Il prof che dice no alla pensione.
Per il giudice deve lasciare il lavoro,
ma lui fa ricorso
CIVITANOVA - La battaglia di Cosimo Franco Manni che a 67 anni non ne vuol sentir parlare di lasciare l'insegnamento. E gli studenti sono con lui e firmano una lettera

Cosimo Franco Manni
di Maurizio Verdenelli
L’amministrazione pubblica può trattenere in servizio chi vuole ma poter restare non è un diritto del dipendente né un obbligo nel caso in questione da parte del ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) ove pure la relativa istruttoria non fosse corretta. Si tratta cioè di un’opportunità in questo caso non concessa.
Per il professor Cosimo Franco Manni, 67 anni, civitanovese, appartenente ad una notissima famiglia della città (è uno dei sette figli di Giuseppe dirigente dell’ex Sgi) ordinario di Filosofia e Storia al liceo Leonardo a Brescia dove vive da anni, dal primo settembre si aprono dunque su ordinanza del giudice Isabella Angeli del tribunale del Lavoro lombardo, le porte del collocamento a riposo obbligatorio per raggiunti limiti di età. Contro il quale suscitando un caso pressoché unico in un’Italia dove la pensione è perlopiù considerata una meta felice, Manni aveva fatto ricorso agli inizi dell’anno.
«L’ordinanza si focalizza sull’unilateralità della discrezionalità della pubblica amministrazione tuttavia questa discrezionalità dovrebbe essere motivata» commenta amaramente il professore. Che subito ed ancora tramite il proprio legale, l’avvocato Cristiano Pellegrini Quarantotti ha presentato ieri reclamo contro il rigetto della domanda cautelare della sospensione del decreto dirigenziale di pensionamento (n.1542 del 28 aprile 2026) con richiesta di emissione del decreto ‘inaudita altera parte’.

Cosimo Manni
Il dirigente del “Leonardo” aveva chiarito «come la gestione del Liceo improntato ai principi di efficienza e continuità dell’azione amministrativa e didattica ha sempre mirato alla realizzazione di una struttura scolastica a competenze diffuse». Ancora: «La natura stessa dell’insegnamento presuppone che la formazione sia legata al ruolo e non alla persona. La presenza di un e di un team coeso e di procedure standardizzate e condivise annullano il rischio di vuoto operativo».
Intanto il professor Manni incassa l’endorsement di suoi ex allievi – dai 19 ai 50 anni – che hanno firmato una lettera. Nella quale mostrando moralmente sostegno al docente si sostiene come ogni volta che la legge (in Occidente caso unico, ma il giudice ha negato violazioni delle normative europee e costituzionali) impone ad una persona competente, appassionata ed ancora in grado di svolgere il proprio lavoro di mettersi da parte a perdere è la collettività. E che le competenze acquisite accresciute dall’esperienza siano così considerate al pari di “scarpe rotte”.
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Sempre più attuale, purtroppo, la locuzione latina ‘Summus ius, summa iniuria’