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Roberto Mancini sfida le corazzate:
«Quello a noi è un voto utile
per un altro modo di fare politica»

REGIONALI - Intervista al candidato governatore di Dipende da noi: «Seguiamo l’etica della responsabilità in prima persona. Il nostro obiettivo è assicurarci una rappresentanza in Consiglio. Questa destra è pericolosa, dal Pd politica dell'abbandono». Sul mancato ingresso nella coalizione di centrosinistra: «Sono stati i dem a non volere un accordo, Mangialardi è l'erede di Ceriscioli e noi avevamo chiesto discontinuità». Sulla squadra capitanata da Francesco Acquaroli: «Mentalità in contrasto con la Costituzione». Infine sulla situazione a Macerata: «Anche qui ci sarebbe bisogno di un taglio netto col passato, vedo bene Alberto Cicarè»
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La squadra di Dipende da noi

 

di Giovanni De Franceschi

Da una parte c’è chi viene considerato in contrasto con i principi della Costituzione. Dall’altra, chi ha praticato la politica dell’abbandono. Loro si pongono a sinistra di entrambi, con un’idea che «chiede di smettere di lamentarsi della politica lasciando fare a chi la scambia per una carriera» e che al contrario segue «l’etica della responsabilità in prima persona». E’ Dipende da noi, la lista che candida a governatore il prof Roberto Mancini, 62 anni, residente a Civitanova, docente di Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Una lista di sinistra, appunto, sostenuta tra gli altri dall’ex governatore e magistrato Vito D’Ambrosio. Dal mancato accordo col Pd, accusato di non aver veramente voluto tagliare col passato, alla coalizione guidata da Francesco Acquaroli, considerata di estrema destra e pericolosa, fino ad arrivare al concreto obiettivo, quello di entrare in Consiglio regionale: Cronache Maceratesi ha intervistato il candidato governatore di Dipende da noi.

Il professor Roberto Mancini

Prof Mancini, cosa l’ha spinta a candidarsi?
«Ci sono molte persone, in ogni provincia delle Marche, che condividono da anni l’impegno nel volontariato, nell’azione sociale per chi vive maggiori difficoltà e fragilità, nella difesa del valore educativo della scuola e nella ricerca universitaria. Quando queste persone, di comune accordo, hanno chiesto a me di candidarmi per rappresentare il progetto del movimento Dipende da Noi, mi è parso giusto non deludere questa richiesta. Ho accettato di candidarmi per contribuire alla riuscita di questo progetto che vuole riattivare il dialogo tra i cittadini e il Consiglio Regionale».

Dipende da noi, è una specie di esortazione per i cittadini…
«È il contrario dell’indifferenza e della delega, è un’idea che chiede di smettere di lamentarsi della politica lasciando fare a chi la scambia per una carriera. Seguiamo l’etica della responsabilità in prima persona. E proprio l’etica, cioè la capacità di fare il proprio dovere e di rispettare ogni persona, è stata la grande assente nel modo convenzionale di fare politica in tutti i partiti».

Il vostro mancato ingresso nella coalizione ha scaldato gli animi nel centrosinistra.
«Già tra gennaio e febbraio avevamo proposto ai dirigenti regionali del Partito Democratico di costruire insieme un’alleanza vera, a due condizioni: la prima era quella di una netta svolta rispetto al modo di governare della precedente giunta di centrosinistra, i cui risultati sono stati fortemente deludenti; la seconda era quella di avere una candidata alla Presidenza, o in subordine un candidato, che fosse espressione della società civile e garantisse l’unità convinta di tutte le forze della coalizione. Ma su entrambe queste condizioni indispensabili abbiamo trovato un rifiuto: i dirigenti del Partito democratico insistevano nel dire che la giunta regionale ora in scadenza ha governato bene; dopo di che è arrivata una candidatura in totale continuità: Mangialardi è l’erede naturale di Ceriscioli. Quindi è mancata la volontà di un accordo serio e non da parte nostra».

Uno dei leit motiv del Pd è quello del voto utile: quello dato a voi secondo loro sarebbe inutile, cosa risponde?
«Che il voto dato a chi governa come ha governato la giunta Ceriscioli è un voto che va nella direzione dell’immobilismo: significherebbe lasciare le Marche, per il futuro, nello stato in cui si trovano oggi. Il voto per il movimento “Dipende da Noi” invece è realmente utile perché serve a portare nel circuito della politica regionale un altro modo di fare politica, assicurato da candidate e candidate come quelli della nostra lista. Si tratta di persone che da sempre sono impegnate nel prendersi cura delle persone e del bene comune. Lo fanno per lavoro e per volontariato, in ogni caso per passione e non per fare carriera riducendo la politica a un mestiere, come succede solitamente».

Considera un pericolo l’avanzata di questa destra, perché?
«La considero un pericolo perché la mentalità dei partiti di destra – che in Italia sono partiti di estrema destra – è in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione. Dov’è al potere la destra privatizza i servizi e la sanità, canalizza la rabbia sociale contro le persone straniere e aggrava i problemi esistenti. Inoltre lo stile del governare per spot e slogan non si addice a nessuna comunità civile, dunque neppure alle Marche».

D’altro canto ha parlato di una politica dell’abbandono del centrosinistra. Un giudizio sugli ultimi cinque anni di governo della regione?
«Il nostro giudizio è critico perché su tutte le questioni salienti si è seguita una logica di privatizzazione (in questo non diversa dall’ottica della destra) e di abbandono delle Marche, come attesta la drammatica situazione delle comunità che hanno subito il trauma del terremoto».

Roberto Mancini e Vito D’Ambrosio

Visti i sondaggi, qual è il vostro obiettivo concreto?
«Il nostro obiettivo concreto in queste elezioni regionali è quello di ricevere un consenso tale da assicurarci una rappresentanza in Consiglio Regionale, così potremo attivare la strada che mette in comunicazione il Consiglio stesso e la comunità dei marchigiani, strada che manca da tanto tempo, almeno dai tempi della Giunta guidata da Vito D’Ambrosio, che non a caso appoggia con convinzione il progetto di “Dipende da Noi”».

Lei ha una cattedra all’Università di Macerata, come vede la situazione per le Comunali? Qui il candidato di centrosinistra convince di più di quello scelto a livello regionale?
«Direi che la situazione di Macerata non è molto diversa da quella della regione: c’è bisogno di una nuova fioritura democratica e non di continuità con il passato. “Dipende da Noi” è un movimento regionale e per ora non prende posizione sulle questioni dei singoli Comuni. Posso solo dire, ma a titolo del tutto personale che non impegna il movimento, che conosco e stimo il candidato Alberto Cicaré; mi pare che il suo programma possa avviare la svolta di cui la città ha bisogno».

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