La creatività emerge nelle difficoltà

Ventunesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola

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grande-quadernodi Maria Luisa Lasca

Il Grande Quaderno fa riferimento a un sapere che la scuola non deve inserire nei programmi di studio, né promuovere, né verificare, né contrastare: la creatività. Questo atteggiamento sarà fondamentale per il destino della mente dello studente (si veda, a tal proposito, ad esempio, J. Bruner, La mente a più dimensioni, Laterza, Bari 1993). Proviamo a dare una definizione non tradizionale, sintetizzando la creatività in uno slancio, una pulsione, un’esplosione apparentemente improvvisa,  in realtà accompagnata da talento, metodo e  energia.

Occorrono ostacoli, bisogni, crisi, provocazioni per far emergere la creatività. Quando ci sono  difficoltà, il pensiero è portato a produrre idee (“la necessità aguzza l’ingegno”). La creatività è un pensiero laterale, diverso da quello sequenziale, fa salti logici, è divergente e convergente a un tempo. Il pensiero creativo è applicato al compito (quindi convergente, dedito all’unica risposta accettabile a un problema), ma con angolatura non convenzionale, alla ricerca di risposte altre (perciò divergente, teso a produrre più possibili soluzioni per un dato problema). Nell’atto creativo  il pensiero divergente si pone come complementare a quello convergente. Non occorre stimolare la creatività, è sufficiente non contrastarla quando appare, non sminuirla, non averne paura. Per la creatività nella scuola si considerino le ricerche e le pubblicazioni di Hubert Jaoui, uno dei massimi esperti mondiali sui processi creativi applicati alle organizzazioni. Di recente è stato protagonista nel seminario tenutosi presso l’ITAS Matteo Ricci di Macerata sul tema “Lo sviluppo della creatività a scuola” (si veda articolo Cronache Maceratesi).

creativity1Il Grande Quaderno pensa alla creatività come sorella dell’immaginazione:  L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso e facendo nascere l’evoluzione. Sono parole di Albert Einstein presenti nel manifesto dell’ultima edizione del Festival della Scienza di Genova (www.festivalscienza.it). Il Festival della Scienza, alla sua decima edizione, vuol rendere la scienza accessibile a tutti, trasformandola in un grande gioco, guardando al futuro. Da  qui la dedica all’immaginazione.

Ragioniamo sulla frase attribuita a Darwin: Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento. Essa è  ben nota a  quanti  si occupano di gestire il cambiamento per costruire sistemi di qualità nelle organizzazioni e nelle aziende. Nell’epoca della complessità la creatività permette di non essere travolti, perché è pensiero che supera ogni forma di conformismo e fissità funzionale. La creatività è applicabile a tutti i livelli:  scientifico, artistico, laboratori, comportamenti nella vita pratica e di relazione. Alla sua base c’è  studio, per riuscire a abbandonare la strada della  linearità e  scegliere la globalità e l’ipertestualità. Ha matrice scientifica e umanistica insieme: è un metodo. Gli ambienti utili per accoglierla sono quello multimediale, fatto di tecnologie, e quello della dialogicità, fatto di persone che accettano di mettersi in relazione.

Si può osservare che creatività è il contrario di inerzia, è la voglia di fare che coinvolge tutti, studenti, docenti, è la realtà colta da altri punti di vista, reinventata alle necessità del momento. Con la creatività ci adattiamo al mondo e il mondo si adatta a noi. Scrive il filosofo Blaise Pascal: il faut avoir una pensée de derrière. Bisogna avere un pensiero segreto, un retro pensiero, cioè un’altra prospettiva, un altro modo di valutare le cose. È quello che ci salverà.

creativitàLa scuola, riguardo alla creatività, dovrebbe stare a guardare, come farebbe un nonno che ha predisposto tutto per giocare con il nipote di due anni, che gli fa visita: album con disegni, preziosi giochi in scatola. Vede con stupore che il bimbo evita tutto ciò e si reca spontaneamente a cercare ciò che la sua mente creativa gli suggerisce: una foglia, un petalo di rosa da seguire con il lapis nel contorno, sassolini per contare. E il nonno non guida né insegna, è il bambino che gli dà una mano a capire che è solo testimone della mente, a più dimensioni, che apprende liberamente e gioiosamente.


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