Pazzaglini, il senatore della montagna:
«La Lega si è presa a cuore il sisma
più di chiunque altro»

L'INTERVISTA - Ad una settimana dall'elezione il primo cittadino di Visso si racconta a tutto campo: dallo storico risultato di Salvini («Nessun effetto Pamela, siamo stati sempre presenti sul territorio»), passando per i problemi della ricostruzione («Spero si raggiunga un'intesa ampia per cambiare impostazione»), fino al lavoro che lo attende in Parlamento («Oltre al terremoto vorrò ragionare di lavoro, di fisco, di infrastrutture»)
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L’incontro di sabato a Visso con gli alpini di Bardolino

 

di Federica Nardi

Nella sede provvisoria del Comune di Visso Giuliano Pazzaglini si destreggia tra una telefonata e un incontro con quell’aplomb che non ha mai perso nell’ultimo anno e mezzo. E che ora l’ha portato da sindaco a senatore leghista con un consenso oltre ogni aspettativa. «Ho percorso 106mila chilometri con la mia auto solo nell’ultimo anno», rivela Pazzaglini. Ha appena incontrato una delegazione di alpini arrivati dal comune di Bardolino per portare una donazione. «Sindaco, ora è il mio turno però», scherza un consigliere comunale. A Visso tra transenne e macerie, la ripresa dopo il sisma si misura sempre in centimetri. Ma l’esito delle politiche ha portato aria nuova. Il sentimento generale dei vissani è la speranza che il governo ci sia e che tenga. Ma soprattutto che il sindaco, ora parlamentare, possa fare la differenza per il destino del cratere maceratese.

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Giuliano Pazzaglini in Comune

Pazzaglini, è cambiato il clima a Visso dopo l’endorsement che ha ricevuto dal territorio?

«Sicuramente sì, le percentuali nei territori montani sono state tali che la responsabilità è diventata enorme. Se parliamo di coalizione passiamo dal 76%di Bolognola al 64 di Visso, oltre il 50 in tantissimi comuni della montagna. Se parliamo solo di Lega uguale. Il 50% si è raggiunto in diversi Comuni, quindi evidentemente c’erano molte aspettative».

Secondo lei è stato più un voto di fiducia per la sua figura o un voto di sfiducia per il Pd, dopo tutte le lamentele di questo anno e mezzo per il sisma?

«Ritengo che quelle percentuali così elevate a favore della Lega nei comuni montani evidentemente sono un voto di fiducia. Il pessimo risultato del Pd evidentemente è un voto di sfiducia che non credo sia stato indirizzato a noi. Principalmente l’esodo dal Pd è andato a vantaggio del Movimento 5 stelle, che infatti ha avuto un risultato per certi versi inaspettato. Noi siamo andati bene. Abbiamo vinto il collegio uninonimale per la Camera a Macerata ma non quello senatoriale. Ma perché non hanno potuto votare gli esodati. Se avessimo consentito di votare come per il referendum, cioè dove le persone risiedono attualmente dopo il sisma, avrei vinto. Sarebbe stato un risultato clamoroso. C’è comunque molta soddisfazione perché la fiducia è evidente. Sgombera anche il campo dalla discussione sull’”effetto Pamela”, se possa essere stato determinante. Premesso tutto questo, per me la risposta è no. Il confronto con le politiche del 2013 è improprio, sarebbe dovuto essere con le regionali del 2015».

Tra parentesi, quando Cronache Maceratesi lo scorso settembre fece il suo nome come candidato della Lega tutti negavano e lei non ha confermato (leggi l’articolo).

«Sapevo da un anno di essere candidato. Ma poi è cambiata la legge elettorale, un fatto che ha costretto a ripensare tutto. Non si pensava a una candidatura con paracadute, cosa che poi invece, con il nuovo assetto dei collegi, è stata».

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La visita di Matteo Salvini a Visso, lo scorso settembre

Venerdì avete incontrato Salvini?

«Ci siamo incontrati tra tutti i nuovi parlamentari della Lega».

Salvini è stato molto spesso qua, anche in tempi “non sospetti”: per Peppina, poi a Visso, più e più volte. Ora si pongono tutta una serie di questioni. L’ultima ad esempio con le scosse che continuano a Muccia dove le persone chiedono di poter usare ricoveri temporanei senza che vengano sequestrati come abusivi, così da non dormire in auto o doversene andare. Ci sarà un’accelerazione su questi temi? Si erano tutti fermati con il fatto che si andava alle elezioni.

«La Lega ha dimostrato in passato di prendersi a cuore le nostre istanze: le ha rappresentante in Parlamento e poi ha candidato me. La Lega si è presa a cuore il terremoto più di chiunque altro. Quello che è cambiato è la possibilità: con una maggioranza chiara avremmo avuto anche la possibilità di essere incisivi. Adesso dovremmo fare proposte e far convergere anche altre forze su queste proposte. È evidente che sarà meno semplice. Anche perché do per scontato che la sinistra, responsabile unica del disastro che c’è stato fino a ora, difficilmente asseconderà la nostra linea che era finalizzata a consentire maggiori possibilità ai residenti in difficoltà e a snellire tutto l’iter burocratico che è il responsabile del fallimento dell’emergenza. Se la situazione rimanesse questa sarebbe responsabile anche del fallimento della gestione della ricostruzione. Faccio l’esempio della convenzione Regioni-Anac che sottopone a controllo preventivo dell’Anac ogni singolo passo del procedimento di realizzazione delle opere pubbliche. Sarà un grande rallentamento se non un blocco delle opere. Hanno ripetuto l’impostazione data per le sae, i famigerati 9 passaggi. Anche gli atti dovuti devono essere sottoposti a controllo preventivo».

