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Porto Dubai, chiesta la sospensiva del “no”
«Progetto oscurato e sottratto
al giudizio di cittadini e stakeholders»

CIVITANOVA - Nel secondo ricorso al Tar la Eurobuilding di Antonelli ha impugnato anche il provvedimento definitivo di diniego emesso dal dirigente dei Lavori pubblici il 29 aprile scorso, chiedendo istanza cautelare. Se dovesse essere accolta si potrebbe riaprire l'intera procedura

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Uno dei rendering del nuovo porto

 

di Giovanni De Franceschi

Porto Dubai, l’Eurobuilding chiede anche la sospensiva. E così la pratica rischia davvero di tornare, come nel Gioco dell’oca, alla casella di partenza. In particolare, la società dell’imprenditore Umberto Antonelli, attraverso lo studio legale Tedeschini di Roma con il secondo ricorso al Tar del 30 maggio ha impugnato il provvedimento finale di diniego firmato il 29 aprile dal dirigente Lavori pubblici.

Un provvedimento emanato dopo la delibera del Consiglio del 3 marzo, già impugnata dalla società nel primo ricorso, con cui il progetto era stato dichiarato assolutamente irricevibile. In sostanza la società contesta sempre il procedimento adottato al Comune, che a suo avviso avrebbe dovuto pubblicare il progetto all’Albo pretorio, per poi convocare la Conferenza dei servizi con tutti gli enti interessati e valutarlo in quella sede.

Invece, secondo quanto ricostruito dalla Eurobuilding, l’amministrazione ha tenuto il progetto nel cassetto per 190 giorni, poi ha inviato alla società un preavviso di diniego, quindi ha chiesto al Consiglio di esprimersi con voto segreto e infine, il 29 aprile scorso, il dirigente ha redatto il provvedimento definitivo di diniego. E proprio questo il provvedimento di cui la Eurobuilding ha chiesto anche l’istanza cautelare di sospensione, cioè un annullamento immediato prima ancora della trattazione del merito di ricorso, che di fatto riaprirebbe l’intera procedura a stretto giro.

«Il provvedimento di diniego impugnato – scrive la società – preclude ogni possibilità che l’istanza e il progetto presentati dalla ricorrente vengano debitamente e adeguatamente valutati, in sede di conferenza di servizi, da tutte le amministrazioni portatrici degli interessi pubblici coinvolti, con conseguente vanificazione di ogni speranza di rilascio della concessione richiesta e anche di realizzazione delle opere in progetto. La ricorrente subirebbe un grave pregiudizio discendente anche dall’impossibilità di recupero di ogni investimento sinora effettuato e, contestualmente, si renderebbe inoperabile nel breve periodo qualsiasi intervento di valorizzazione del porto di Civitanova, a dispregio dell’effettivo interesse pubblico alla riqualificazione dell’area portuale che il Comune dovrebbe perseguire».

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Un altro rendering del progetto

Secondo la società tutto il procedimento messo in atto dal Comune «non trova corrispondenza in alcuna norma di legge, in quanto il provvedimento che ne è derivato viene espressamente inquadrato come diniego alla richiesta di concessione demaniale marittima, con ciò presupponendosi che vi sia stata una previa formale valutazione della domanda dell’interessato ai sensi del suddetto regolamento; valutazione che, in realtà – specificano i legali di Antonelli – mai è stata effettuata, essendosi tutto arrestato in una fase embrionale del procedimento, ossia ancor prima della pubblicazione della domanda.

In particolare, il Comune ha omesso di improntare l’iter secondo le disposizioni di cui al Dpr n. 509/1997, sostenendo, dapprima, in sede di preavviso di rigetto, che tale normativa non fosse, in assoluto, più applicabile in materia di concessioni demaniali marittime perché recessiva rispetto alla legge regionale. Dopodiché, nel provvedimento di diniego qui impugnato il Comune, pur avendo così implicitamente riconosciuto l’erroneità della propria tesi a fronte delle controdeduzioni della ricorrente, ha pretestuosamente riconosciuto l’applicabilità del suddetto Dpr, ma ne ha limitato la portata soltanto con riferimento alla realizzazione della darsena nord prevista nel Piano regionali porti e non anche per le altre opere complementari rientranti nel progetto dell’istante».

