Tolentino, la città delle gru:
in corso quasi 500 cantieri.
Ricostruzione oltre il 65% (Foto/Video)
2016-2026. IL DECENNALE DEL SISMA - Il centro è una foresta di rumori di trapani e martelli, non ci si è fermati nemmeno a Ferragosto. Il contributo concesso ai proprietari sfiora gli 820 milioni, il 9% del totale delle Marche. Viaggio nei quartieri di una delle città più colpite che sta rinascendo sotto gli occhi di chi ci vive

Le gru che campeggiano su Tolentino
di Francesca Marsili (Foto e video di Fabio Falcioni)
Dieci anni dopo quella prima scossa di magnitudo 6.0 che ha squarciato case e vite, oggi a segnare lo skyline di Tolentino, seconda città del cratere per danni agli edifici privati dopo Amatrice, è una selva di gru che svettano sui campanili. Braccia metalliche che si muovono lentamente sopra i tetti dei 500 cantieri della ricostruzione attualmente attivi. A fotografare lo stato dei lavori è il commissario alla Ricostruzione, Guido Castelli: «Tolentino è tra i comuni del cratere più avanti nel percorso di ricostruzione: qui siamo oltre il giro di boa, sabbiamo superato il 65%».

Piazza Martiri di Montalto
I numeri dell’Ufficio speciale per la ricostruzione restituiscono la misura reale di questo cammino. Circa 2mila gli immobili privati lesionati dalle scosse del terremoto del 2016 a Tolentino. Delle 1.414 pratiche aperte per la ricostruzione, 535 sono già concluse, circa il 25%, 278 le pratiche archiviate, mentre 467 sono in esecuzione, il 25%, ovvero i cantieri attivi al momento sul territorio comunale. Altre 134 faldoni sono in istruttoria, il 15%, in attesa che l’iter tecnico e burocratico le sblocchi. Il dato sicuramente più importante è l’ammontare del contributo concesso ai proprietari tolentinati: sfiora gli 820 milioni di euro, che rappresenta il 9% del totale dei finanziamenti ai privati concessi a tutta la Regione Marche. Quello effettivamente liquidato si ferma a 541 milioni: la forbice tra le due cifre, circa 280 milioni, misura quanto lavoro resti da completare prima che l’ultimo euro raggiunga l’ultimo cantiere.

Piazza della Libertà
Entrare a Tolentino oggi significa attraversare una città che si ricostruisce sotto gli occhi di chi la abita, di chi la visita per quel che possibile, e anche di chi, fuori di casa, torna a controllare quanto manca a quel fine pena che li ha costretti a lasciare il proprio guscio protettivo crepato dal sisma. Una città dove i cantieri hanno preso il posto dei numeri civici. Ma anche dove i danni alle abitazioni, pesantissimi, sono ancora ben visibili. Il quotidiano vociare di una cittadina di provincia è sostituito dal ronzio dei trapani, dal martellare intermittente che rimbalza tra le facciate, dal cigolio metallico dei ponteggi al calpestio degli operai. Rumori che non si sono fermati nemmeno a Ferragosto, quando le voci dei muratori restano tra le poche a riecheggiare in strada. Le squadre di lavoro delle imprese edili che operano in città, arrivate da diverse regioni, si sovrappongono alla comunità.

Via Valporro
Il centro storico mostra tutti i segni e le conseguenze dell’essere tra i quartieri più colpiti. Arrivando da Macerata lungo corso Garibaldi, il lato destro è un nastro di palazzi in via di ricucitura.

la Basilica di San Nicola
Scendendo lungo via San Nicola, fino a Porta del Ponte, la strada si percorre come uno slalom tra ponteggi che si alternano. In questa zona le operazioni di cantierizzazione sono complesse: c’è una gru strategicamente piazzata in piazza san Nicola, per arrivare a servire più cantieri, stretti nei vicoli più angusti.

Il Ponte del Diavolo
La Basilica, elemento di forte richiamo turistico e religioso, è in dirittura di arrivo. Palazzo comunale, dove i lavori sono iniziati da qualche mese, è stato “vestito” dall’impresa edile con un telo protettivo che raffigura la sua stessa facciata, sul modello Aquila. Nel tratto compreso tra via Filelfo, piazza Martiri di Montalto e via Parisani fino al centralissimo Palazzo Europa, i cantieri si susseguono, uno dopo l’altro. Bilici e betoniere cercano spazio per scaricare il materiale, tra una strada chiusa e qualche residente che perde la pazienza. Trovare parcheggio è complicato, gli stalli sono diminuiti a causa delle isole di lavoro necessarie ai muratori. Il commercio soffre: le vetrine vuote e i cartelli “affittasi” sono la conseguenza anche di una drastica diminuzione della frequentazione del centro per una ricostruzione impattante, ma che però deve proseguire.

