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Sisma, il grido del vescovo Marconi:
«Troppe chiese ancora inagibili
Usciamo dalla logica del sospetto»

MACERATA - Duro intervento del capo della diocesi sul tema ricostruzione durante la presentazione dell'Anno pastorale che lo vedrà impegnato fino al 31 dicembre del 2020 nella visita alle singole parrocchie: «Non ci è consentito intervenire in moltissime situazioni. La mia non è una critica politica, in tre anni sono cambiati tre governi e tre commissari»
venerdì 20 Settembre 2019 - Ore 15:19 - caricamento letture
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Il vescovo Nazzareno Marconi

 

di Alessandra Pierini (foto Fabio Falcioni)

«Usciamo dalla logica del sospetto o la macchina dei controlli sarà così complicata da bloccare il sistema statale. E le nostre chiese più importanti a tre anni dal sisma sono ancora tutte chiuse». Monsignor Nazzareno Marconi,  vescovo della diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, lancia l’ennesimo grido d’allarme durante la presentazione dell’Anno pastorale che lo vedrà impegnato fino al 31 dicembre del 2020 nella visita alle singole parrocchie.

L’ultima visita pastorale quella di 20 anni fa del vescovo Luigi Conti. «Nonostante non sia necessario – ha insistito il vescovo – abbiamo affidato i lavori che abbiamo potuto fare finora attraverso gare, abbiamo coordinato equipe di professionisti che ci hanno consentito di risparmiare denaro e non abbiamo dovuto ricorrere neanche al fondo imprevisti. Eppure non ci è consentito intervenire in moltissime situazioni. La mia non è una critica politica, in 3 anni sono cambiati 3 governi e tre commissari». Attualmente le chiese chiuse per sisma sono una sessantina tra quelle inserite nel cratere e quelle fuori. Le più significative sono 13 e tra queste ci sono le 5 cattedrali di Macerata, Tolentino, Cingoli, Treia e Recanati (lesionata in parte). Ad oggi su queste può intervenire solo lo Stato e non la diocesi perché si prevedono interventi per importi superiori a 600mila euro. «Nell’ordinanza 84 del 10 luglio  – precisa monsignor Marconi – è apparso un elenco di chiese su cui si interverrà, ma quell’elenco non lo ha fatto il vescovo. La diocesi ha presentato il suo elenco, indicando le situazioni più significative. Tra quelle sono state selezionate le chiese del cratere. Poi c’è stata la concertazione a livello nazionale, l’intervento delle Regioni e poi dei Comuni e il risultato è in alcuni casi spiazzante. Intanto noi abbiamo fatto quello che era in potere per la messa in sicurezza. Non abbiamo appaltato ma abbiamo collaborato con tanti professionisti coordinandoli, abbiamo fatto lavorare aziende del territorio, qui non ci sono amici degli amici. Non è vero che non si è fatto niente, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. Siamo per strada».

A fare il punto della situazione sulle chiese del capoluogo è Osvaldo Calzolaio, geometra dell’ufficio Sisma della diocesi, con l’architetto Giacomo Alimenti e l’avvocato Simone Longhi. «In centro sono aperte le chiese di San Giorgio, del Sacro Cuore e della Madre della Misericordia – ha spiegato – Sono invece chiuse San Michele e Madonna del Monte e le chiese non di proprietà della diocesi dei  salesiani, di Santa Maria delle Vergini  e del Santissimo Crocifisso. Abbiamo fatto interventi di messa in sicurezza a San Giorgio, all’Immacolata e a Madonna del Monte». Il Duomo di Macerata è invece in capo alla Sovrintendenza: «Hanno scelto un responsabile del procedimento – spiega il vescovo – e in futuro decideranno chi farà i lavori ma ad oggi non mi risulta ci sia un progetto. Sarà dura che lo Stato possa fare tutto».

Il duomo di Macerata, una delle tante chiese del cratere ancora chiuse

In questa situazione, per portare speranza ai territori, monsignor Marconi ha annunciato l’avvio della visita pastorale: «E’ la chiesa che si apre e che esce tra la gente. E’ tra le mansioni del vescovo, chiamato entro il quinto anno a recarsi in maniera continuativa nelle parrocchie. Si accusano i politici di distanza del palazzo dalla gente, lo stesso non deve accadere alla Chiesa. Non si tratta di una ispezione ma di farsi vicini alla gente».  Per l’evento la diocesi ha scelto come logo una piccola barca che salpa il mare: «Ho scelto una barca a vela e non a remi perché la chiesa non vive della forza di chi c’è dentro, né va a motore, ma è mossa dallo Spirito Santo. Nel mare della storia stiamo affrontando delle onde ma non la tempesta. Simbolo è il buon pastore, in particolare quello ritratto nel sarcofago di San Catervo opera che risale ai primissimi anni della Chiesa». L’anno pastorale si aprirà domenica  a Porto Recanati. Alle 16,30 l’incontro nella chiesa del Preziosissimo Sangue, alle 17 la riflessione biblica del vescovo poi la processione fino all’Arena Gigli dove alle 18 sarà celebrata la messa. La prima diocesi interessata dalla visita sarà quella di Cingoli a partire dal 27 ottobre: «Ogni visita durerà 15 giorni, incontrerò i parroci di ogni parrocchia , visiterò i malati, gli studenti e le realtà significative della parrocchia. Al termine si compilerà un questionario che ci consentirà di fare un quadro sullo stato dell’arte nella comunità. Il nostro obiettivo è valorizzare il bene che c’è e la gente viva che è impegnata nella catechesi, nella carità».

 

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