I compensi della Camera di Commercio
battono anche quelli della Regione

CONTI - L'Ente è al top degli emolumenti pubblici nelle Marche. Su 57, 20 hanno compensi annuali lordi superiori ai 100mila euro. La schiera di dirigenti di palazzo Raffaello arriva subito dopo
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Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche

 

di Luca Patrassi

«Cosa vuoi fare da grande?»: la domanda era un incubo per i malcapitati scolaretti preda di maestre che si facevano un’infornata di affari altrui, ora c’è la privacy. Nessuno, piuttosto, a quei tempi, ti chiedeva «quanto vuoi guadagnare?», forse perché l’argomento non sembrava socialmente utile. Oggi la trasparenza amministrativa permette di spulciare i compensi della classe dirigente degli Enti pubblici e le scoperte sembrano ribaltare convinzioni secolari di famiglie che per i propri figli sognavano, anche per il rivolto economico, un futuro da avvocati, medici, calciatori, notai, sindacalisti di fascia alta.

A guardare la scarna pagina della trasparenza amministrativa della Camera di commercio delle Marche – nata per un obbligo di legge dalla fusione delle cinque provinciali – si vede che il segretario generale Fabrizio Schiavoni lo scorso anno ha percepito un reddito di 189mila euro lordi. Non solo: la Camera di Commercio delle Marche con meno di duecento dipendenti e un bilancio di alcuni milioni, aveva nel 2019 altri 4 dirigenti apicali: il vicesegretario Michele De Vita con 148mila euro, Loreno Zandri con 121mila euro, Roberto Pierantoni con 97mila e Mario Guadagno che è andato in pensione nel maggio 2019 ed ha chiuso con 72mila euro (tutti i compensi sono al lordo della tassazione).

La Camera di commercio delle Marche è guidata dal presidente Gino Sabatini, in giunta ci sono Salvatore Giordano, Massimiliano Polacco, Andrea Santori, Marco Pierpaoli, Tommaso Di Sante, Fausto Calabresi e Marta Mattioni: sulla loro pagina non viene indicato alcun compenso, forse per una svista o forse perché la carica non prevede remunerazione. Di sicuro comunque la Camera di Commercio delle Marche è al top regionale degli emolumenti pubblici. La Regione Marche, che pure non scherza, arranca nelle retrovie a diverse decine di migliaia di euro di distanza.

DSC_5947_Regione_Marche-650x433-650x433-325x217Sul fronte trasparenza, però, occorre sottolineare che la Regione offre tutte le informazioni del caso. Si “scopre” così che l’Ente ha qualcosa come 57 dirigenti, venti dei quali superano i centomila euro di compenso lordo annuo. Guida la speciale classifica ovviamente il segretario generale, l’appena nominato Mario Becchetti: alla voce compensi c’è scritto: «al segretario generale spetta, per lo svolgimento delle funzioni, il trattamento economico omnicomprensivo annuo lordo di 130mila euro da corrispondere in dodici mensilità posticipate». La parola omnicomprensivo però in burocratese non ha lo stesso significato letterale: se si guarda il compenso della segretaria generale in carica nel 2019 (Deborah Giraldi) si scopre che oltre a 140mila euro ci sono altri 28mila euro a titolo di premio di risultato.

La Regione Marche, si è sempre detto, è una regione al plurale: ha anche un fortino burocratico tutto legato al Consiglio ed anche in questo caso ci sono segretari generali e dirigenti. L’attuale segretaria generale Maria Rosa Zampa ricopre il ruolo dal maggio 2019 quando è andato in pensione Massimo Misiti: in quell’anno il trattamento economico era di 118mila euro ai quali si sono aggiunti 15mila euro per il premio di risultato del 2018. Poi, nel 2019, c‘erano in Consiglio altri 3 dirigenti, due dei quali da oltre centomila euro annui.

A guardare anche le partecipate della Regione (Svim, Aerdorica tra le altre) si resta distanziati dai redditi della burocrazia targata Camera di commercio. Puntatina maceratese sul fronte trasparenza: sul sito dell’Apm è comparsa la dichiarazione 2019 del presidente del Cda Giorgio Piergiacomi. Non c’è ancora quella del direttore Stefano Cudini.

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Di seguito l’intervento di Roberto Pierantoni:

«Occorre precisare che l’importo riportato nell’articolo – spiega il dirigente – si riferisce alla somma da me percepita (per cassa e non per competenza) nel 2019 e non al compenso attribuito (competenze) per lo svolgimento del mio incarico dirigenziale presso la Cciaa delle Marche. La somma indicata (97mila euro) risente anche delle competenze liquidatemi per lo svolgimento dell’incarico di segretario generale facente funzioni della consorella di Benevento, in posizione di comando nel periodo agosto-dicembre 2019. Infatti, per lo svolgimento del mio incarico dirigenziale nella Cciaa delle Marche (presso la quale sono rientrato dopo 11 anni di incarichi ministeriali come segretario generale della Cciaa di Lecce dapprima, poi di Pescara ed infine come commissario ad acta per la costituzione della nuova Cciaa Chieti Pescara), la Giunta camerale, nel rispetto dei limiti contenuti nel Ccnl 23.12.1999 e smi del Comparto Regioni ed Autonomie Locali (ora Funzioni Locali), mi ha attribuito una retribuzione tabellare annua lorda (per tredici mensilità) pari ad 43.310,90 euro (che è uguale per tutti i dirigenti, indipendentemente dall’incarico), una retribuzione di posizione annua lorda per tredici mensilità (legata all’Area dirigenziale diretta) pari ad 22.723,07 euro (la retribuzione di posizione massima prevista dal Ccnl è pari ad 45.102,87 euro), per un totale di 66.033,97 euro, a cui si aggiunge, in caso di valutazione positiva, una retribuzione annua di risultato una tantum (a valle del procedimento di valutazione delle perfomance) pari ad almeno 4.010,62 euro [fatto 100 la somma del salario accessorio (retribuzione di posizione pagata mensilmente più retribuzione di risultato pagata una tantum), almeno il 15% deve essere pari alla retribuzione di risultato, legata al raggiungimento degli obiettivi assegnati]. Dopo quasi dodici anni di onorato servizio come figura apicale (segretario generale a seguito di selezione pubblica) – conclude Pierantoni – non mi sembra una distorsione, nemmeno in confronto alle colleghe e ai colleghi della Regione». 

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