«Viviamo in una città che non c’è»
Dieci anni dopo il sisma
Camerino cerca di ritrovare la sua vera casa
2016-2026. IL REPORTAGE A DIECI ANNI DAL SISMA - Le gru, il rumore dei cantieri e una scritta su un muro: «Abbiamo avuto le case, abbiamo perso il paese». Viaggio tra le voci di chi è rimasto, di chi aspetta di tornare e di chi ha continuato a tenere accesa la vita sociale. Serena Cerescioli (Pop cafè): «Tanti ragazzini non ricordano la città com'era, dovranno avere voglia di crearne una nuova». Graziella Pennesi, ex nazionale di tiro con l'arco, istruttrice del Cus: «Manca riavere un centro storico. La classica passeggiata, il negozietto, la vita normale»

di Alessandro Vallese
Gli scricchiolii nei cantieri quando si muove il vento, intervallati dalle martellate degli operai. È questo il rumore che oggi accompagna chi percorre i vicoli del centro storico di Camerino. Dieci anni dopo il sisma del 2016, le gru svettano sopra i palazzi feriti, i lavori avanzano, le impalcature disegnano un paesaggio diverso da quello che i camerti hanno conosciuto per generazioni. Su un muro, quasi come una sintesi di questi dieci anni, qualcuno ha scritto: «Abbiamo avuto le case, abbiamo perso il paese».

Perché il punto, qui, è proprio questo. La vita è ripartita, ma si è spostata. Si è distribuita fuori dalle mura, tra Le Mosse, San Paolo e Vallicelle. Molti abitano ancora nelle Sae (soluzioni abitative di emergenza), altri sono tornati o stanno tornando nelle proprie case. Ma quella che manca davvero, nelle parole raccolte attraversando Camerino, è la vera casa: il centro storico.

«Viviamo in una città che non c’è». Graziella Pennesi, camerte doc, ex nazionale di tiro con l’arco e oggi istruttrice del Cus, lo dice senza giri di parole. Anche lei vive in una Sae. «La mia vita è cambiata molto – prosegue -. Non essere più nella mia casa, che avevo sistemato come piaceva a me, dopo tutte le spese fatte, pesa. Qui fortunatamente sto bene, sono serena, l’ambiente è tranquillo e ho ottimi vicini».

Graziella Pennesi, istruttore di tiro con l’arco
Per tornare a casa dovrà però aspettare ancora. I lavori devono iniziare e la speranza è quella di rientrare «fra due o tre anni». Dopo un decennio, anche il tempo assume un peso diverso. «Alla mia età comincia a pesare ricambiare ancora dopo dieci anni».

Eppure, qualcosa si muove. «Adesso stanno lavorando, ci sono stati anni in cui non l’hanno fatto molto. Ora la ricostruzione ha preso il via». Ma per Pennesi, come per molti altri, la ricostruzione materiale è solo una parte della questione. «Quello che manca è l’anima della città, riavere un centro storico. La classica passeggiata, il negozietto, la vita normale». E nonostante tutto non prenderebbe in considerazione un’altra vita altrove: «Sono nata qui, le mie radici sono qui. Non potrei vivere in un altro posto».

Dopo il terremoto, una parte importante di Camerino ha provato a ricostruirsi anche nei luoghi in cui la vita si era necessariamente trasferita. Tra le Sae è nato il Quartiere delle Associazioni, realizzato grazie alle donazioni raccolte da Iononcrollo, l’associazione costituita il 9 novembre 2016.

Il quartiere delle associazioni
«Eravamo ragazzi dai 20 ai 40 anni e abbiamo deciso spontaneamente di ritrovarci e di fare qualcosa per migliorare quella situazione d’emergenza», racconta il presidente Riccardo Pennesi. Il Cus mise a disposizione i suoi spazi e da lì partirono le prime attività: cibo, beni di prima necessità, vestiti e mangimi per animali portati nelle frazioni più isolate. Poi la collaborazione con psicologi e Croce Rossa, quindi le attività con le scuole per restituire ai bambini almeno un frammento di quotidianità.

Riccardo Pennesi, presidente Iononcrollo odv
Dalla risposta arrivata da donatori, aziende e fondazioni di tutta Italia sono nate due strutture in legno antisismiche, da 150 metri quadrati ciascuna. Una ospita le associazioni che hanno perso la propria sede nel centro storico, l’altra è uno spazio polivalente. A queste si è aggiunta da poco anche un’area barbecue immersa nel verde per gli eventi all’aperto. «Oggi questi spazi sono sempre piene e utilizzati da tantissime persone e associazioni», dice soddisfatto Pennesi. Un piccolo quartiere diventato, nel frattempo, uno dei luoghi in cui quella socialità dispersa ha trovato una nuova casa.

«Il progresso più grande l’ha fatto l’università – osserva -. Grazie all’università Camerino non ha avuto difficoltà a riprendere la vita quotidiana di prima. E oggi vedere tante gru è sicuramente un buon segno». Il centro, però, resta «quasi disabitato». E il ritorno non sarà semplice né uguale per tutti. «Non tutti torneranno, ma i camerti sono sempre stati forti. Abbiamo voglia di riappropriarci della nostra città, di renderla il più possibile vicina a quella di prima, magari migliorandola anche in alcuni aspetti».

In quella stessa zona, dove sono sorti nuovi punti di riferimento, c’è anche l’Accademia della Musica Franco Corelli, gestita dall’associazione Adesso Musica Camerino. Qui la musica ha rappresentato una delle forme a cui aggrapparsi per ripartire.

L’accademia della musica di Camerino
«Dopo il terremoto c’era stato un momento di sbandamento e tutte le nostre attività musicali si erano interrotte – racconta il direttore artistico Vincenzo Correnti -. Ma la forza d’animo ci ha permesso di ripartire».

