La maceratese Laura Boldrini
eletta presidente della Camera

Il raggiungimento del quorum di 310 voti è stato salutato da un fragoroso applauso. Per 14 anni è stata portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati
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 Laura Boldrini in un recente incontro a Macerata

Laura Boldrini in un recente incontro a Macerata

 

di Matteo Zallocco

Laura Boldrini, 51 anni, già funzionario e portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è il nuovo presidente della Camera, terza donna a ricoprire la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti.
Boldrini è stata eletta poco dopo le 13 a Montecitorio nelle file di Sel con 327 voti contro i 108 di Roberto Fico del Movimento 5 Stelle (presenti 618; maggioranza richiesta: 310; Boldrini: 327; Fico:108; schede bianche: 155; schede nulle: 10; voti dispersi: 18).

Il suo nome è stato proposto questa mattina dal leader del Pd Pierluigi Bersani (leggi l’articolo).
Ha dichiarato di essersi candidata perché «indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia» e perché «non ci si può limitare a lamentarsi».

Era canditata nelle Marche, ma ha optato per l’elezione nella circoscrizione XXV (Sicilia 2), quindi nonostante sia marchigiana e sia anche stata eletta in questa regione non può essere considerata, almeno formalmente, una deputata di questo territorio. Al suo posto come deputata del Sel nelle Marche siede a Montecitorio la giovane fanese Lara Ricciatti.

Laura Boldrini è nata a Macerata il 28 aprile 1961, si laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 e, dopo una breve esperienza in Rai, comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è stata portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale ha coordinato anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si è occupata in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Ha svolto numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

Numerosi i premi ricevuti. Tra di essi, la Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999) e il titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004).

 

Così, lo scorso 7 gennaio Laura Boldrini aveva presentato la sua candidatura come capolista alle Marche per Sinistra Ecologia e Libertà:

laura_boldrini2«Sono nata a Macerata e la mia famiglia vive a Jesi. Amo le Marche democratiche ed antifasciste, del lavoro e dell’impresa, della solidarietà e del volontariato. Serve un cambiamento a livello nazionale, e a livello locale un ripensamento del modello marchigiano. Nel momento in cui l’Italia si sforza di voltare pagina e riportare al centro il bene comune  mi è stato chiesto di mettere a disposizione la mia esperienza professionale e umana.
Un’esperienza e un impegno di oltre venti anni su temi cruciali del nostro tempo: le crisi umanitarie, le migrazioni, la convivenza civile, i diritti. Nell’Italia di oggi fare politica non è considerata una bella cosa. Le persone guardano i politici con sospetto e non li considerano i loro referenti. Dunque scegliere di candidarsi è visto da molti come qualcosa di incomprensibile, di molto coraggioso. Ma la politica segna la nostra vita e non si può sempre restare a guardare. Perché non basta lamentarsi per migliorare le cose. Perché questo Paese non ha più tempo da perdere. Ha bisogno di un cambiamento netto, a cominciare da coloro che nelle istituzioni hanno la responsabilità di rappresentare il popolo italiano.

Laura Boldrini in una missione dell'Onu

Laura Boldrini in una missione dell’Onu

Le agenzie delle Nazioni Unite sono un punto di osservazione privilegiato per valutare il ruolo che i paesi svolgono in ambito internazionale. Devo dire che l’Italia in questi anni non ha avuto un ruolo da protagonista. E lo dico con dispiacere. Quante volte essere italiani all’estero non è stato semplice! L’Italia che respinge i rifugiati in alto mare, l’Italia delle ronde padane, dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù dei migranti. L’Italia dei cori razzisti negli stadi e dove oggi un consigliere comunale arriva a proporre mezzi di trasporto riservati alle persone di pelle nera. Ma anche l’Italia degli scandali e della corruzione. L’Italia che gestisce in modo dissennato le risorse pubbliche senza creare le premesse per lo sviluppo. Molte delle consapevolezze che mi hanno spinto a dire si all’offerta di Nichi Vendola, le ho maturate in Sicilia. Negli ultimi dieci anni, gli anni degli arrivi via mare di migranti e richiedenti asilo, è stata la mia seconda casa. Posso dire con orgoglio che questa terra non mi ha mai fatto sentire “straniera”. E’ per questo che sono stata particolarmente contenta quando ho saputo che, insieme alle Marche, mia regione d’origine, sono stata candidata in Sicilia, mia terra d’azione. So bene quali problemi antichi e quali sfide nuove attendono quest’isola: penso alle operaie e agli operai di Termini Imerese, al petrolchimico di Gela e ai pescatori di Mazara, solo per citare alcuni esempi. Ma soprattutto penso alla lotta alla mafia, più silente di un tempo ma certo non sconfitta. Penso a quanto sia importante che il Parlamento elabori strumenti legislativi per aggredire i patrimoni mafiosi. Perché dopo le confische si passi all’effettivo riutilizzo dei beni sottratti ai boss. Ma anche immigrazione e asilo, il mio impegno di sempre, sono temi che in questa isola continueranno necessariamente ad essere di attualità e ai quali bisogna dare risposte adeguate, all’altezza della sfida che il Mediterraneo ci pone. Tutto questo per dire che io non ho nessuna intenzione di essere eletta qui e sparire. Il mio legame con il territorio è un impegno che prendo fin d’ora».

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IL 22 GENNAIO LA PRESENTAZIONE DELLA SUA CANDIDATURA A MACERATA (LEGGI L’ARTICOLO).

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 18.40 – È Piero Grasso il nuovo presidente del Senato nella XVII legislatura. Il candidato del Partito Democratico al quarto scrutinio, effettuato con ballottaggio, ha battuto il candidato del Pdl Renato Schifani (sostenuto anche dalla Lega) per 137 voti a 116, con 57 schede bianche. L’ex procuratore nazionale antimafia è andato ben oltre la quota del bacino di voti del centrosinistra, e al momento dell’ufficialità della vittoria il senatore decano Emilio Colombo ha dovuto interrompersi per consentire all’aula un lungo applauso. Allarga il consenso per Grasso anche l’appoggio di 16 voti provenienti dai bacini 5 Stelle e Monti.

 



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