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Le Marche dietro il voto:
il Marchese del Grillo al Governo,
la benedizione al Cavaliere leghista

CURIOSITA' ELETTORALI - Nella nostra regione il 60% dei parlamentari a Di Maio. La Chiesa benedice il candidato del Carroccio Tullio Patassini, Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
giovedì 8 marzo 2018 - Ore 16:38 - caricamento letture
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Alberto Sordi/Marchese del Grillo si inchina davanti a papa Pio VII impersonato da Paolo Stoppa

 

di Gabriele Censi 

“Le Marche, l’Italia in una regione”. Uno slogan che se trasposto dalla promozione turistica alla politica avrebbe effetti eclatanti. Un’Italia che elettoralmente rispecchiasse le Marche, oggi infatti risolverebbe molte discussioni e tanti grattacapi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per cercare un governo che invece nei numeri ancora non c’è. Il Movimento 5 Stelle avrebbe infatti una solida maggioranza assoluta: il 60% dei seggi con un consenso del 35,6%. Tanti sono, 14 su 24, i parlamentari eletti dai pentastellati nella nostra regione, poi a seguire 4 della Lega, 3 del Pd, 2 di Forza Italia e uno di Fratelli d’Italia. Con un numero limitato di rappresentanza a Roma, un milione e mezzo di abitanti su 60 complessivi, le tendenze riscontrate nel voto nazionale si sono accentuate. Così il Rosatellum nelle Marche ha prodotto un maggioritario che è andato molto oltre quel terzo di seggi previsto dalla legge. Ma l’Italia del Palazzo è lontana, a Roma della nostra regione si conosce e si parla poco da sempre, Le citazioni più note sono quelle di Flaiano “E pensare che c’è un sacco di gente che vive e lavora pure a Macerata…” diceva lo scrittore, oppure torna alla mente Alberto Sordi alias Marchese del Grillo. Non il Grillo, che ha lasciato lo scettro di capo politico del movimento a Di Maio, e che quarant’anni fa, in veste di rappresentante di pantaloni di moda, veniva spesso a Tolentino dove erano presenti marchi prestigiosi come Nazareno Gabrielli. Albertone nel personaggio diretto da Monicelli in questo “luogo remoto” ci spediva la sorella dall’alito pestilenziale (poi il regista invece qui ci è venuto a girare il suo “Panni sporchi”).  “Mi piace – aveva detto il maestro della commedia italiana – perché è un posto meno chiassoso, più discreto e gentile del Nord, la gente è più semplice e meno arrogante”.

Tullio Patassini con l’abito di cavaliere del Santo Sepolcro

Per trovare eccezioni al basso profilo del nostro territorio non è bastato un terremoto, fuori dai confini si è parlato quasi esclusivamente di Amatrice e Norcia. Molto più ampio invece il clamore per i “fatti di Macerata”, che ritornano anche oggi nelle analisi del voto. In questo gioco, nell’ex vice capitale dello Stato pontificio, si cimentano anche autorevoli ecclesiastici. “Serve la rappresentanza territoriale” ha detto il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi e a dare carne alle esternazioni curiali il candidato della Lega eletto proprio nel collegio maceratese, Tullio Patassini, che non è per niente alieno a una tradizione che risale allo storico potere papale. Infatti oltre che per l’impegno politico amministrativo a Treia il neodeputato è finito sulle cronache per un altro incarico ricevuto lo scorso anno sempre nel mese di marzo insieme al vescovo emerito di Fabriano Giancarlo Vecerrica: Grand’Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegato per la Metropolia di Fermo, territorio che comprende tutte le diocesi ubicate nelle provincie di Ascoli, Fermo e Macerata. Ed ecco che al leghista Patassini si può associare il titolo che fu di Berlusconi. Poco conta di fronte a ciò il fatto che i principali sfidanti proprio lontani dal territorio non erano, l’ex rettore Unicam Flavio Corradini e la direttrice dei Musei dei Sibillini Daniela Tisi, che con le chiese ha avuto molto a che fare in questi ultimi mesi di recuperi post sisma, ma solo per questioni di arte sacra.

 

 

 

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