Park Sì in Consiglio
Cronaca di un nulla-osta annunciato

IL COMMENTO - L’acquisto del parcheggio di via Mugnoz all’esorbitante prezzo di 2 milioni e rotti di euro non ha alcuna giustificazione, nemmeno quello del miglior utilizzo dell’opera, ed integra una responsabilità erariale degli amministratori che andranno a votarlo
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di Giuseppe Bommarito

E’ previsto a breve il passaggio in Consiglio comunale della vicenda Park Sì, che, almeno nelle intenzioni del sindaco Carancini, dovrebbe mettere un punto fermo definitivo sull’acquisto del ramo d’azienda di proprietà della Saba Italia s.p.a.: pubbliche e private dichiarazioni, insieme ai numeri di cui può disporre la maggioranza nell’assise consiliare, non sembrano infatti lasciare dubbi al riguardo. Insomma, quello in Consiglio appare ormai solo un passaggio pro forma, la cronaca di un nulla-osta annunciato, perché “vuolsi così colà dove si puote”.
Bisogna procedere senza esitazioni in questa direzione – ha detto più volte in maniera risoluta il primo cittadino maceratese – sia perchè si tratta di un’indiscutibile esigenza della città sia perché l’acquisto del parcheggione di via Mugnoz era nel programma con il quale la coalizione a guida Carancini ha sbaragliato i suoi avversari interni ed esterni nell’ultima campagna elettorale, e adesso è ora di finirla con i frenatori, i tuttologi, i catastrofisti, che tutto vogliono meno che il bene di Macerata.
E poi, aggiungono a mezza voce Romano ed il suoi sostenitori, la scelta contraria, quella del parcheggio di rampa Zara, sarebbe comunque impraticabile. E giù, al riguardo, un profluvio di dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi dai componenti del Psfc (Park Sì Fan Club), i quali, incuranti della contraddizione, nei giorni pari spiegano che i privati proprietari della aree sotto le mura di tramontana non si sarebbero resi disponibili per la realizzazione del parcheggio di rampa Zara, mentre invece, nei giorni dispari, con lo sguardo penetrante di chi scorge ciò che gli altri non vedono, tirano fuori dal cassetto la terribile verità: quella di rampa Zara sarebbe solo una scelta speculativa ed è quindi da condannarsi a priori (e ci mancherebbe!).

L'uscita del ParkSì in via Mugnoz

L’uscita del ParkSì in via Mugnoz

Già a questo punto, prima di procedere oltre per mantenere comunque calda la questione, vanno però precisate alcune cose, vista la memoria corta di Romano Carancini & Company. Non è vero in primo luogo che il parcheggio di rampa Zara (la cui aprioristica contrapposizione con un migliore utilizzo del Park Sì è del tutto inesistente, visto che il piano comunale dei parcheggi li ha previsti entrambi per decenni) sia stato ostacolato nel quinquennio 2010/2015 dai privati interessati, i quali, al contrario, hanno più volte dato la loro disponibilità e si sono semmai lamentati, anche sui giornali locali, per l’inerzia dell’amministrazione. Quanto poi all’ombra nefasta della speculazione, bisognerebbe chiedersi perchè lo stesso Carancini (oggi evidentemente speculatore pentito) nel corso del suo primo mandato ha più volte pubblicamente ed enfaticamente parlato, sia pure a vuoto, del parcheggio di rampa Zara come di un’opera determinante e strategica per la città, soprattutto a servizio di quel gioiello maceratese che è il Palazzo Buonaccorsi, ma necessaria anche per porre fine all’indescrivibile e inaccettabile parcheggio selvaggio che tutti i giorni fa brutta mostra di sé sotto le mura di tramontana.
Acqua passata, qualcuno potrebbe dire: giunta nuova, vita nuova. Ormai siamo nel secondo mandato di Carancini, e occorre guardare avanti, lasciando perdere queste polemicucce da strapaese e quei personaggetti che vi sguazzano. C’è un programma approvato dagli elettori che va rispettato, anche e soprattutto per quanto concerne il Park Sì, ormai considerato come la priorità delle priorità della giunta di Romano II°. Belle parole, indubbiamente. Certo però che la cosa, presentata così, fa un po’ sorridere, visto che non pochi punti programmatici del primo mandato Carancini sono rimasti tranquillamente lettera morta, e tra questi la precedente priorità delle priorità, quel mitico polo natatorio di Fontescodella che ogni tanto rispunta dal suo nulla decennale per poi subito ritornarci e per ricordare a noi maceratesi quanto siamo creduloni. E a fronte di cotanta inadempienza lo stesso Sindaco e la sua amministrazione non hanno mai fatto una piega e ancora seguitano a fingere di prestar fede alle favolette natalizie della Fontescodella s.p.a..
Insomma, visti i precedenti, appare difficile non ritenere deboluccio, anche nel caso del Park Sì, l’argomento del programma da rispettare. Oggi, tuttavia – concediamolo pure – le cose potrebbero essere realmente cambiate nel Palazzo maceratese, e giustamente ciò che nel programma è stato scritto si vuole che venga attuato a tutti i costi. Vediamo allora, per uscire dalla frasi generiche, cosa in realtà, a proposito del Park Sì, dice questo benedetto programma con il quale Romano Carancini ha vinto le elezioni nel 2015. Ecco il passaggio chiave: “Il nostro progetto di centro storico prevede di arrivare facile con attracco meccanizzato, di dare più parcheggi ai residenti e a Corso Cavour, di risolvere l’infelice e pericolosa collocazione del terminal degli autobus urbani a rampa Zara; tutto ciò sarà possibile attraverso la scelta dell’area esterna ai Giardini Diaz quale hub (snodo) principale della mobilità urbana pubblica e della sosta per gli autoveicoli. Il progetto, da attuarsi tramite Apm, prende spunto anche dall’opportunità di acquisire l’utilizzo, a condizioni favorevoli, dell’esistente struttura del Park Sì, sottostante ai Giardini Diaz”.

