«Nessuna omelia sul corpo delle donne»
In 300 manifestano in piazza (FOTO)

MACERATA – Hanno portato stampelle, ombrelli e fulmini rossi, per difendere la legge sull’aborto, mostrare solidarietà alle donne polacche e condannare le parole di don Andrea Leonesi. Intanto l'ex sindaco Carancini si appella al vescovo: «La comunità ha bisogno di un suo intervento, magari durante la messa di domani all'Immacolata»
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di Giulia Mencarelli (foto di Fabio Falcioni)
“Nessuna omelia sul corpo delle donne”, “Aborto libero per tutte”, “Né messe né sottomesse”, “In cantina e in sagrestia meglio l’aborto che la pedofilia”. Sono alcuni dei cartelli e striscioni che oggi pomeriggio hanno rappresentato la manifestazione di protesta contro l’omelia di don Leonesi che questa settimana ha fatto discutere Macerata e l’Italia intera.
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«Mi verrebbe da dire una cosa ma poi scandalizzo mezzo mondo». Quando il parroco dell’Immacolata, pronunciò queste parole durante l’ormai nota omelia anti-abortista, non aveva fatto i conti con quel mezzo (o forse di più) mondo. Senza pensarci due volte, il sacerdote ha toccato, ferendo, la sensibilità della persona in generale, uomo o donna che sia. Scatenando innumerevoli reazioni, fino alla protesta di oggi pomeriggio in piazza Mazzini a cui hanno partecipato circa trecento persone. Attraverso la loro voce e rabbia, in un attimo le Marche si sono riunite, accanto alle realtà di Non Una di Meno Macerata e Non Una Di Meno Transterritoriale Marche.
Manifestazione_Aborto_FF-17-325x217Testimone simbolico, più delle stesse parole, i simboli quali le grucce, gli ombrelli e il fulmine rosso.  «Vi chiederete perché vi abbiamo chiesto di portare una stampella. Questo strumento rappresenta un esplicito richiamo agli aborti illegali, domestici, clandestini, ultima istanza in un momento in cui era impossibile ricorrere alle procedure mediche, legali e sicure, per interrompere una gravidanza. Oltre ad essere un monito, la stampella, insieme all’ombrello e il fulmine rosso, è uno dei simboli scelti dalle donne polacche nelle loro manifestazioni di piazza, verso le quali esprimiamo solidarietà e sostegno. Essere qui oggi, è un atto politico». Così Cecilia Ercoli, di Non Una Di Meno Macerata, apre la piazza. Il suo è solo uno dei tanti moniti alla reazione e vicinanza alle donne polacche. Una, tra queste, Zuzia Luczak, presente proprio a Macerata, ha mostrato solidarietà anche alle compagne polacche, incitando: “Tojestwojna!” (“Questa è guerra!”).
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Non solo Macerata, ma anche Non Una Di Meno Transterritoriale Marche, nelle parole di Marte Manca: «Assistiamo ad una morte della l.194/1978. Questo di fronte alla sempre più invasiva presenza degli obiettori di coscienza nei nostri ospedali. Non permetteremo che in questa regione, si decida sui nostri corpi. Mettetevelo in testa!». Manifestazione_Aborto_FF-13-325x217Accanto all’attivismo anche esponenti dell’Osservatorio di genere, Claudia Santoni che ribadisce come «le parole pronunciate dai ministri del culto non rappresentano l’attuale situazione della donna. Abbandoniamo questi luoghi comuni». Polemiche che hanno toccato la città tutta, compresa l’Università di Macerata rimasta allibita dalle dichiarazioni della professoressa Clara Ferranti mostratasi totalmente favorevole all’omelia del parroco. «Dal Rettore ci aspettavamo una presa di posizione più marcata, ma capiamo come in rappresentanza di diverse categorie non si sia sbilanciato troppo. Critichiamo fortemente, invece -ha detto Francesca Camilla Bollettini (rappresentante di Officina Universitaria) – l’intervento odierno di Adinolfi. Ha giudicato il Rettore, accusandolo di una limitata libertà di espressione, fatto alquanto inesistente». È alla stessa Ferranti che, delle attiviste, hanno dedicato una preghiera, piuttosto rivisitata. Le Marche non erano sole. Una risonanza a livello nazionale, che, in collegamento telefonico ha portato anche la voce di “compagne e compagni” sardi e veneti. Presenti al corteo anche i primi a segnalare la gravità dell’omelia, i rappresentanti di Sinistra Italiana Macerata e con loro anche i consiglieri Pd, Ninfa Contigiani e Andrea Perticarari.
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INTERVENTO – Sul paragone tra aborto e pedofilia fatto dal vicario della Diocesi nella contestata omelia all’Immacolata, interviene anche Romano Carancini. L’ex sindaco di Macerata ora consigliere regionale dem chiede un intervento del vescovo, domani, proprio durante la messa nella chiesa di corso Cavour.
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Romano Carancini e il vescovo Nazareno Marconi

