La Giessegi pronta a ripartire
con termoscanner e kit sierologici
«Ma Conte continua a deludere»

ECONOMIA - Gabriele Miccini, ceo di una delle aziende leader a livello nazionale del settore mobili, è deluso da quanto sta facendo il governo: «Mi sarei aspettato almeno che il premier avesse indicato una road map per le riaperture durante la conferenza, invece ho assistito a uno show personale mentre noi siamo ancora bloccati». Sulla liquidità promessa, aggiunge: «Non è arrivato niente, alle banche mancano i decreti attuativi e il tasso previsto non è poi così agevolato»
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Il termoscanner installato alla Giessegi

 

«L’altra sera abbiamo assistito all’ennesimo show da parte di chi si è dimostrato ancora una volta inadeguato al ruolo che ricopre. Ci aspettavamo infatti che Conte prorogasse le misure restrittive, ma ci attendevamo anche che spiegasse qualcosa sulle riaperture delle aziende. E invece siamo ancora bloccati». Sono le parole di Gabriele Miccini, ceo della Giessegi di Appignano, azienda leader del settore mobili con oltre 500 dipendenti.  Il numero di una delle imprese più importanti della nostra provincia è molto critico col premier Conte, innanzitutto per quanto non detto nella conferenza di ieri sul futuro delle aziende.

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Gabriele Miccini

«Mi sarei aspettato che avesse almeno segnato una road map per le riaperture – aggiunge – anche solo a livello generico per introdurre le misure necessarie a garantire la sicurezza dei lavoratori. E invece si è reso protagonista di uno show personale, arrivando persino a dire che l’Italia è stata presa come esempio dagli altri Paesi per la gestione dell’emergenza. Io mi chiedo come sia possibile fare certe affermazioni: se fosse stato previdente quantomeno avrebbe provveduto fin dai primi di gennaio ad aumentare le terapie intensive. Visto che la Germania ha iniziato ad affrontare il diffondersi del virus con 28mila posti letto e noi con 5mila». Quindi la critica sull’approccio verso il futuro delle aziende. «Noi siamo ancora bloccati – spiega Miccini – avevamo aperto un bel varco con i Paesi arabi. Per esempio a Dubai, in vista dell’Expo, l’edilizia continua a pieno regime ma noi non possiamo fornire quanto richiesto. Mentre la Germania sta continuando, con il rischio che prima o poi occupi tutti gli spazi disponibili. Quello del mobile è un settore importantissimo per l’Italia, la fiera di Milano è una delle più importanti del settore a livello internazionale e dovrebbero permetterci di lavorare. D’altronde ci sono più assembramenti in un supermercato di quelli che potrebbero esserci un’azienda Invece si lascia tutto alla perspicacia degli imprenditori».

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Il funzionamento del termoscanner con il rilevamento della temperatura corporea

E la Giessegi si sta attrezzando con tutti gli strumenti necessari e all’avanguardia in vista del via libera alla produzione. A partire da un termoscanner, una sorta di prefabbricato dove far passare i lavoratori per controllare la temperatura corporea (costo 20mila euro), che già è stato installato. E altri due dovrebbero arrivare entro fine mese. E poi mascherine per tutti prodotti da un artigiano locale, misuratori a distanza della temperatura e 550 kit sierologici che saranno fatti a tappeto a tutti i dipendenti. Insomma, l’azienda sarebbe anche pronta a ripartire con tutte le misure di sicurezza, ma attende il via libera. Infine, Miccini è critico anche sul cosiddetto decreto Imprese, quello che dovrebbe immettere 400 miliardi di liquidità nel sistema, secondo le intenzioni del governo. «Ribadisco – sottolinea il ceo della Giessegi – che per le aziende come le nostre ancora è arrivato niente. Innanzitutto noi abbiamo pagato già tutti gli stipendi di marzo e così i fornitori per quanto riguarda il mese scorso e ho predisposto che vengano pagati anche per aprile. Ma la pratica di cassa integrazione che abbiamo inoltrato ancora deve essere aperta. Poi per quanto riguarda questa famosa liquidità a ieri erano ancora tutto fermo, perché le banche stanno ancora attendendo i decreti attuativi. Ma anche per come è stato pensato non è detto che funzioni. Primo perché, nonostante lo Stato garantisca tutto o parte del finanziamento, non è detto che tutti gli istituti di credito siano disposti a rischiare sull’eventuale parte non garantita, visto che molte aziende erano già traballanti prima. E poi il tasso applicato non è che sia così agevolato: parte dallo 0,5% per arrivare al quinto anno al 2%. Basti pensare che a noi, visto che siamo un’azienda sana, ci era stato concesso già all’inizio dell’emergenza e quindi molto prima del decreto un prestito di 3 milioni allo 0,4%».

(Gio. DeF.)

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Come si sta attrezzando l’azienda per ripartire

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Il percorso all’interno del termoscanner

 



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