Parcaroli contrattacca su Padre Matteo Ricci:
«Avete avuto 10 anni per il progetto
e vi siete ridotti all’ultimo»

MACERATA 2020 - Il candidato del centrodestra risponde all'assessora alla Cultura, criticando quanto fatto sul gesuita e sugli altri orientalisti: «Esclusi esperti e studiosi locali a discapito di consulenti esterni». E spiega la sua proposta alternativa
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Prima della campagna elettorale: Sandro Parcaroli con la vice sindaca Stefania Monteverde durante la presentazione di Musicultura il 6 luglio

 

Sandro Parcaroli, candidato sindaco del centrodestra a Macerata, interviene nuovamente nella querelle riguardante la valorizzazione di padre Matteo Ricci che ha visto già un suo botta e risposta con l’assessora alla Cultura Stefania Monteverde. Ed è a lei infatti che risponde. Dapprima ricordando un episodio dell’anno scorso con un gruppo di cinesi che si scattavano foto di fronte all’indicazione di via Padre Matteo Ricci, perché «non potendo visitare un solo luogo dedicato permanentemente a lui, hanno optato per l’unica soluzione possibile. Dire che erano stati a Macerata per tramite di quella via a lui dedicata – spiega Parcaroli -. Ho provato una fitta al cuore, pensando a quanto poco Macerata stesse valorizzando la figura di quell’uomo e alle occasioni che stava perdendo dal punto di vista turistico (che è poi anche sviluppo economico e sociale)». E poi passa al progetto biennale messo in campo dall’amministrazione uscente, che vedrà a settembre l’inaugurazione di uno spazio permanente dedicato agli orientalisti di Macerata (Ricci, Tucci e Beligatti).

«Del progetto degli ultimi due anni, quello sugli “orientalisti”, mi hanno parlato tutti quelli che non hai coinvolto – dice Parcaroli rivolto a Monteverde -. A cominciare dagli stessi enti che vengono definiti esperti o a noti studiosi del Ricci. E sono stato io ad aver con incredulità appreso che per allestire tale museo, tu abbia scomodato consulenti esterni (di Parma, se non ricordo male) quando avevi a Macerata un patrimonio di conoscenza che da solo bastava a giustificare qualunque impresa. Ma tant’è, non giudico questo. Punti di vista differenti. Giudico invece sì un po’ tardivo il tuo/vostro interessamento alla realizzazione di un luogo dove permanentemente si possa fare esperienza dell’opera ricciana. Hai/avete avuto 10 anni, tralasciando il decennio di giunta Meschini precedente, per porre rimedio a tale grave mancanza, come mai ci si è ridotti all’ultimo? Lo inaugurerete negli ultimi giorni di campagna elettorale? Come è ormai prassi della strategia comunicativa della sinistra in prossimità del voto? Se Padre Matteo Ricci fosse stato la tua/vostra priorità, non dico i primi 5 anni (perché, che ne so, magari non c’erano le risorse o si preferiva destinarle ad altro) ma almeno nel secondo mandato, viste anche le iniziative che hai menzionato e una tua, immagino, consapevolezza dell’importanza di un tributo permanente a lui, non doveva essere una priorità tale da meritare un’inaugurazione, che ne so, magari tra il 2015 e il 2016? Mi dicono pure che ad un certo punto si sia acceso un dibattito, tutto interno alla sinistra, sul se conservare o meno il titolo di “padre” al concittadino Matteo Ricci – prosegue Parcaroli -, come se quanto da lui fatto fosse stato più letterario che spirituale. Eppure la sua opera è connaturata alla sua stessa natura di gesuita! Non si può tralasciare questo non piccolo dettaglio. A meno che non ci sia dietro una volontà ideologica precisa».

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Padre Matteo Ricci

Parcaroli obbietta anche che «uno spazio museale multimediale sugli “orientalisti” non è un monumento a Padre Matteo Ricci. È un percorso volto a conoscere la storia di tre concittadini, quella di Ricci, quella di Giuseppe Tucci e Cassiano Beligatti, che dal mio punto di vista non valorizza, ma mortifica l’opera di ciascuno e in particolare proprio quella del Ricci. Ti dico cosa penso e cosa vorrò fare da sindaco di questa città – prosegue -.  La scelta di creare percorsi differenti nasce da due motivazioni: una di carattere culturale, l’altra di visione complessiva. Dal punto di vista culturale si tratta di tre figure diverse, vissute in epoche storiche differenti e non certo affini. Pur riconoscendo la grandezza di ciascuna di esse, non credo si possa mettere Padre Matteo Ricci allo stesso piano delle altre due. È un fatto di “posizionamento”, come diremmo noi uomini di impresa. Il posizionamento, nel marketing, è tutto. Padre Matteo Ricci movimenta, in potenza, l’interesse di un miliardo di persone nel mondo. Che dici? Sarà il caso di considerarlo a parte? Lo scopo di Macerata deve essere quello di portare turisti che vi rimangano per almeno 2 o 3 giorni, quando non addirittura di più. Se tu crei un museo o altro progetto dedicato a Ricci, un’esposizione permanente in onore di Tucci, un’altra iniziativa per Beligatti, una per Ferretti, un’altra per Pannaggi e via dicendo, non credi che ci vorrebbero almeno 3 giorni ad un turista, per vivere e conoscere a fondo la città? Se poi ci fosse annessa una mostra di grandi artisti internazionali in alcuni periodi dell’anno, l’offerta non sarebbe ancor più allettante? Se tutto questo andasse a sommarsi con quanto già esistente non pensi che, magari, farebbe essere Macerata meta e non passaggio verso altra destinazione di una vacanza nelle Marche? Io, da sindaco, ragionerei sull’indotto, prima del resto. L’ho detto ieri parlando del programma. Come vorresti che fosse riconosciuta e considerata Macerata nei prossimi 10 anni? Tra le tante cose, come la città di Padre Matteo Ricci, la città di Giuseppe Tucci, la città di Cassiano Beligatti, la città di Dante Ferretti, la città di Ivo Pannaggi e via dicendo. Sono semplici “pay off”, se vogliamo, di una città che deve essere però cosciente di poter essere scelta perché differente».

Conclude Parcaroli: «Pensiamo in grande Stefania. Dopo 10 anni, come vedi, ne stiamo ancora a parlare. Eppure potevi fare molto in tal senso. Hai amministrato tu la città, non io. Hai fatto altro. Non è un’accusa, ma una constatazione di fatto, per la quale saranno i maceratesi a giudicare».

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