«A me sembra necessaria non tanto per tutti coloro che ci guardano da fuori e ci giudicano – dice Carancini – bensì per noi, per la nostra comunità cittadina che credo non abbia bisogno di ulteriori strappi sociali, divisioni, animosità, crociate, bensì semmai, dentro pure ad un confronto di merito su temi cruciali come l’aborto o la pedofilia, del rispetto reciproco, della tolleranza, della umanità. Le chiedo di andare alla messa domani e le sue parole di pace risuonino in quella meravigliosa chiesa, luogo così tanto determinante negli ultimi 50 anni per la vita, la crescita sociale e la consapevolezza della città, per la profonda catechesi che ha saputo trasmettere nella formazione di giovani e coppie, per il laboratorio di idee innovative che ha avvicinato tante persone grazie a progetti di partecipazione, per l’apertura intellettuale che ha saputo incarnare. Senza rinunciare per un solo istante, quella chiesa, quel luogo, quelle persone, nella propria attività quotidiana, ai valori di Cristo. Vescovo – continua il consigliere regionale – quello che infatti sta accadendo dopo l’omelia di Don Andrea, soprattutto nei social, oggi lo strumento più potente e pericoloso di comunicazione tra le persone, è la degenerazione del confronto: insulti, accuse, ostilità personali tra persone che non si conoscono, divisioni per appartenenze politiche. Le parole, le tante parole scritte spesso sono pietre che vengono usate per colpire, per etichettare, per negare l’altro, per accusare, qualche volta anche per minacciare. Per quanto il tempo potrà lenire io credo che la comunità maceratese si porterà dietro le ferite dell’intolleranza e dell’individualismo che pure questa vicenda ha espresso. Vescovo, la comunità maceratese ha bisogno, oggi, della sua buona parola di riavvicinamento della comunità e sono convinto lei saprà farlo aiutandoci a distinguere i diversi piani dei possibili confronti tra tutti noi sugli argomenti di cui si discute: la dottrina della chiesa sull’aborto; la legge e i diritti delle persone, in particolare quelli delle donne, sullo stesso tema; l’ignominioso reato della pedofilia che pure vive e si alimenta dentro la nostra società. Personalmente non entro nel merito del confronto perché, prima di me, alcuni contributi, nei quali mi riconosco, sono stati esemplari per una riflessione sulle parole di Don Andrea. Su questo, il pensiero profondo, equilibrato, vero e, per certi versi, doloroso di Elisabetta Garbati a cui aggiungo quello acuto, sociologico-umano di Massimiliano Colombi, almeno secondo la mia opinione, ci aiutano a dirimere il campo tra l’io ed il noi, tra l’odio e la relazione umana, tra l’errore e la consapevolezza. Vescovo, don Nazzareno – conclude l’ex sindaco – manca un pezzo, una sua parola di riconciliazione. Lo faccia anche per don Andrea».

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