Caso Spalletti, ultimo atto:
il presidente del Consiglio è fuori
CORRIDONIA - La maggioranza (tranne Valentina Fioretti) vota a favore della decadenza dell'esponente Udc, che esce quindi dall'assise civica in seguito alla querelle sulle indennità sballate. Matteo Ceschini: «Votiamo con la morte nel cuore». Ora la surroga e una nuova guida fino alle elezioni del 2027, ma dei soldi si occuperanno i tribunali

Il momento del voto di ieri sera
di Marco Pagliariccio
Ora Umberto Spalletti è fuori dal Consiglio comunale. Ieri sera, infatti, si doveva votare il terzo e ultimo passaggio dell’iter per la decadenza del presidente del Consiglio, conseguenza della querelle legale sulla questione delle indennità di funzione erroneamente assegnate dal Comune all’esponente dell’Udc. Nessuna sorpresa al momento del voto: la maggioranza ha votato sì, con l’unica eccezione della collega di partito di Spalletti Valentina Fioretti (che ha votato no), mentre l’opposizione, come nelle precedenti votazioni, ha lasciato l’aula al momento del voto con l’eccezione, in questo caso, di Sandro Scipioni (che si è astenuto).
Nulla di nuovo nella discussione che ha preceduto il voto e che, nonostante il “consiglio” iniziale del segretario Benedetto Perroni di evitare il più possibile di toccare questioni personali dell’ormai ex presidente e limitarsi al voto, visto che i passaggi della vicenda erano stati ampiamente dibattuti nelle precedenti sedute, ha visto ancora una volta uno scontro a tratti anche aspro tra i due schieramenti. Da un lato gli affondi più duri li ha firmati il leader di Pensare Corridonia Manuele Pierantoni, che ha rimarcato sì la necessità per l’ente di recuperare i circa 36mila euro dovuto da Spalletti, ma anche il fatto che, in nome di un errore non commesso dal presidente del Consiglio, lo si butti fuori dall’assise civica cui è stato eletto dai cittadini senza peraltro attendere il parere richiesto al Ministero. Mentre a difesa dell’iter si sono schierati Francesco Calia e Matteo Ceschini, i due che da mesi erano stati i più ferventi sostenitori della posizione poi arrivata a compimento col voto di ieri, anche se Ceschini ha parlato di una decisione presa «con la morte nel cuore».

Umberto Spalletti
Si va quindi verso un piccolo record per Corridonia, che presto avrà il suo quarto presidente del Consiglio diverso negli ultimi sei anni: nel 2020 la sfiducia a Nelia Calvigioni da parte dell’allora maggioranza di centrosinistra portò poi all’elezione di Riccardo Vecchi, rimasto poi in carica fino alle elezioni del 2022, a seguito delle quali era stato invece eletto Umberto Spalletti. Ora si dovrà procedere prima alla surroga del posto vacante in consiglio, che dovrebbe andare all’esponente leghista Angelo Menghi, quindi all’elezione di un nuovo presidente che traghetti Corridonia verso le comunali del prossimo anno.
Ma in tutto questo, il Comune non ha ancora recuperato i soldi che reclama. O meglio, avrebbe già introitati i poco meno di 2mila euro che reclamava nei confronti di Vecchi, ma non i 36mila che dovrebbe restituire Spalletti, che invece si è rivolto al Tar. La questione è ormai nota: per tre anni il Comune ha pagato le indennità al presidente del Consiglio comunale Umberto Spalletti considerando Corridonia sopra i 15mila abitanti, quando gli aggiornamenti Istat l’avevano già posta sotto quella quota, che determina anche rimborsi più esigui. Accortosi dell’errore, l’ente ha richiesto la differenza dei soldi erogati a Spalletti, che però contesta la quantificazione formalizzata dal Comune in poco più di 36mila euro. E così, dopo alcuni tentativi di mediazione andati a vuoto, la vicenda è finita da un lato in mano ai legali e dall’altro ha portato la maggioranza a scegliere la strada della decadenza di Spalletti da consigliere comunale in quanto in presenza di un contenzioso aperto con l’ente.
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