Un imprenditore contro le banche
“Non possono illuderci”

EMERGENZA LAVORO - L'uomo, che preferisce restare anonimo ("perché altrimenti domani mi chiudono i conti"), racconta non solo la difficoltà di accesso al credito, ma anche i danni causati dall'attendere per mesi finanziamenti promessi, che poi non arrivano
- caricamento letture

sos_lavorodi Filippo Ciccarelli

In questi mesi abbiamo raccolto le testimonianze di chi ha perso il posto di lavoro, o non riesce a trovarlo, oppure vive in una condizione di continua precarietà ed incertezza. L’allarme lanciato dai sindacati sull’assottigliamento degli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione in deroga, è ormai quotidiano. Ma altrettanta importanza rivestono le testimonianze di chi vive, in qualche modo, dall'”altra parte” della barricata: gli imprenditori, costretti sotto il peso della crisi che è ancora più opprimente per quanti lavorano esclusivamente (o in prevalenza) sul mercato italiano, colpito da un costante calo dei consumi. L’imprenditore che è venuto nella nostra redazione per raccontare qual è il momento che lui – come molti suoi colleghi – sta vivendo, risiede e lavora nella nostra provincia. E’ sposato, ha dei figli, e chiede di rimanere anonimo perché teme ritorsioni dalla banca dove ha i propri conti correnti: “me li chiuderebbero domani se leggessero questa intervista”.

Perché i suoi colleghi sono restii a parlare pubblicamente della propria situazione?
“Il primo motivo per cui gli imprenditori non parlano è che hanno paura di perdere la dignità. Il secondo motivo è che hanno paura che parlare sia deleterio per loro. Il primo imprenditore che dice di essere in difficoltà avrà sicuramente dei danni. E questo è un dramma”.

sos lavoroLa mancanza di liquidità è certamente un problema, ma nell’immaginario collettivo l’industriale non è uno che se la passa male…
“E’ vero: tipicamente l’imprenditore ha i soldi, ha il macchinone… questa idea collettiva è anche colpa dell’imprenditore, che ha ostentato anche più di quello che doveva. Questa brutta immagine che ha dato è solo sua responsabilità. Però anche gli imprenditori hanno un’anima e un cuore. Ho paura che anche tra i miei amici, come è già accaduto per esempio a Civitanova, qualcuno possa pensare di togliersi la vita”.

Cosa imputa agli istituti di credito?
“Da parte delle banche c’è una sorta di miopia: non danno soldi per paura che l’azienda fallisca, ma l’azienda fallisce proprio per la stretta del credito. Questo è in termini generali, non ci si può far nulla. Il problema è quando ci si trova di fronte a situazioni di altro tipo, dove i finanziamenti vengono promessi ma, alla fine, non sono erogati. Le banche non possono illuderci”.

Le è capitata una situazione del genere?
“Sì, e conosco anche altri imprenditori a cui è successa la stessa cosa. Se una banca dicesse che non può concedere prestiti almeno uno si regolerebbe di conseguenza, cercherebbe altre strade. Ma promettere finanziamenti e poi non erogarli, fidandosi e compiendo magari scelte manageriali disastrose, seguire strategie sbagliate, porta allo sfinimento. Tanto alla fine un motivo per non dare il prestito lo trovano sempre. E il guaio è che ci sarebbero pure Enti che potrebbero dare una grandissima mano alle imprese, ma quando si tratta dell’atto pratico si rivelano inutili per le piccole e medie imprese, che sono il nostro tessuto produttivo”.

Per esempio?
“Ci sono tante fonti di finanziamento a fondo perduto, che in teoria esistono, ma in pratica non sono percorribili. Il Simest, per dire, finanzia investimenti all’estero, anche con cifre importanti, ed è molto utile per questo tipo di investimenti. Ma tutto prescinde sempre dalle fidejussioni bancarie, che le banche non rilasceranno mai. Per cui possono avere accesso solo le grandi aziende, che già avrebbero disponibilità finanziarie, ma non quelle piccole o medie, come nel mio caso e in tanti altri”.

Quanti dipendenti ha la sua azienda?
“Quindici”.

Da quanto tempo è un imprenditore?
“Lavoro da 21 anni. E devo dire che i miei impiegati capiscono il momento difficile, certamente il più critico da quando ho iniziato. Ci sono momenti di tensione, com’è normale, ma loro mi danno una grande mano”.

 

 

 

Articoli correlati



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X