Primo maggio, il lavoro
ha il fiato sempre più corto

ALLARME DEI SINDACATI - La cassa integrazione in deroga è garantita solo fino al prossimo mese. Sempre più persone non hanno soldi per pagare la casa e le utenze: nell'edilizia i dipendenti aspettano fino a 7 mesi di stipendio arretrato. Cgil, Cisl e Uil organizzano appuntamenti in tutta la provincia per la festa dei lavoratori: "Serve ridare la speranza"
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Da sinistra: Roberto Broglia (Uil), Aldo Benfatto (Cgil), Lidia Fabbri (Cisl) e il vicesindaco Federica Curzi

Sindacati_Giardini_Diaz (3)di Filippo Ciccarelli

Farcela, nonostante la crisi, la disoccupazione, le spese che aumentano e i soldi che non ci sono. E’ un messaggio di speranza quello affidato alla festa del Primo maggio. Una “celebrazione laica, con una sua liturgia, perché i cittadini sono i veri protagonisti di una crisi feroce” – come dice il vicesindaco di Macerata, Federica Curzi – “e per questo c’è bisogno di favorire l’incontro nelle piazze, ricucire gli strappi tra vecchie e nuove generazioni. Il primo maggio si celebra l’articolo 1 della nostra Costituzione”. I giardini Diaz di Macerata saranno il centro già dal 30 aprile della festa, che Cgil, Cisl e Uil portano in diverse piazze della provincia: oltre che nel capoluogo, gli appuntamenti organizzati dai sindacati per il 1° maggio si terranno a Civitanova, Matelica, Pioraco, Porto Recanati, Recanati e Tolentino.
Ma la speranza che qualcosa cambi, che il nuovo governo possa intervenire con rapidità su temi cruciali come il lavoro e l’assistenza a chi non ha più un impiego è davvero l’ultima cosa alla quale aggrapparsi in un quadro sempre più allarmante per il lavoro. I dati raccontano di una diminuzione delle ore di cassa integrazione: un segnale che potrebbe indurre all’ottimismo, ad una rinascita delle aziende, ma che invece nasconde una mancanza preoccupante di risorse finanziare per coprire gli ammortizzatori sociali da cui dipendono migliaia di lavoratori. “Le ore di cig si abbassano perché non viene rifinanziata quella in deroga” è il coro unanime dei segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Spiega Aldo Benfatto (Cgil): “Nel Maceratese l’edilizia è in grandissima difficoltà, anche perché ci sono Enti pubblici che hanno avuto lavori realizzati ed avrebbero anche i soldi per pagarli. Ma non possono farlo, per colpa del patto di stabilità: ci sono dipendenti con 7 mesi di arretrati. Con la crisi e la mancanza di liquidità mafia, camorra e organizzazioni criminali fanno affari: anche da noi cominciano ad essere segnali inquietanti sui quali vigileremo”. Roberto Broglia (Uil) sottolinea la necessità del confronto: “Ai Giardini Diaz portiamo la piazza, usciamo dagli uffici, dalle aziende e riportiamo le persone a incontrarsi. E a confrontarsi. Il nostro auspicio è che si risolva al più presto la questione del rifinanziamento della cig in deroga, servono certezze e gesti simbolici per avere certezze”. Lidia Fabbri (Cisl) parla di “Un nuovo inizio. Il 1° maggio deve dare un’inversione di tendenza: la situazione italiana Sindacati_Giardini_Diaznon sta migliorando, e il nostro territorio non fa eccezione. Siccome le aziende non possono ottenere la cassa integrazione in deroga, le ore effettivamente autorizzate diminuiscono, ma le richieste aumentano. C’è bisogno di positività e speranza, noi riceviamo quotidianamente visite di gente che non sa più cosa fare, non riesce a pagare i conti, l’affitto, il mutuo o neanche la bolletta della luce. Dobbiamo ridare la speranza”.
Nel primo trimestre 2012 furono 709 mila le ore autorizzate di cassa integrazione in deroga in provincia di Macerata; nello stesso periodo riferito al 2013 il dato si è più che dimezzato, passando a 224 mila, nonostante l’aumento delle richieste. Questo il dato totale delle ore di Cig (ordinaria, straordinaria e in deroga) nei primi tre mesi del 2013 in provincia di Macerata:

Gennaio – 370.000 ore
Febbraio – 245.000 ore
Marzo – 484.000 ore

Nel 2012 furono complessivamente 6.5 milioni le ore di cassa integrazione in provincia di Macerata, 38 milioni nelle Marche (15 dei quali in deroga). “Se non ci sarà un’azione immediata e decisa da parte del governo – è l’allarme dei sindacati – le imprese non potranno più tenere i propri dipendenti”. Ma ci sono anche altri dati che possono far comprendere l’impatto della crisi sull’allargamento della forbice tra la fascia più ricca e quella che, invece, incontra difficoltà crescenti nel mantenere un livello di reddito accettabile. In provincia di Macerata aumentano le sofferenze bancarie e calano gli impieghi, ma i depositi bancari sono aumentati di oltre 500 milioni di euro in un anno e mezzo, segno della maggiore propensione al risparmio delle persone, ma anche del calo drastico degli investimenti che alimentano la spirale di crisi e sfiducia.

(Foto di Lucrezia Benfatto)

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