«Ciao grande quercia, sarebbe bello salutarti»
L’omaggio all’albero più grande delle Marche
TREIA - La roverella, alta 24 metri e con 6,5 metri di circonferenza, aveva circa 450 anni. E' crollata sotto il peso degli anni e delle infiltrazioni d'acqua. La ricorda con affetto Stefania Monteverde: «Nasceva quando regnava Elisabetta I, in Europa giungeva la patata, di lì a poco Matteo Ricci partiva per la Cina. Per secoli ci ha regalato ossigeno, ombra, vita»

La roverella di Passo di Treia distrutta
La roverella di Passo di Treia era così rinomata da avere una pagina Wikipedia tutta sua. Era, perché la sua storia si è conclusa qualche giorno fa. La quercia secolare, dell’età stimata di circa 450 anni, si è infatti schiantata al suolo, “con un boato spaventoso” secondo quanto riportano alcuni testimoni, nel pomeriggio del 19 luglio.
Alta circa 24 metri, 6,5 metri di circonferenza, si trattava della quercia più grande delle Marche, una delle più belle d’Italia: dal 2000 era stata persino inserita nella lista dei monumenti nazionali. La sua salute era ormai compromessa da tempo, le infiltrazioni d’acqua date dalle copiose piogge dei mesi scorsi hanno fatto il resto.

Stefania Monteverde, consigliera di opposizione ed ex vice sindaca di Macerata
«Nasceva quando regnava Elisabetta I, in Europa giungeva la patata, di lì a poco Matteo Ricci partiva per la Cina – la ricorda Stefania Monteverde, consigliera comunale ed ex vice sindaca di Macerata, ma reisdnete a Treia – ha visto per secoli contadini arare campi, soldati di ogni specie passare di qui, generazioni di donne sulla difensiva, pellegrini sulla via Lauretana, il fiume Potenza scorrere. Ha visto l’arrivo dell’asfalto, le fabbriche sempre più vicine, i bambini delle scuole in visita festosa, i sentieri pavimentati e le staccionate in legno per visitatori e turisti. Infiniti cicli di stagioni, nel bene e nel male. E poi, in un caldissimo pomeriggio d’estate si è accasciata sul tronco cavo da tempo, si è aperta, schiantata su se stessa. Adesso sta allungata enorme sul prato, la chioma amplissima sempre più gialla, i grandi rami secchi come braccia sotto la testa. Non lascia indifferenti, ci si avvicina in silenzio, si vorrebbe ricomporla, si percepisce una sacralità, il mistero inafferrabile del tempo, della natura, della vita e della morte. Perché non si celebra un rito per i grandi alberi che muoiono? Un saluto per averci regalato per secoli ossigeno, ombra, vita. Sarebbe bello ritrovarsi intorno a lei, salutarla e ringraziarla. E poi piantare lì una nuova roverella per le prossime generazioni nei secoli. Con speranza nel futuro. Ciao Grande Quercia».
La roverella, inserita anche nel 2012 all’interno delle 397 piante censite nelle Marche come alberi monumentali, era sopravvissuta anche al fulmine che la colpì nel 2010 e che la danneggiò in buona parte, provocandone una profonda spaccatura longitudinale sul tronco. Probabilmente, però, proprio allora sono iniziati i problemi dell’albero: alcuni rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato avevano accertato che il tronco, al suo interno, presentava un’ampia cavità entro la quale ristagnava l’acqua piovana, accelerando così i processi di degenerazione e marcescenza del legno. Nel tempo alcuni rami si sono stroncati, anche perché indeboliti dai parassiti come il cerambice della quercia ed altri insetti xilofagi, segnali che hanno progressivamente portato il grande albero sul viale del tramonto della sua vita plurisecolare.
(Ma. Pa.)
Quanto matto da ragazzi facevamo sotto “a cerqua de Gustavo”……BdG