Vicolo Sparaciari
Nel cuore più antico del centro storico, quello dei vicoli strettissimi disegnati secoli fa e che si diramano dalle piazze principali, i muri di mattoni portano ancora addosso i segni delle prime, urgenti messe in sicurezza: catene e cerchiature metalliche installate nei mesi immediatamente successivi al sisma, ormai corrose da dieci inverni e dieci estati di intemperie, tengono insieme facciate in attesa che il cantiere vero arrivi finalmente a liberarle. Passeggiando, l’occhio cade anche su storici palazzi signorili cielo terra disabitati e già in decadenza prima del sisma, quindi non soggetti a contributo, sui quali non c’è alcun segnale di attività. Immobili di pregio che sarebbe un peccato restassero fatiscenti una volta terminata la ricostruzione.

via Portanova
Verso la periferia, si scopre l’altra grave ferita della città. Superata la ferrovia, il percorso conduce nel quartiere di viale Vittorio Veneto – Trento e Trieste, spaccato dalla violenza delle scosse del 2016. I danni alle abitazioni sono stati gravissimi. Le scosse hanno impresso sulle pareti di moltissimi palazzi quella crepa a X che ne ha segnato il destino con l’abbattimento. Qui, il tessuto commerciale si è progressivamente svuotato: le attività ancora aperte si contano ormai sulle dita di una mano. Oggi, dieci anni dopo, il quartiere è un enorme cantiere a cielo aperto che inizia oltrepassato il passaggio a livello, si allarga tra via Isonzo, Pasubio, Gorizia, fin sopra la collina, in via Portanova. Demolizioni, scavi, ponteggi, scheletri di cemento che si elevano, strutture in legno che attendono di essere tamponate: qui la ricostruzione muta lo scenario del quartiere giorno per giorno per quanti cantieri ci sono. Si susseguono a nastro, Se ne perde il conto. Una sequenza di edifici da abbattere, altri appena consegnati, molti in corso d’opera.

Viale Trento e Trieste
Tra via Montegrappa e via Adamello, quest’ultima ancora chiusa la traffico, diverse palazzine sono in via di ultimazione, con i lavori che si avvicinano al traguardo. Gli operai stanno lavorando alle rifiniture. In una i proprietari sono rientrati appena dieci giorni fa. Arrivando in questo quartiere, dove 10 anni anni fa si respirava la disperazione, si inizia a percepire nella popolazione un timido accenno di speranza, anche se la strada è ancora lunga in una zona devastata.

Percorrendo la città, c’è un altro aspetto che cattura l’occhio. Non è raro, tra gli immobili ultimati, imbattersi in qualche cartello con la scritta “Vendesi appartamento”, magari perché il proprietario, in questi dieci anni di attesa, ha trovato altrove una nuova casa, e forse anche nuove radici.

Piazza della Libertà, con il Palazzo comunale vestito della sua stessa facciata
Sul fronte delle opere pubbliche, il quadro tolentinate conta 35 interventi finanziati, per un totale di quasi 119 milioni di euro. Dietro questi numeri ci sono i simboli della città: il Palazzo comunale, il cui recupero in corso vale oltre 8,7 milioni di euro, la Basilica di San Nicola, per la quale sono stati stanziati oltre 4,4 milioni e dove il Cappellone riaprirà ai fedeli il mese prossimo per i festeggiamenti del Santo, il 10 settembre. La chiesa di San Francesco, attesa per ottobre. E ancora Palazzo Sangallo, con gli interventi di miglioramento strutturale e risanamento della copertura, Palazzo Fidi, sede della Biblioteca comunale e Filelfica, che sarà recuperato con quasi 3,9 milioni di euro ma i cui lavori non sono ancora iniziati, le mura urbiche, dalla Porta Cappuccini alla Porta Marina, oggetto di un intervento di miglioramento sismico ancora in fase progettuale.

Si aggiunge l’edilizia scolastica: dall’istituto comprensivo Don Bosco alla scuola Lucatelli, dalla primaria Achille Grandi al nuovo asilo nido Green fino al futuro polo dei licei Filelfo, finanziato per oltre 23 milioni. E l’edilizia sanitaria, con l’intervento sull’ospedale che supera i 29 milioni.

Tolentino, come tutti i 138 paesi del cratere, a dieci anni dal terremoto non è ancora una città ricostruita, sebbene avanti rispetto alle più complesse situazioni montane dove il grosso deve ancora entrare nel vivo. Se, come è verosimile pensare dalle parole del commissario, occorrerà attendere altri 10 anni, il successo della ricostruzione dovrà misurarsi con una sfida diversa dai secchi numeri: il contrasto alla disaffezione ai luoghi di origine.

Corso Garibaldi

Via Valporro

Via Valporro


Via Valporro

Locale sfitto via della Pace

Via Napoleone Bonaparte

Via Portanova

Via Adamello

Chiesa san Francesco in piazza Mauruzi

via della Pace