Otello riempie gli Antichi Forni
con Foletto e Paco Azorin

MACERATA - Protagonisti al primo appuntamento degli aperitivi culturali il giornalista di Repubblica e il regista dello spettacolo che debutta questa sera all'arena: "Il motore della narrazione è Jago che detiene il potere assoluto. La mia produzione è anche un omaggio allo Sferisterio"
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Il pubblico presente agli Antichi Forni

 

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Da sinistra il regista Paco Azorin, Cinzia Maroni e il giornalista Angelo Foletto

 

di Marco Ribechi

(foto di Lucrezia Benfatto)

Esordio con il pienone agli Antichi Forni per il primo appuntamento degli Aperitivi culturali, gli incontri del Festival Off dedicati alla stagione lirica dello Sferisterio di Macerata. Protagonisti Angelo Foletto, giornalista e critico musicale di Repubblica,e Paco Azorin, il regista dell’Otello che questa sera (22 luglio) aprirà il Mof. A coordinare l’incontro dal titolo “Il colore della gelosia” come al solito Cinzia Maroni, che in dieci anni di aperitivi ha saputo spaziare tra tantissime tematiche mostrando come la lirica possa essere vicina anche agli uomini del XXI secolo. A prendere la parola per primo è Foletto che si avventura in un’avvincente ricostruzione della storia dell’Otello attraverso il secolo, partendo dalle novelle che hanno ispirato Shakespeare per arrivare alla trasposizione di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito.

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Angelo Foletto

«Il tema della gelosia nell’Otello di Shakespeare e del discorso razziale, visto che era un moro, gli danno dei tratti quasi pulp in cui le descrizioni del male e dell’omicidio di Desdemona assumono dei connotati molto dettagliati – spiega il critico musicale – L’Otello di Verdi è stato un momento epocale un avvenimento pazzesco per i tempi. Il più grande musicista che dopo circa 15 anni di inattività, o comunque di attività parziale in cui non aveva aggiunto nulla di significativo alla sua opera, si rimette a lavoro. La figura centrale è Jago che però in Verdi è diverso da quello di Shakespeare. Da machiavellico diventa farcito di filosofia e la frase shakesperiana “Io non sono quello che sono” diviene con il libretto di Boito più vicina agli ambienti della Scapigliatura con la frase “Credo in un dio crudele”. E’ nel 1847 con l’opera verdiana che anche la figura di Shakespeare inizia la sua fortuna in Italia».

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In prima fila tra il pubblico il direttore artistico del Mof Francesco Micheli

Il regista spagnolo, Paco Azorin, è tra i fondatori del festival Shakespeare a Merida, in Spagna. «Considero Shakespeare, al pari di Cervantes e di altri, uno dei padri della cultura europea moderna – spiega il regista – Le musiche di Verdi sono da sempre state la mia passione quindi è con grande entusiasmo che mi sono avvicinato all’Otello. Jago ad un certo punto dice “Io non sono che un critico”. Da questa frase parte tutto il mio lavoro. Infatti credo che i registi debbano fare questo lavoro di critica verso il potere, è il nostro compito. Ma grazie a questa frase di Jago ho capito che nell’Otello il vero regista è lui. Jago tiene le fila di tutta la storia, è lui che decide il ruolo di ognuno, ha il potere assoluto e in questo modo l’ho voluto interpretare. E’ lui la figura centrale del mio lavoro». Una considerazione finale anche sul “muro” dello Sferisterio, con cui tutti i registi del Mof devono confrontarsi: «E’ uno spazio grande, bellissimo con le sue colonne – spiega il regista – E’ già uno spettacolo in sé e per questo credo che il regista debba fare un passo indietro e far parlare anche il luogo. Il mio Otello vuole essere anche un omaggio allo Sferisterio e alla sua bellezza».

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