Rigopiano, «un insieme di omissioni
incise sul tragico esito»
La procura generale chiede 9 condanne

VENTINOVE MORTI SOTTO LA NEVE - In corso il processo d’appello bis. Ieri la requisitoria del pg. Messe in fila le «gravi responsabilità» di funzionari della Regione, della Provincia, del sindaco dell’epoca e di un dipendente comunale. Chiesta l’assoluzione per uno degli imputati. La sentenza l’11 febbraio. Tra le vittime Marco Tanda di Pioraco e Emanuele Bonifazi di Castelraimondo

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Familiari delle vittime davanti alla Cassazione

Rigopiano, per la procura generale di Perugia ci sono «gravi responsabilità di funzionari della Regione Abruzzo, di responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara, e pure del sindaco e del tecnico comunale». A Perugia è in corso il processo d’appello bis per la tragedia di Rigopiano dove sono imputate dieci persone. Chiesta la condanna per tutti ad eccezione di un funzionario della Regione. Ieri la requisitoria della procura generale che ha replicato alle difese degli imputati. Oggi in una nota il procuratore generale Sergio Sottani ha messo in fila gli aspetti preminenti su dove sia da individuare responsabilità nella tragedia.

«Emergono gravi responsabilità di funzionari della Regione Abruzzo cui spettavano le attività di pianificazione prescritte dalla legge per la prevenzione del rischio valanghivo, in particolare la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione del Pericolo valanghe che, se tempestivamente adottata come previsto dalla legge regionale sin dal 1992, avrebbe impedito la costruzione dell’hotel Rigopiano, o ne avrebbe impedito l’utilizzo invernale se fosse intervenuta dopo la sua costruzione. In secondo luogo nella gestione dell’emergenza neve sono emersi gravi responsabilità dei responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara, che non sostituirono per tempo la turbina sgombraneve di cui si era rotto il cambio il 6 gennaio 2017, appositamente prevista proprio per il tratto Penne – Rigopiano dal Piano emergenza neve da loro adottato, così esponendo l’hotel all’isolamento nei giorni di pericolo valanghivo, e che omisero di chiedere l’intervento dei mezzi dell’Anas che avrebbero potuto raggiungere l’hotel Rigopiano consentendone l’evacuazione prima del distacco della valanga».

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La procura generale ritiene poi: «Altrettante responsabilità gravano sul sindaco del comune di Farindola e del tecnico comunale, che omisero di aggiornare il Piano Comunale di Emergenza proprio con riferimento al rischio valanghivo, come prescritto dalla legge, e come fu reiteratamente indicato e caldeggiato dalla Regione Abruzzo. Inoltre, il 17 gennaio (del 2017, il giorno precedente la tragedia, ndr), il sindaco, responsabile locale di Protezione Civile, omise di adottare l’ordinanza di sgombero dell’hotel Rigopiano e di chiusura della strada di accesso a partire da quando fosse stato possibile liberarlo dalle condizioni di isolamento in cui si trovava già dalla mattina».

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Sergio Sottani

Nella requisitoria dedicata alla posizione del Comune, la Pg «ricostruisce un quadro di omissioni gravi da parte del sindaco di Farindola e del responsabile dell’Ufficio Tecnico. Il 17 gennaio il bollettino Meteomont segnalava pericolo valanghe di grado 3–4, con previsione di grado 4 per i giorni successivi. Nonostante questo e nonostante l’elevato rischio di isolamento dell’hotel, il sindaco non emanò l’ordinanza di sgombero, né quella di limitazione della circolazione verso Rigopiano. Anzi, nel pomeriggio accompagnò personalmente alcuni turisti alla struttura, che fu raggiunta dai mezzi sgombraneve della Provincia non solo per far scendere i clienti che avevano concluso il loro soggiorno all’hotel Rigopiano, ma anche per farne salire degli altri, quando al contempo che i cittadini limitassero gli spostamenti in auto alle sole esigenze eccezionali».

Secondo la procura generale «l’insieme delle omissioni di pianificazione del rischio valanghivo da parte della Regione, delle omissioni nell’aggiornamento al rischio valanghivo del Piano comunale di Emergenza, la carenza di mezzi adeguati per la viabilità provinciale e il mancato coordinamento con Anas da parte della Provincia, la mancata tempestiva adozione delle ordinanze sindacali di sgombero dell’hotel e di chiusura della relativa strada di accesso, esposero colpevolmente quanti si trovavano e quanti fecero accedere all’hotel all’isolamento proprio nelle ore in cui la valanga minacciava di staccarsi dal Monte Siella. L’insieme di tali omissioni, regionali, provinciali e comunali, ha inciso in modo determinante sul tragico esito, contribuendo a creare le condizioni che hanno portato alla morte delle 29 vittime».

Ieri la Pg ha ha chiesto il proscioglimento del solo funzionario Sabatino Belmaggio, e chiesto la condanna a 3 anni e dieci mesi per sei dipendenti della Regione che erano stati assolti nei precedenti gradi di giudizio: Carlo Giovani, Carlo Visca, Vincenzo Antenucci, Emidio Primavera e Pierluigi Caputi. Chiesta la conferma delle condanne già inflitte ai tecnici della Provincia di Pescara, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, a tre anni e quattro mesi, così come quelle a due anni e otto mesi per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e per il geometra comunale Enrico Colangeli.

La sentenza è attesa per l’11 febbraio. Nella tragedia furono 29 le vittime tra cui due giovani del Maceratese, Marco Tanda di Pioraco ed Emanuele Bonifazi di Castelraimondo.

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