C’è tanta Macerata nella mostra
che il Mo.Ma ha dedicato
a Dante Ferretti

Elisabetta De Luca è una giornalista maceratese che in questo periodo vive a New York. Gli abbiamo chiesto di visitare per noi la grande mostra che il Moma ha dedicato a Dante Ferretti
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di Elisabetta De Luca

Chiude domani la grande esposizione dedicata a Dante Ferretti al Moma di New York. Organizzata in collaborazione con Luce Cinecittà, “Design and construction for the Cinema”, ovvero una mostra monografica multimediale su larga scala, è stata inaugurata a settembre riscuotendo un vastissimo successo di visitatori e critica. Una kermesse in onore del grande scenografo maceratese che si snoda su tre livelli del Museo di arte moderna della Grande Mela e comprende bozzetti, schizzi, disegni, dipinti, progetti, plastici, foto, filmati e oggetti scenografici. Ad accogliere i visitatori, fino a domani (salvo possibili proroghe) un enorme orologio (“mi ricorda quello della mia città, caricato, al tempo, ogni sera” commenta Ferretti) realizzato in occasione dell’allestimento per “Hugo” (2011) di Martin Scorsese. Poi, come ad indicare la strada, le tre lampade (Chamdeliers) utilizzate nel film “Salo’ or the 120 days of Sodom” (1975) di Pier Paolo Pasolini, che illuminano il ritratto di Ferretti, ad opera del grande fotografo Gianni Berengo Gardin.

Lo scenografo Premio Oscar ha collaborato con molti altri artisti, stilisti e registi di fama mondiale. Tra questi Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Ettore Scola, Liliana Cavani, Jean-Jaques Annoud, Terry Gillam, Fendi, Valentino. Al piano intermedio fanno bella mostra di se’ plastici, progetti e bozzetti. Scendendo al piano inferiore si entra invece in un “labirinto” di ventidue grandi schermi che proiettano in contemporanea le sue pellicole più conosciute.  Labyrinth, in inglese, non è un titolo scelto a caso.  Si tratta di un tema assai caro all’artista (chi non ricorda il groviglio di scale del monastero del film “il nome della rosa”?) ed è legato legato ad un episodio avvenuto a Macerata durante la guerra, quando da  bambino, restò sotto le macerie per due giorni finché la madre non lo ritrovò. “Da allora, afferma Ferretti, soffro di una sorta di claustrofobia, che comunque in qualche modo mi affascina”. “Il piccolo fu trovato ancora miracolosamente vivo tra la ‘ciuca’ (macerie) di casa Ferretti bombardata nel corso del raid dell’aviazione alleata: il padre Elvio perse una gamba. Dante si salvò proprio per essere quasi appena nato: così piccolo, trovò spazio tra le impalcature precipitate a terra che avevano però fatto sbarramento ai muri distrutti ” ricordava sempre Benito Lelli, il marito di Mariellam l’adorata sorella di Dante.

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Ferretti ha al suo attivo, lo ricordiamo, 3 premi Oscar (preceduti da 7 nomination), 3 BAFTA award (UK) e alcuni David di Donatello, insieme ad altri numerosi riconoscimenti, di cui alcuni in collaborazione con sua moglie Francesca Lo Schiavo, anche lei tre premi Oscar. Non solo cinema, ma anche teatro, opera lirica, fashion, eventi. L’arte di Ferretti e’ come l’aria, capace di dare vita a ogni forma e materiale. I confini tra realtà e immaginazione non esistono più Il mondo del fruitore travalica i meri confini dello schermo. “E’ il più grande di tutti i tempi- testimonia Leonardo Di Caprio- capace di catapultarti, con la sua capsula del tempo, in un altro mondo, in un’atra dimensione.” E tante altre, oltre a Di Caprio, sono le testimonianze nel video che narra la sua vicenda. Ma chi affascina di più’ è lo stesso Ferretti che, come un prestigiatore, con estrema semplicità (che fa appunto rima con genialità), racconta di come si trasforma un pollaio in un tempio, una landa desolata in un quartiere americano, un manicomio in disuso in un mondo completamente diverso. E sorprende come sia generosamente riconoscente alle sue origini di cui parla con amore. La sua terra gli ha impresso un imprinting. E lui la racconta, nel video scorrono le immagini a lui care. Macerata non è più la provincia italiana dimenticata ma vive e si trasforma dentro l’artista che la porta con se’ quando crea. E le sue “grandi” opere, anche per le dimensioni ricordano il muro di scena lungo oltre 90 metri dello Sferisterio (qui ha diretto e allestito la Carmen di Bizet). Quando si ha una forte spinta verso qualcosa di più grande la provincia diventa così stretta da costringerti a reagire con molta più forza, con grande grinta per arrivare lontano. La sua storia, nata in provincia, è capace di incantare il mondo e conquistare il museo più prestigioso della Grande Mela.

(Foto di Elisabetta De Luca)

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