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Visso, 10 marzo 2018

Una mole di lavoro per gli uffici Anac.

«Secondo me non ha la struttura per farlo. Per questo è una scelta scellerata. Anche perché poi abbiamo visto che la burocratizzazione di tutto, ai fini della legalità, ha fallito nell’unico obiettivo che avrebbe potuto raggiungere. Perché tutti gli altri evidentemente non avrebbe potuto raggiungerli. Le vicende ben note dimostrano che nemmeno la legalità è stato un obiettivo raggiunto».

Intende sulle casette?

«Sulle maestranze utilizzate per le casette, su quanto sta emergendo. Sono convinto che questa impostazione andrebbe cambiata radicalmente. Spero che sul tema terremoto si possa raggiungere una convergenza ampia. È un tema talmente oggettivo che può esulare da qualunque altro ragionamento politico».

Cosa dice invece del commissario De Micheli? Cosa succederà quando andrà a scadenza?

«Non so nulla al momento. Il commissario attua un indirizzo del governo, quindi bisogna aspettare il governo. Mi auguro comunque che cambi, non per le qualità personali dell’attuale commissario ma per la linea politica che ha in parte contribuito a realizzare. Sperando in un cambio drastico di direzione non posso che aspettarmi un cambio di chi questa direzione poi dovrà seguirla».

Parlando del territorio. In vista della ricostruzione c’è un’ipotesi di spingere verso l’unione dei Comuni?

«Se ne parlava anche prima del sisma. Sarebbe anche stato più semplice. La fusione può avvenire anche per incorporazione senza soluzione di continuità nell’amministrazione. Ed è un’ipotesi ancora percorribile. Chiaro che dovendo gestire una quantità di problemi così importanti ogni ipotesi di fusione deve essere valutata bene, perché se in condizioni normali si può coadiuvare il commissario anche nell’attività ordinaria, nella gestione di una fusione per incorporazione, con la situazione attuale, si potrebbero incontrare difficoltà notevoli. Resta sicuramente una soluzione da valutare. Però è prematuro prima di uscire dall’emergenza, il discorso andrà riaffrontato ma non prima di un anno, un anno e mezzo».

Invece per la Cittadella dell’emergenza di cui si parla tanto?

«Se ne sparla più che altro. La Cittadella delle emergenze è una definizione che ho dato io per esprimere un concetto vago. Non è un progetto. Noi abbiamo ottenuto dopo il terremoto del 24 agosto del 2016 un distaccamento fisso dei vigili del fuoco. Avevamo già carabinieri e forestale che, dopo l’accorpamento, esprimevano la necessità di avere una sede adeguata. Avevamo già una sede della Croce rossa vecchia che non consentiva di poter essere efficiente come avremmo avuto bisogno. L’emergenza ha dimostrato che dovremmo avere una sede della Protezione civile in grado di assistere la popolazione nel caso di necessità. Perché i volontari sono stati impagabili ma le difficoltà ci sono state».

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Gli sfollati nel dormitorio della Croce Rossa la notte del 26 ottobre 2016

Ricordo che il 26 ottobre notte non c’erano abbastanza posti per dormire.

«Esatto. Con una scelta dettata puramente dal buon senso ho detto: riuniamo questi servizi in un’area unica in modo tale che si possa creare efficienza. E ho definito banalmente quell’area come Cittadella delle emergenze, che avrebbe avuto anche una possibilità ulteriore determinata da un contributo della Croce rossa di poter diventare anche scuola di formazione, con prospettive anche economiche. Un presidio da realizzare con progetti separati, perché le esigenze sono specifiche. Ad esempio i carabinieri sono un corpo militare, mentre i vigili del fuoco no. Quindi realizzazioni separate da coordinare. Il tutto inoltre sta andando avanti».

Quindi saranno vari progetti che confluiscono nella stessa area sotto l’egida del Comune che coordina?

«Esattamente. Riteniamo che ci debba essere anche una certa armonia architettonica in linea con le nostre specificità. Inoltre vorrei sottolineare che la nuova sede della Croce rossa sarà realizzata per intero dalla Croce rossa nazionale e donata al Comune. Sede dove troveranno spazio ambulatori e servizi che in questo momento non avevamo, come quello della Telemedicina. Quindi secondo me è un folle chi si oppone, solo per motivi ideologici. Se consideriamo come potrà incidere nella vita di chi tornerà è irragionevole che che ci si opponga, perché la possibilità di ospitare ambulatori è evidentemente importante in futuro per migliorare la quantità e qualità dei servizi sanitari offerti».

Si sente più sindaco o più senatore adesso?

«Io in realtà mi sento ancora sindaco. Perché ancora non c’è stato l’insediamento. Quando ci sarà anziché ragionare solo di terremoto, o di piccole beghe locali, vorrò ragionare di lavoro, di fisco, di infrastrutture della nostra regione. Perché a quel punto mi ricorderei di essere padre, di essere libero professionista e dei motivi ulteriori per cui ho scelto la Lega. Perché sì, l’approccio è stato il terremoto ma poi la scelta è stata determinata dalla condivisione di questi temi. Ho due figlie ancora piccole ma inizio a pensare a cosa faranno tra 10 anni, una volta laureate. Ho una partita iva da 33 anni. Chiaro che sono preoccupato dalla situazione economica della nostra regione. Essendo arrivato a 50 anni penso al resto dei temi che mi riguarderanno a breve: stato sociale, welfare. Da senatore ragionerò in questi termini».

 

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