Insomma, il punto chiave è sempre quello: il Comune secondo la società si sarebbe arrogato il diritto di decidere da solo in merito al progetto, quando al contrario avrebbe dovuto renderlo prima pubblico e poi farlo valutare anche altri enti coinvolti.  «E, poi, infondata e pretestuosa l’affermazione del Comune circa l’intenzione, che si evincerebbe dal progetto, dell’Eurobuilding di voler comprendere aree ed opere che non sarebbero strettamente legate all’attività portuale, quindi, non rientranti nel Dpr n. 509/1997», si legge ancora nel ricorso. E a dimostrazione di questo i legali citano la relazione generale del progetto, che recita: «Per quanto riguarda le aree retroportuali del Demanio il progetto prevede, come si è detto, una generale ristrutturazione e rigenerazione urbanistica, in armonia con quanto indicato sia nel Piano portuale regionale che nel Piano regolatore comunale: una porzione di città strutturata in modo da ricondurre il tessuto urbano consolidato alle nuove banchine di riva attraverso percorsi sviluppati lungo grandi spazi verdi attrezzati a giardini pubblici ed animati al piano terreno da esercizi per la ristorazione, il commercio, i servizi portuali. Nei tre piani superiori dei sette corpi edilizi in linea, e negli otto piani superiori dei quattro corpi a torre, si svilupperà un complesso turistico-residenziale che garantirà l’effetto urbano e la vitalità dell’area portuale. Completeranno il nuovo borgo due importanti alberghi ed alcuni corpi edilizi destinati ai nuovi cantieri e a servizi vari».

associazioni-no-porto-dubai-civitanova-FDM-3-325x217Infine, sempre nel ricorso, si precisa che «tutte le osservazioni che il Comune fa sul progetto riguardano solo un aspetto marginale dello stesso, ossia la parte di porto dove si concentrano le opere a terra gestite dagli attuali concessionari e le ipotizzate “opere residenziali” che snaturerebbero — ad avviso del Comune – il retrostante. Il “focus” del progetto è invece tutt’altro – spiegano i legali della Eurobuilding – in piena adesione alla visione del Prp, il progetto, nel riqualificare l’intero porto storico, prevede la realizzazione di una nuova darsena, destinata in parte alla delocalizzazione delle attività commerciali-industriali che snaturano l’attuale bacino portuale; ma, soprattutto, volta a creare un grande cantiere di refitting. Si tratta del vero “motore” socio-economico di uno straordinario processo di sviluppo della città e del territorio, che consente di ospitare a terra decine di super yacht con i loro armatori ed equipaggi (ipotizzando complessivamente una media di 200/250 persone). Durante tutta la stagione invernale originerà una domanda concentrata sul settore “luxury” (che contraddistingue il nuovo mercato della nautica): un mercato che richiede servizi adeguati e “tailor-made”: dalla produzione di accessoristica specializzata a strutture ricettive dedicate, alla commercializzazione di beni di consumo di fascia alta. Un progetto di “destagionalizzazione” strutturale del turismo nautico per una città che sostanzialmente vive solo pochi mesi l’anno. In ordine alle modalità di gestione sbaglia il Comune a stigmatizzare il progetto come un’iniziativa di “privatizzazione” e di esclusione dell’economia locale; tutto il contrario, come si evince dal Piano economico finanziario, gran parte dei costi – specifica la società – verranno ammortizzati attraverso la partecipazione attiva di operatori terzi, da coinvolgere non solo attraverso gli strumenti di affidamento previsti dall’ordinamento, ma anche con l’attivazione di partnerships con tutti i soggetti costituenti il tessuto imprenditoriale e commerciale della città. Un’impostazione che non si è saputo o voluto leggere e che, in mancanza della pubblicazione della proposta, è stata totalmente “oscurata” e sottratta al dibattito ed al giudizio della cittadinanza e degli stakeholders».

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