«Picchiata diverse volte dal mio ex,
lui è stato anche arrestato
ma fuggiva dai domiciliari per tormentarmi»

L'INTERVISTA - Rita (nome di fantasia) testimonia, nella giornata contro la violenza sulle donne, l'incubo della sua relazione con un uomo che ha conosciuto a inizio anno. Per sicurezza è stata costretta ad andare in una casa protetta. «Ho scoperto che aveva problemi di alcolismo, diventava irascibile. Ogni tanto litigavamo, anche per delle sciocchezze, e lui allora usciva di senno, e giù calci e pugni anche in faccia, al primo schiaffo bisogna chiudere immediatamente il rapporto e denunciare»
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

Il 25 novembre, per volere dell’Onu, è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ebbene, al di là dei convegni e delle formali celebrazioni di rito, pare opportuno, per aiutare i lettori a meglio comprendere la portata e la gravità del problema, che pure ci tocca da vicino, a volte in situazioni insospettabili, raccontare la storia di Rita (ovviamente si tratta di un nome di fantasia), una storia reale e purtroppo drammatica accaduta di recente dalle nostre parti.

Rita, quando è iniziata la sua storia di botte e di violenze?
«Nei primi mesi di quest’anno ho intrecciato una relazione con un uomo che ha una decina di anni meno di me. All’inizio sembrava che tutto andasse bene, ma poi, a distanza di pochi mesi, è emersa prepotentemente la sua tendenza all’alcolismo, un problema che si portava dietro da tempo e che in qualche modo, seppure in maniera molto minore, sinceramente riguardava anche me (ma ciò – come ha scritto un giudice in un suo provvedimento di applicazione di una misura cautelare – non può certo giustificare i suoi atteggiamenti e le sue condotte). E lui – chiamiamolo Carlo per comodità – quando beve non diventa triste e malinconico, ma tende a diventare irascibile e molto aggressivo, e anche molto violento. Ben presto, quindi, sono cominciati prima gli insulti per una assurda gelosia e poi le minacce di morte e infine le violenze vere e proprie. Ogni tanto litigavamo, anche per delle sciocchezze, e lui allora usciva di senno, e giù calci e pugni anche in faccia, mi tirava i capelli, una volta, con un pugno, mi ha fatto pure sanguinare un orecchio».

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Rita mostra una foto con un occhio tumefatto (l’immagine è pixelata a tutela dell’identità dell’intervistata)

Si è trattato di un fatto isolato o limitato a poche occasioni, oppure queste violenze si sono ripetute più volte?
«Sono stata picchiata duramente diverse volte, ho subito anche un trauma cranico, facciale e sopracciliare, ecchimosi alle braccia, alle scapole e alla pancia, e, come se non bastasse, Carlo, quando partiva di testa, mi ha danneggiato parecchi mobili, il portone di casa (per cercare di sfondarlo quando, per paura, non gli aprivo), diverse porte interne dell’appartamento. Ho subito anche gravi danni materiali dentro casa e tante condotte prevaricatorie».

Ci sono stati testimoni per questi atti di violenza?
«La situazione è da tempo ben nota sia alla polizia che ai carabinieri, intervenuti più volte a seguito delle chiamate di alcune mie amiche, le quali hanno testimoniato quello che hanno visto e sentito. Dopo i primi episodi, a lui, che si trovava in una situazione di affidamento in prova per precedenti condanne, è stato applicato il braccialetto elettronico e gli hanno notificato un provvedimento di custodia cautelare in casa, con divieto di avvicinamento a casa mia».

Tutto risolto, quindi?
«Magari. In realtà lui non ha mai rispettato queste prescrizioni, lui pensa di poter fare come gli pare. In qualche occasione, per le violenze e le ripetute violazioni a questo divieto, è stato anche riportato in carcere, ma poco dopo, a seguito delle istanze dei suoi avvocati, il giudice – non capisco con quali motivazioni visto che gli episodi di violenza si sono più volte ripetuti – lo ha rimesso in libertà, cioè agli arresti domiciliari. E così, ogni volta è ricominciato il mio calvario perché lui, invece di starsene a casa, come avrebbe dovuto, usciva e veniva a tormentarmi. Io inizialmente, per non infierire e non aggravare la sua situazione giudiziaria già grave, qualche mese fa ho fatto un grosso sbaglio, ritirando la mia denunzia, ma questo non è servito a ritrovare un po’ di pace e di armonia, ha solo complicato le cose. Sì, perché Carlo, sempre evidentemente su di giri a causa dell’alcol, ha ripreso esattamente come prima a venire davanti a casa mia, a urlare insulti pesantissimi, a sbattere sul portone cercando di sfondarlo (un portone che è piuttosto scassato e tiene poco), a suonare per ore il campanello di casa, a entrare e a picchiarmi, a minacciarmi se lo avessi denunciato di nuovo. Sono stata costretta quindi a presentare nuove denunzie per le botte, gli insulti, le minacce».

