“Macerata-Università”,
il viaggio di Adornato

«La stazione il risultato migliore
Lascio un ateneo più aperto alla città»

L'INTERVISTA - Sei anni alla guida di Unimc per il docente arrivato dalla Calabria in una giornata piovosa dove in giro non c'era nessuno, 40 anni fa. I ricordi tra Charlie Brown e la piccola fiammiferaia. «All'inizio ero un granello, non era tra i miei obiettivi fare il rettore. La prima cosa che farò a fine mandato? Andrò a trovare mia madre a Cittanova. Il risultato che amo ricordare? La stazione intitolata all'università. Un neo? Il corso di Umanesimo digitale che non è mai nato». Domani l'ultimo cda, il 2 novembre il passaggio di consegne con McCourt
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Il rettore Francesco Adornato con il dg di Unimc Mauro Giustozzi alla stazione “Macerata-Università” inaugurata due anni fa

di Luca Patrassi 

C’è spesso, se non sempre, nella storia di molti di noi un «paese mio che stai sulla collina» che si lascia, dal quale si va via. Francesco Adornato era già andato via da un pezzetto dalla sua Calabria, da Cittanova, quando è sbarcato in quel di Macerata con in mente, ed anche nel cuore, un futuro da prof, da studioso. Erano gli anni Ottanta, ora siamo ai titoli di coda per la parte accademica. Francesco Adornato chiuderà a breve la sua carriera da prof e da martedì prossimo quella da rettore. Domani l’ultimo Consiglio di amministrazione, le ultime firme dopo sei anni da rettore (leggi l’intervista di quando si candidò).

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Il rettore Francesco Adornato

Allora rettore, siamo ai saluti finali…

«Saluti cordiali ed affettuosi fin qui avvenuti con il personale tecnico che sono andato a trovare negli uffici, oltre a quelli del rettorato che hanno organizzato una cerimonia, ieri sono venuti a trovarmi i componenti del consiglio degli studenti che mi hanno dato in omaggio una cravatta e un biglietto significativo in cui, tra l’altro, è scritto “perdiamo un uomo di cultura sempre disponibile al confronto… il rettore delle studentesse e degli studenti”, nei giorni scorsi sono venuti il prefetto e l’assessore Katiuscia Cassetta a nome dell’amministrazione comunale».

La prima cosa che farà?

«La conclusione del mandato è il 31 ottobre, andrò a trovare mia madre al mio paese Cittanova, città nata da un terremoto: vado in campagna nei luoghi irriconoscibili dei luoghi della gioventù che il sentimento individua sempre come propri. Il 2 novembre ci sarà il passaggio delle consegne».

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Lo scorso aprile durante l’inaugurazione del 732° anno accademico

La prima giornata maceratese da ex rettore come la trascorrerà?

«Vorrò respirare da cittadino l’aria di Macerata, lo studio e gli incarichi dentro il sistema universitario sono stati nel complesso logoranti, dunque mi guarderò intorno, incontrerò gli amici trascurati, libero nei miei movimenti. Prenderò più di un caffè in giro nei bar, guarderò le vetrine delle librerie, dei negozi di dischi, insomma vedere la città con una possibilità rilassata, non più vista in modo frenetico».

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Francesco Adornato alla Giornata del Laureato lo scorso 16 settembre

Chi era l’Adornato degli anni Ottanta, quale impressione ha avuto dalla città?

«Era una giornata piovigginosa e umida, come nei fumetti di Charlie Brown: dalla stazione fino in piazza non incontrai nessuno per poi scoprire la bellezza della piazza, non immaginavo il mio futuro ma avevo chiaro che volevo fare il docente universitario, lo studioso. Per anni sono stato come la piccola fiammiferaia, guardava dalle vetrine, aveva un vetro che la separava dalla città, ero comprensibilmente lateralizzato, sconosciuto, nel tempo ho costruito un sistema di relazioni che mi ha reso pienamente integrato. “La città di 40 anni, era una città quieta, pensante, nessun grido si udiva, né si inneggiava sui muri” per citare il matelicese Libero Bigiaretti. L’Università, pur essendo di piccole dimensioni, era gerarchica, distante, io ero un granello».

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Con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione del 730° anno accademico

Quando ha cominciato a pensare di poter fare il rettore?

«Non è mai stato un obiettivo, è capitato, il mio percorso universitario l’ho iniziato come vicepreside di Scienze politiche (il preside era Vitantonio Gioia), poi preside per due mandati, direttore di Dipartimento, poi ci fu una proposta unitaria dei direttori di dipartimento per eleggermi rettore».

Sei anni sono lunghi da passare, ma di cose ne sono accadute molte…

«Un parametro possono essere gli eventi straordinari che sono stati il terremoto e la reazione al terremoto, l’omicidio di Pamela Mastropietro e il raid di Luca Traini che hanno indirettamente inciso sulla reputazione della città e dell’università, la pandemia ha colpito tutti e ha comportato uno sforzo non solo fisico ma anche mentale e organizzativo per costruire nuovi percorsi che hanno toccato corde profonde e paurose».

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Adornato alla stagione “Macerata Università”

Che tipo di ateneo lascia?

«Un ateneo più aperto alla città, più consapevole, più internazionalizzato, ancora oggi abbiamo approvato le convenzioni con le università russe ed ucraine, incontri di culture per la pace».

Cosa resta di questi 40 anni maceratesi, fatti, personaggi?

«È una città colta, penso a Stefano Scodanibbio, penso a Remo Pagnanelli che incarnano il Genius loci insieme alle presenze poetiche che ci sono in città, mi ha colpito la figura di Giancarlo Liuti, le iniziative musicali, teatrali e culturali, Paolo Piangiarelli, Musicultura e Macerata jazz curata da Musicamdo che rendono la città molto più ricca di quanto essa stessa è disposta a credere».

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La stazione “Macerata Università”

Il risultato che le fa più piacere ricordare?

«La stazione ferroviaria intestata all’ateneo a Vallebona, sembrava impossibile da realizzare, ci siamo riusciti nonostante trattenute ostilità finanche sul nome».

Il lato negativo?

«Le difficoltà sul percorso digitale, il corso di laurea di Umanesimo digitale che fu respinto dalla conferenza regionale dei rettori in maniera ancora oggi incomprensibile, per via delle tante convergenze, le ostilità partivano da diversi luoghi. I rettori di Ancona, Urbino e Camerino si sono astenuti, abbiamo votato a favore io e la Latini ma hanno votato contro i tre studenti, tutti espressione della Politecnica delle Marche».

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PASSAGGIO DI CONSEGNE – Francesco Adornato e John McCourt, che entrerà in carica dal 2 novembre

Nella terra di Leopardi a un rettore impegnato anche per la valorizzazione delle opere del grande recanatese succede un altro rettore – John Francis McCourt –  che è il maggior studioso di Joyce…

«La connotazione strutturale e sostanziale di un Ateneo interamente umanistico».

Il messaggio finale?

«Ad maiora per l’Ateneo, un caro augurio».

Il fronte delle opere in corso e in fase di avvio. In corso ci sono opere per dieci milioni di euro alla Loggia del Grano in via don Minzoni, alla palazzina Tucci al civico 2 di corso Cavour, all’edificio di piazza Strambi. In progettazioni ci sono il polo sportivo di Santa Croce per 5 milioni, l’ampliamento del polo Bertelli per 4.5 milioni, i cantieri per il sisma nella sede di Giurisprudenza, in via Garibaldi, a palazzi Ciccolini, a palazzo Ugolini e al civico 20 di via Crescimbeni,  per 14 milioni, l’efficientemento energetico del polo Pantaleoni.

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