Cosa c’entra Verdi con Goya?
Le sue opere “viste” con le tele
MACERATA - Agli Antichi Forni il docente di Unimc Roberto Cresti ha tratteggiato un viaggio tra musica e pittura risorgimentale davanti ad un numeroso pubblico

A destra Roberto Cresti agli Aperitivi culturali
di Marco Ribechi
Un’affluenza straordinaria, ai limiti del record, ha stipato questa mattina i locali degli Antichi Forni di Macerata per l’appuntamento intitolato “Visioni e profezie: tra dipinti e musica nell’età di Verdi”, inserito nella rassegna degli Aperitivi Culturali guidata da Cinzia Maroni, nell’ambito del Macerata Opera Festival.

A condurre il pubblico in un itinerario avvincente tra note, tele e filosofia è stato il docente Roberto Cresti dell’Università di Macerata, abile nell’intrecciare le partiture operistiche al clima figurativo dell’Ottocento.

Cinzia Maroni con i titolari dell’Antica Gastronomia di Mogliano
Il percorso concettuale ha preso le mosse dalla grande “costellazione romantica” tra Neoclassicismo, geometria utopica e Sublime — spaziando dall’architettura visionaria del Cenotafio di Newton di Boullée e i chiaroscuri delle Carceri di Piranesi, fino agli incubi pittorici di Füssli e Goya e alle visioni bibliche di William Blake — per approdare alla stagione risorgimentale inaugurata dal Nabucco del 1842.

In questo contesto, Cresti ha richiamato la fondamentale intuizione di Giuseppe Mazzini che nella sua Filosofia della Musica rivendicava un ruolo del tutto nuovo per il coro, trasformato da semplice elemento di sfondo a vera e propria «individualità collettiva» capace di incarnare la voce del popolo. È proprio in questo solco che si compie la rivoluzione estetica di Verdi: riprendendo l’analisi di Massimo Bontempelli, il relatore ha spiegato come il compositore abbia portato la musica “dal cielo in terra”, trasformandola da una ricerca di cose astratte a una rappresentazione concreta delle passioni umane, che sul palco bruciano e si fanno reali. Questa forte carica emotiva si ritrova nel famoso “Va’, pensiero” del Nabucco, ma anche in opere successive come Ernani o Macbeth, dove la musica dialoga con i quadri di storia di Francesco Hayez e le scene epiche di Delacroix.

Il viaggio guidato da Cresti ha poi mostrato come il teatro di Verdi sia andato di pari passo con la pittura del suo tempo: se con Il trovatore siamo ancora immersi nelle atmosfere cupe del Romanticismo, con La traviata Verdi porta in scena la vita di tutti i giorni, un po’ come fece il pittore Édouard Manet scandalizzando il pubblico con il suo celebre quadro Olympia. Un legame con l’arte che non si ferma all’Ottocento: Cresti ha infine fatto notare come il volto di Verdi, reso famoso dai ritratti di Giovanni Boldini, arrivi fino ai quadri di Giorgio de Chirico, dove i personaggi delle sue opere si trasformano nei celebri manichini della pittura metafisica.

Un incontro che ha conquistato la platea, seguito dal graditissimo aperitivo offerto dall’Antica Gastronomia di Mogliano. Un gustoso momento di festa prima di spostarsi stasera allo Sferisterio per la messa in scena del Nabucco. Gli Aperitivi Culturali torneranno domani mattina sempre agli Antichi Forni, con l’incontro “In difesa di Rosina” curato da Carla Moreni e dedicato al ricordo di Angelo Foletto.
(Foto di Caterina Urbani)



