Come si sono mosse le forze di polizia?
«Hanno cercato di sostenermi e di aiutarmi, specialmente la Polizia, dove esiste proprio un Nucleo Antiviolenza sulle donne, ma anche i Carabinieri hanno fatto la loro parte, quando hanno potuto. Poi, questa estate, dopo un colloquio con una psicologa, mi hanno collocata fuori provincia in una casa protetta per donne fatte oggetto di violenza, sita in una località segreta».

Come ha vissuto l’esperienza della casa protetta?
«Sinceramente non è stata una bella esperienza. Mi sono trovata, unica italiana, insieme a diverse donne straniere, quasi tutte più giovani di me, donne con una cultura e delle tradizioni molto lontane dalle mie. Diverse di loro, benchè in Italia da tanti anni, non riuscivano nemmeno a parlare in italiano. Ho notato anche la carenza di personale specializzato di supporto, che, almeno nel mio caso, ma penso per tutte, sarebbe stato di grande aiuto. Si sta molto male quando si viene da brutte storie di violenza, di aggressioni, di botte, di minacce, magari lontano dai figli, umiliate nell’animo e nel corpo, e un po’ di sostegno psicologico sarebbe stato veramente di conforto. Dopo quindici giorni non ne potevo più e ho chiesto di tornare a casa, e poco dopo, puntualmente, sono ricominciate le mie disgrazie con Carlo. Appena ha saputo che ero ritornata a casa, ha ripreso a cercarmi con le sue consuete modalità».

Poi che è successo dopo il rientro a casa? Altri episodi di brutale violenza? Altri pestaggi?
«Sì, altri episodi, e ogni volta, terrorizzata, con la faccia gonfia come un pallone, sono stata costretta a chiamare la polizia o i carabinieri. E ogni volta Carlo è stato portato in carcere, ma quasi sempre è riuscito a ottenere la revoca della custodia cautelare e gli arresti domiciliari, dai quali regolarmente evade. A me, che sono ignorante in materia, tutto ciò sembra assurdo. Se non riesci a controllarti, perché bevi o sei fuori di testa, non puoi girare libero per Macerata come una scheggia impazzita, pronto a colpire, ogni volta che ti si presenta l’occasione, una donna che non è minimamente in grado di reagire. Attualmente io sono tutta un livido e lui finalmente è stato riportato in carcere, e questa volta spero che ci rimanga per tanto tempo, perché sono veramente esausta, stanca, provata, demoralizzata, soprattutto nello spirito. Spero che il giudice ormai abbia capito che questo soggetto è pericoloso e che io sto rischiando moltissimo, forse anche la vita, come ogni tanto si legge sui giornali in casi analoghi al mio. Le scarpe rosse, quelle che vengono esposte in ogni caso di omicidi di donne, sono importanti, ma per me ancora più importanti sono la mia vita e la mia incolumità».

Che consiglio si sente di dare alle donne che vivono esperienze simili alla sua?
«Intanto scegliere bene la persona con la quale iniziare una relazione, ma questa – me ne rendo conto – è una cosa veramente difficile, perché, in occasione dei primi contatti, non riesci a capire chi veramente hai di fronte. All’inizio sembrano tutti angeli discesi dal cielo. A parte questo, al primo schiaffo bisogna chiudere immediatamente il rapporto e presentare una querela alle autorità, senza aspettare nemmeno un giorno. Poi evitare di fare il mio sbaglio più grave, cioè ritirare le accuse per le percosse ricevute per dare una seconda possibilità, una seconda chance, al tuo torturatore, perché questa seconda possibilità si tradurrà sicuramente in nuove botte, calci e pugni, ancora più forti, ancora più violenti, ancora più devastanti. La mia brutta esperienza mi ha portato a queste conclusioni, anche se purtroppo ho fatto passare troppo tempo prima di capire bene come muovermi».

Attenzione, quindi, al secondo incontro, perché si rischia moltissimo.
«Il secondo incontro, quello che in teoria dovrebbe servire a ricucire la rottura, a riportare il rapporto su binari di normalità e di serenità, è di solito pericolosissimo perché non si chiarisce mai niente e si litiga di nuovo, di brutto, e molte volte va a finire veramente male, ovviamente per le donne. Quanti casi del genere abbiamo letto sui giornali. E poi, altro consiglio, chiamare sempre le forze di polizia ogni volta che il tuo ex si presenta dalle parti di casa tua se lui ha un divieto di avvicinamento. In queste situazioni non bisogna esitare mai, nemmeno per un minuto.

*Giuseppe Bommarito, presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

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