«Decreto imprese? Buone le intenzione
ma vanno realizzate in tempi rapidi»

ECONOMIA - Intervista all'imprenditore Fausto Pigini, nel board della territoriale maceratese di Confindustria con delega alla ricerca e allo sviluppo, sulle ultime misure introdotte dal governo per le aziende
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Fausto Pigini

 

di Luca Patrassi

Fausto Pigini è un imprenditore, è nel board della territoriale maceratese di Confindustria con delega alla ricerca e allo sviluppo, è uno di quei personaggi radicati nel territorio cui rivolgersi quando si vuole avere il polso locale della pressione nazionale.

Pigini, qual è il suo pensiero sul decreto imprese di Conte?

«Ci sono buone intenzioni, ma bisogna realizzarle in tempi rapidi ed i tempi della politica non sono quelli delle imprese che hanno le loro scadenze ed i fornitori da pagare a fine mese, né quelli dei collaboratori che devono avere lo stipendio per le necessità immediate e quotidiane».

Il diritto alla salute e la sicurezza, specie ai tempi del coronavirus, non sono solo principi teorici

«Per gli imprenditori salvaguardare la salute e la sicurezza delle persone viene prima di tutto, perché sono la forza dell’impresa stessa; è quindi di estrema importanza fare di tutto, insieme agli organi preposti, per attuare i protocolli di sicurezza».

La sua posizione sulla questione dei tempi di riapertura delle aziende?

«Chiediamo di aprire il prima possibile garantendo sempre la sicurezza anche di piccoli reparti per realizzare i vari campionari, il termine del tre maggio è improponibile, se non ricominceremo al più presto si pregiudica il lavoro delle aziende nei prossimi mesi, per mancanza di ordini di prodotti da produrre».

fausto-pigini1-650x488Si parla anche di burocrazia e, anche in questo caso, non si fa teoria.

«La burocrazia è un impedimento devastante nel mondo veloce che ha bisogno di risposte veloci. Il tempo è determinante per vincere la concorrenza dei paesi esteri che non hanno il peso dei tempi dilatati dati dalla burocrazia».

Come definire la questione della mancanza di liquidità delle imprese e i rapporti con le banche?

«In questo momento bisogna portare con maggior forza a conoscenza dell’opinione pubblica e degli organi istituzionali, l’atteggiamento non collaborativo di certi istituti di credito di fronte a queste necessità che gravano sull’azienda e di conseguenza sui lavoratori in un momento storico di grande sofferenza del paese, nonostante vi sia la garanzia dell’affidamento degli organi governativi nel rilasciare la liquidità».

Lei, in Confindustria, si occupa di ricerca e di sviluppo. Si pone il problema della trasformazione del lavoro (per esempio lo smart working) oltre a quello evidentemente prioritario della salvaguardia dei posti di lavoro.

«Il digitale è il futuro e lo smart working è un suo strumento. Comunque le nostre piccole imprese non sono ancora pronte e organizzate, mancano le infrastrutture che sono una precondizione dello sviluppo. Tutte le parti sociali devono farsi carico con grande senso di responsabilità di governare questa trasformazione, confrontarsi allo stesso tavolo costruttivamente con spirito di squadra, senza preconcetti con la sola finalità di preservare e tutelare i posti di lavoro. Sia l’imprenditore che i collaboratori hanno come unico scopo di traghettare il mondo lavorativo verso il futuro».



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