La quercia più grande delle Marche
ha bisogno di aiuto

Si trova a Passo di Treia e in mancanza d'interventi potrebbe morire nell'arco di 5 anni
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di Eno Santecchia

Nella primavera del 2008 nella sala consiliare del Municipio di Treia sono stati convocati Gino e Gustavo Palmucci, personale del Corpo Forestale dello Stato di San Severino Marche, della Comunità Montana zona H di S. Severino Marche, della Soprintendenza per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche. Presenti il sindaco Luigi Santalucia, l’assessore Marozzi e l’arch. Patrizia Roganti, responsabile IV Settore Urbanistica e Territorio, un esperto agronomo di Macerata e un rappresentante della Provincia di Macerata.

L’incontro di lavoro verteva sulle problematiche di salute della quercia di proprietà Palmucci che si trova in contrada San Marco (Passo Treia).

Il problema principale della quercia più grande delle Marche sono i Cerambici (Cerambix cerdo), insetti xilofagi che, allo stadio larvale, erodono il legno all’interno, indebolendo il tronco e i rami.

Il Comune ha dimostrato subito la massima disponibilità a intervenire e nell’interessarsi alla cura della pianta. Tutti i dodici partecipanti furono d’accordo sull’importanza e sulla necessità di intervenire in breve per salvarla.

Questi grossi coleotteri dalle lunghe antenne, subito dopo il tramonto nelle calde serate di giugno, escono in massa dall’albero che li ospita, dove di giorno rimangono invisibili. Approfittando di ciò si è prospettato di appoggiare dei cumuli di rami di altre piante potate di recente attorno alla pianta per attirare i coleotteri. Il trattamento con le esche doveva essere eseguito entro l’inizio dell’estate. Giunse la stagione calda del 2008, ma di quanto stabilito non se ne fece nulla.

Nel mese di agosto di ogni anno a Treia si disputa “La Disfida del Bracciale” con notevole afflusso di persone. Tra le varie immagini degli opuscoli e locandine che richiamano l’attenzione dei turisti è stata usata anche l’immagine della quercia famosa.

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Qualche anno fa il Municipio di Treia con la società Lube crearono a lato dell’albero uno spazio verde attrezzato a forma di anfiteatro (del costo di 400 milioni di vecchie lire), concepito in modo da consentire ai visitatori una visione ottimale dell’albero. Il verde con essenze profumate è completo d’impianto d’irrigazione automatica, di punti luce e di un camminamento assai gradevole. Lo spazio però potrebbe essere corredato di qualche panchina e qualche altro cespuglio.

Nella primavera del 2009 si è spezzato un ramo della quercia in questione ed è rimasto appoggiato a un altro. Dopo il sopralluogo del 26 marzo 2009 a cura del Corpo Forestale dello Stato di S. Severino, il Comune di Treia ha autorizzato all’eliminazione del ramo che rischia di cadere.

I Palmucci sono stati sempre dei proprietari esemplari, in quanto tutte le operazioni effettuate nei confronti della pianta sono state finalizzate alla sua salute, non ne hanno mai approfittato per trarne degli utili, eseguendo potature scriteriate al fine di procacciarsi legna da ardere. Come invece è avvenuto a discapito di altri alberi secolari delle Marche. Occorre riconoscere che poche piante in Italia hanno ricevuto dalla Pubblica Amministrazione tutte le cure e le attenzioni ricevute dalla nostra. Basta perseverare su questo cammino.

Oggi l’albero ha bisogno d’interventi di manutenzione improcrastinabili per ovviare alle infiltrazioni d’acqua nel tronco nell’incavo del primo palco di rami.

Bisogna eliminare le larve dei Cerambici, la cui erosione sarà fatale allo splendido esemplare di roverella.  E togliere qualche rametto secco qua e la, applicando alle ferite del mastice cicatrizzante e impermeabilizzante. Se vogliamo che i nostri figli e nipoti possano ancora godere della sua bellezza e della sua ombra si deve intervenire.

Un esempio di operazione di risanamento eseguita con successo è quello dell’altrettanto bella Cerquatonda di Montalto Marche (AP) che, attaccata da larve di Cerambici fino al rischio di morire, è stata risanata a spese del Comune. A seguito dell’esemplare intervento avvenuto nel 1998, la quercia ha ripreso vigore e salute ed è tornata a essere meta di turisti e scolaresche. L’intervento costò 1.800.000 di vecchie lire e fu eseguito dallo scalatore Alfredo Giannini di Montefortino.  La chioma documentata nell’ultimo libro di Valido Capodarca non ha perso nulla dell’armonia e della bellezza originali.

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A quasi due anni dall’incontro di lavoro per risolvere i problemi della roverella ultra centenaria è il momento di passare dai progetti ai fatti, magari con l’aiuto di qualche sponsor. Oltretutto la pubblicità avrebbe sicuri effetti positivi sul tornaconto dell’azienda.

In mancanza d’interventi la pianta potrebbe morire nell’arco di soli cinque anni, privando il Maceratese di un silenzioso custode del tempo che raccoglie quasi mezzo millennio del nostro passato.

Un appello va rivolto anche all’Amministrazione Provinciale di Macerata ricordandole che ha la fortuna di possedere sul suo territorio l’albero numero uno dichiarato dal WWF bandiera vegetale delle Marche.



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