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L’eredità di Carancini in 140 pagine
«Dal 2010 città profondamente migliorata»

MACERATA - Il sindaco ha presentato con entusiasmo il bilancio di fine mandato 2010-2020 e i contenuti pubblicati nella brochure da 45mila euro. Rammarico per «la pavimentazione di piazza della Libertà» e «l'odio che ancora non siamo riusciti a ricucire dopo i fatti di Pamela e Traini, per cui ho anche subito minacce». Stoccata al candidato di centrodestra Parcaroli: «Troppo facile fare campagna elettorale parlando male degli altri, senza conoscere e per luoghi comuni»
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Romano Carancini oggi ha presentato la relazione di fine mandato

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

Tre agosto, trenta gradi all’ombra. Mentre alcuni turisti vagano alla ricerca dello Sferisterio, in piazza della Libertà nelle sale del Consiglio comunale il sindaco Romano Carancini tiene banco due ore per illustrare il rendiconto dei suoi oltre dieci anni di mandato. Il più lungo della storia a causa dell’emergenza Covid che ha fatto slittare le elezioni a settembre. Tutti silenti gli assessori, assente Marco Caldarelli che si è dimesso la scorsa settimana per motivi politici dato che il suo partito, l’Udc, appoggia il candidato di centrodestra Sandro Parcaroli alle comunali. Tra le mani di Carancini il tomo di quasi 300 facciate che compongono il rendiconto “sociale” di questi anni, la famigerata brochure commissionata alla Unsocials sas di Parma per circa 45mila euro che i cittadini potranno leggere online nel sito del Comune. Il volume stampato è “di servizio” per Giunta e giornalisti. Insomma, la spesa non prevede costi di stampa e distribuzione.

«Per misurare la strada fatta occorre ritornare al 2010. E in modo intellettualmente onesto confrontare la città oggi e in quel momento e poi fare bilanci – dice Carancini -. Lasciamo una città profondamente trasformata, migliorata, se analizziamo i dati economici, sociali e culturali. Abbiamo costruito un patrimonio sulla base della parola “partecipazione” che per noi è stato il filo conduttore, l’elemento di forza che ci ha guidato in tutte le principali decisioni assunte. Una partecipazione intesa come valore capace di raccogliere le voci, le differenze, le idee, i contributi provenienti dai cittadini e affidati poi all’azione politica di chi amministra. Siamo convinti di aver costruito un patrimonio per la città, che va sicuramente migliorato, grazie soprattutto al sistema della partecipazione che è l’elemento di forza che ci ha permesso di arrivare dopo 10 anni alla conclusione di questa esperienza. Un patrimonio che non è effimero. Come i 12 luoghi della cultura, senza considerare l’accordo con la fondazione per palazzo Ricci. Oppure come La festa dell’Europa e Macerata racconta che sono infrastrutture culturali, lavoro per la città».

La rendicontazione “sociale” di oggi, diversa da quella di fine mandato che è un documento prettamente tecnico, «è il riflesso puntuale del programma amministrativo – prosegue il sindaco -. E ovviamente è reale. Sono fatti, non parole, dei dieci anni di amministrazione».

La relazione, dal titolo “Macerata: tutti per una, una per tutti” vede Carancini protagonista fin dall’inizio con “Il saluto del sindaco”. Segue poi un “Chi siamo” con un focus su “Macerata città miropolitana”. Poi le politiche sociali (per le quali Carancini ha specificato che sono stati spesi 90 milioni di euro), un intermezzo sul sisma con diverse foto e racconti di alcuni maceratesi, la parte dedicata alla cultura, il bilancio, i progetti (tra i quali le scuole Dante Alighieri e Mestica e il foto boario di Villa Potenza) e infine un capitolo sull’emergenza Covid e uno sulle Giunte e i Consigli comunali che si sono avvicendati dal 2010. Poco spazio per l’università, che compare solo nelle politiche giovanili.

«Il nostro programma – prosegue Carancini -, ricercava specifici progetti e quindi anche un modo di misurare la credibilità amministrativa a fine mandato. Non è un fatto secondario, perché molto spesso i programmi si caratterizzano per parole retoriche che non poi non si declinano con progetti specifici. Tanti progetti realizzati sono stati dettati dall’emergenza. Ci siamo misurati con eventi imprevedibili ma anche con opportunità. Come ad esempio il bando periferie. Il filo rosso è stata la partecipazione, una delle parti di cui siamo più fieri in questi anni. In contrasto all’immagine che si è voluta dare di me come sindaco che decideva da solo e prendeva decisioni unilateralmente. Come se l’attività amministrativa potesse essere fatta con scelte personali. Differente la situazione in cui il sindaco ha dovuto prendere decisioni perché gli competevano». Un accenno autoironico del sindaco anche alle piscine mai realizzate a Fontescodella (ora in programma nell’area ex Casermette accanto alle scuole), che ovviamente non compaiono nella relazione. Così come non compare il parcheggio a Rampa Zara né viene messa in risalto l’operazione ex Parksì, per cui il Comune ha sborsato circa 2,5 milioni alla Saba per riprendersi un parcheggio, in deficit, che dopo qualche tempo sarebbe tornato in suo possesso gratis.

