sostanze stupefacenti, oppure faccia registrare una gestione non corretta della somministrazione di alcolici e superalcolici. Ed è un segnale forte, che evidenzia la presenza delle istituzioni e la capacità di intervenire con forza laddove l’alcol e la droga sembrano proliferare indisturbati. E, al contempo, responsabilizza i titolari di bar, chalet, discoteche, i quali non potranno fare più come le tre scimmiette, che non vedono, non sentono e non parlano di quanto avviene negli esercizi da loro gestiti, nella convinzione che un po’ di sballo garantito all’interno sia utile a richiamare i ragazzi e ad incrementare gli utili e nel presupposto che a rischiare per il loro sporco mestiere siano in definitiva solo gli spacciatori. Nel caso in questione però la Questura non ha ancora provveduto a sospendere la licenza del locale, sostenendo che la competenza per la sospensione dovrebbe essere del sindaco di Potenza Picena, che a ciò sarebbe stato comunque sollecitato. Ad avviso di chi scrive e sulla base dell’opinione prevalente in giurisprudenza ed in dottrina, la competenza in materia, sebbene vi sia qualche incertezza, è della Questura, che peraltro già negli anni passati nella nostra provincia ha emesso provvedimenti del genere (ad esempio, un paio di anni fa in un bar di Esanatoglia), così come avviene peraltro anche per locali di grande fama siti, ad esempio, nella riviera romagnola. E’ il Questore che interviene, anche perché i Sindaci potrebbero essere più esposti a pressioni di vario genere. Di fatto, però, nel nostro caso una cappa di silenzio pare essere calata sulla allucinante vicenda portopotentina di qualche settimana fa e a questo punto, mentre sembra in corso un palleggiamento assurdo di responsabilità tra istituzioni, la sensazione è che dovremo quanto prima assistere ad altri simili “eventi” di pericolosissimo sballo collettivo di ragazzi giovanissimi, quasi sempre minorenni.

 

* Giuseppe Bommarito, presidente della onlus “Con Nicola oltre il deserto d’indifferenza

**  Gaetano Angeletti, presidente onlus La Rondinella



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