Vincenzo Correnti, direttore artistico associazione Adesso Musica Camerino
Decisivo il sostegno della Andrea Bocelli Foundation, che ha contribuito alla realizzazione della nuova struttura dopo la perdita del Palazzo della Musica nel centro storico, inaugurato appena un anno prima del sisma. L’attività, però, non si è fermata. Anzi, è cresciuta: dai 165 iscritti prima del terremoto si è passati a oltre 250.
Nell’Accademia si incontrano bambini di tre anni e adulti, si studiano strumenti, prova la Banda Città di Camerino. E l’auditorium da 140 posti ospita concerti, saggi, ed eventi e iniziative culturali del comune come il Camerino Festival. «Non avendo altri spazi, questa struttura è diventata importantissima. È anche un centro di aggregazione».

Ma anche Correnti torna al punto centrale: «Il centro purtroppo è ancora fermo. Manca l’aspetto sociale, manca l’aggregazione. Non abbiamo la città e questo è il punto importante». La speranza è quella di riaprire progressivamente alcune parti del cuore storico, far tornare le attività, creare nuovamente quei motivi che invitino le persone a incontrarsi.

Il terremoto, a Camerino, ha cambiato anche la geografia delle abitudini. Lo racconta Serena Cerescioli del Pop Café, rimasto aperto in tutti questi anni e diventato un punto di riferimento per abitanti e studenti. «La collettività si è un po’ disgregata. Il centro non è ancora vivibile e accessibile, quindi tutto si è dislocato in periferia. Prima si usciva in centro, ci si trovava tutti lì. La piazza, che era il più grande centro di aggregazione, ormai non c’è più».

Serena Cerescioli, titolare Pop cafè
Nei giorni immediatamente successivi alle scosse, il bar fu anche un luogo di conforto. «Negli sguardi della gente si vedeva di tutto: la rassegnazione, la paura degli anziani, dei bambini». Le persone continuavano a entrare, a prendere un caffè, a raccontarsi dove si trovavano quella notte, a cercare una presenza familiare.

Cerescioli ricorda la paura, i temporali, gli allarmi delle case, le strade bloccate dopo i crolli. Ma tiene a sottolineare anche un’altra cosa: «In tutta questa grande disgrazia siamo stati miracolati. Qui si piangono le case, ma non si piangono le persone. Una casa, anche dopo quindici anni, si può rifare. Un figlio, un fratello, un amico non te lo ridà nessuno».

Oggi, guardando le gru, Cerescioli vede «un simbolo di ricostruzione, rinascita e speranza». Ma per far tornare davvero la vita in centro non basteranno le abitazioni. «Servono le attività, gli uffici, l’università, la biblioteca, la chiesa. Tutto quello che crea movimento e fermento. Perché riportare solo le persone in un centro storico dove non c’è niente non basta».

La speranza, soprattutto, è nei giovani. «Lo zoccolo duro della città sono loro – continua la commerciante -. Se rimangono, Camerino può andare avanti. Tanti ragazzini di oggi non ricordano nemmeno la città com’era, ma dovranno avere voglia di crearne una nuova».
Poi ci sono quelli che il centro non lo hanno lasciato. Come Roberto Noé, titolare di Noè Wine and Food, l’unica attività di ristorazione rimasta aperta nel cuore storico della città. Nonostante questo, non vuole sentir parlare di coraggio. «Coraggioso no, mai. Le cose vanno piuttosto bene, quindi non ci sono timori o cose di cui avere paura». Si lavora con i turisti, con gli operai dei cantieri, con gli studenti e con i camerti. Una normalità possibile, «anche se normale è una parola grande».

Roberto Noè, ristoratore
Il paragone con il periodo precedente al sisma resta inevitabile. «Nulla è paragonabile a com’era prima». Gli avanzamenti ci sono, la ricostruzione è iniziata e qualcosa è stato anche completato, «ma la strada è ancora lunga». E il suo desiderio è semplice: «Mi auguro sempre che qualcun altro venga a Camerino a darmi manforte».

Noé Wine and Food
In questi dieci anni il centro, ogni tanto, è riuscito anche a riprendersi il suo ruolo naturale. È accaduto il 28 maggio 2023, quando la Corsa alla Spada e Palio è tornata a svolgersi tra le vie del centro storico.

«Riportare i suoni e i colori della festa nella città ferita è stata un’esperienza unica», ricorda la presidente Donatella Pazzelli. Sfilare e correre «lungo quelle vie che sono la naturale sede della rievocazione storica», dopo anni di chiusure e sbarramenti, ha significato per i figuranti e per i popolani riappropriarsi almeno per un giorno di spazi che sembravano perduti. «Emozioni forti e indelebili».

Donatella Pazzelli, presidente Corsa alla spada e palio
Tra i vicoli, accanto ai cantieri, si incontrano anche alcune coppie di turisti. Marco Lombardo è arrivato da Bologna con la curiosità di visitare «luoghi minori e poco patinati». La sua impressione, però, è quella di una ricostruzione ancora lontana dalla conclusione. «Quando siamo partiti non ci aspettavamo di trovare ancora tutti questi cantieri».

Marco Lombardo, turista
Per chi vive a Camerino quella sorpresa dura ormai da dieci anni. Eppure qualcosa, lentamente, sta cambiando. Le gru sono lì. Gli operai lavorano. I cantieri si moltiplicano. Il rumore delle martellate rompe il silenzio delle vie. È il rumore di una città che prova a ritrovarsi e che, forse, a Camerino hanno imparato ad ascoltare con pazienza.




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