In compenso Carancini ha poi fatto una carrellata di memorabilia amministrativi. Dalla «battaglia fatta insieme a Pollenza per far chiudere l’inceneritore» fino alla raccolta differenziata «arrivata al 76percento». E poi la pedonalizzazione h24 del centro storico, «valore assoluto per la città e per il sistema complessivo commerciale». Gl investimenti degli ultimi 5 anni «sono di almeno 60 milioni di euro, dalle scuole fino all’Ex Gil e all’ex Mattatoio. Stiamo aspettando anche il via libera per il campo dei Pini per 2 milioni di euro». Plausi anche per la sicurezza: «Oggi la città di Macerata è presa a modello per il sistema di videosorveglianza, un percorso entusiasmante». Per non parlare della rete Mama (di cui Macerata è capofila e anche dei bilanci dello Sferisterio completamente risanati dopo le gestioni precedenti al 2010.

A chi mette in dubbio che Macerata sia ancora un capoluogo influente nel territorio Carancini risponde: «Non siamo più negli anni ’90 quando il capoluogo di provincia era l’unico attrattore sociale ed economico del territorio. I tempi sono cambiati e l’ottica deve essere del servizio e della collaborazione. Macerata è oggi un punto di riferimento per l’intero territorio».

Da sinistra Mario Iesari, Narciso Ricotta, Stefania Monteverde e Romano Carancini

Tra i rammarichi «piazza della Libertà, avrei voluto realizzare anche la pavimentazione. Mancano tante cose che avremmo voluto fare e non si raggiungono anche per il tempo. Si può essere simpatici o antipatici, la rendicontazione però va misurata con gli impegni assunti». E qui la stoccata a Parcaroli, che pure Carancini – prima che si candidasse con la Lega e il centrodestra – ha sempre accolto al suo fianco come sponsor di diverse iniziative, presenziando ai tempi anche all’inaugurazione del ristorante in centro Vere Italie. «Certo, se uno va a riprendere una gomma staccata su un sottopasso o va a vedere se l’erba non è tagliata – dice il sindaco uscente riferendosi a dei video pubblicati su Facebook da Parcaroli -, per me la serietà si misura in un altro modo. Per poter denigrare la controparte si vogliono ancora fare filmati sulle gommine dei sottopassi. Ancora si usa lo stereotipo de “io sono l’imprenditore e gli altri non fanno niente”. Parcaroli ha dichiarato che il modello ideale per amministrare è quello dell’imprenditore. Voglio ricordare che è diverso dall’essere amministratore pubblico che ogni giorno gestisce 40 milioni di euro di bilancio. Non so quanti ne sposti l’imprenditore, non sono interessato. Porre in contrapposizione la politica come modello negativo, è un modo abbastanza vecchio di affrontare le questioni. Si possono fare le campagne elettorali anche proponendo e non parlando male degli altri, perché è troppo facile tra l’altro senza conoscere e per luoghi comuni. Sarebbe bello ad esempio sapere da Parcaroli se l’ospedale è un obiettivo per loro. Lo vogliono o no?». L’assessore Narciso Ricotta, candidato sindaco del centrosinistra, è sempre rimasti ai lati e in silenzio durante il monologo di Carancini.

Marika Marcolini, Paola Casoni e Federica Curzi

Elezioni a parte, il sindaco uscente nel bilancio ricorda anche i momenti più difficili per la città. E, alla domanda su quale voto darebbe ai mandati, passa la palla ai cittadini: «Questa domanda sarebbe da fare a loro. Fino al 2020 sono successe cose incredibili, credo difficili da gestire. Dal terremoto alla morte di Pamela e agli spari di Traini che hanno diviso la città. C’era una insicurezza dei cittadini ma le elezioni hanno alimentato tutto e molto. E la città si è trovata divisa. Se si arriva a minacciare personalmente le persone e le famiglie significa che c’è qualcosa che non va. Ricucire l’odio in questi anni è stato difficile è ancora non ci siamo riusciti. La vicenda che costringe me e alla mia famiglia a essere protetti a seguito di minacce arrivate dopo i fatti di Pamela e Traini, non sono cose che si vivono con serenità. E questo è il tratto più difficile. Non si può dire che il sindaco è responsabile della morte di Pamela. Durante il terremoto ognuno si è occupato del prossimo. Dopo quei fatti invece ognuno ha odiato l’altro. Sono cose che si superano giorno per giorno».

Comunque questi dieci anni sono stati un’esperienza «entusiasmante e non è semplice trasmettere il senso di gratitudine forte e intensa che voglio condividere con tutti coloro che li hanno vissuti. Grazie a tutte le istituzioni e ai consiglieri comunali e alle forze politiche che mi hanno sostenuto. Le forze di maggioranza sono state vicine all’amministrazione, anche nell’ultimo passaggio quando per due anni, per effetto dei legittimi pareri dei revisori dei conti, si rischiava di bloccare l’attività dell’amministrazione . Ci sono stati confronti anche duri ma quello che ci ha unito è enormemente di più di quello che ci ha visto su posizioni diverse».

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