L'ingresso del ParkSì dai giardini Diaz

L’ingresso del ParkSì dai giardini Diaz

Eccolo quindi il punto decisivo: nel programma caranciniano approvato qualche mese fa dagli elettori, oltre all’idea, messa nera su bianco, di massacrare l’area verde intorno ai Giardini Diaz, non c’è affatto scritto di acquistare il Park Sì a qualsiasi prezzo, non c’è su questo aspetto decisivo una delega in bianco. L’opportunità di acquisto è prevista solo ed esclusivamente ove maturino condizioni favorevoli per l’ente pubblico, da valutarsi, come dovrebbe avvenire per qualsiasi affare economico, specie se di rilevante portata, tenendo conto delle condizioni della struttura, dell’avviamento commerciale del ramo di azienda, dei suoi ultimi bilanci, delle concrete possibilità, delle prospettive e dei tempi di un auspicabile rilancio dello stesso.
Perché, com’è ovvio, pur riconoscendo che un più razionale e più allargato utilizzo del parcheggio di via Mugnoz potrebbe essere senz’altro utile per la città e soprattutto per il centro storico (e chi lo nega?), ciò in ogni caso non giustifica, trattandosi di una montagna di soldi pubblici, per di più in un’epoca di grave penuria per gli enti locali, di pagare cento (i due milioni e rotti di euro dei quali sinora si è parlato) quello che al massimo potrebbe valere dieci.
Molto, circa l’assurdità dell’acquisto a tale spropositato prezzo, è stato già evidenziato: la struttura fatiscente del parcheggio, della cui ristrutturazione per almeno 200.000 euro dovrebbe farsi carico l’ente pubblico, al posto della Saba Italia s.p.a.; la proprietà dell’immobile già in capo al Comune, sia pure in concessione per altri 23 anni alla società spagnola; i bilanci del Park Sì, che sono in passivo da venti anni ed in profondo rosso nell’ultimo decennio (196.000 euro per il solo 2013, con i dati economici riferiti al 2014 e al 2015 di molto peggiori); i costi aggiuntivi a carico del Comune per la messa a norma dell’impianto e per spostare l’ingresso da via Mugnoz all’altezza dei Giardini Diaz (altri 300.000 euro circa). Tutte considerazioni che dovrebbero portare qualsiasi amministratore pubblico minimamente ragionevole ad un’offerta di acquisto pari a zero, o a qualcosa che allo zero assoluto dovrebbe assomigliare molto (del resto, la Saba Italia s.p.a., restituendo anticipatamente la struttura al Comune, farebbe un colpaccio, liberandosi d’un colpo di un peso morto che, stando così le cose, continuerebbe a produrre un passivo annuale di bilancio di circa 250.000 euro per altri 23 anni, sino al 2038, con un risparmio di almeno sei milioni di euro); oppure a soprassedere, perché, mentre un privato con i suoi soldi può farci quel che vuole, anche buttarli dalla finestra, un ente pubblico (soprattutto quando si parla di una cifra che, tra annessi e connessi, costerà ben più dei due milioni di euro che la Giunta Carancini vuole regalare a tutti i costi alla società spagnola), sia pure per un fine meritorio o presunto tale, non può farlo, a pena di responsabilità politiche, morali ed anche erariali.
Sì, perché esiste anche la responsabilità erariale, e sarà bene che i consiglieri comunali ed i componenti del consiglio di amministrazione dell’Apm la tengano ben presente, visto che ai fini del giudizio di responsabilità contabile dinanzi alla Corte dei Conti rileva pure la figura del “dolo di previsione”, il dolo, cioè, di chi, pur potendolo agevolmente fare, non prevede ex ante eventi lesivi palesi ai danni della pubblica amministrazione e contribuisce a determinarli. E nel caso specifico entrerebbero in ballo, oltre all’enormità ed all’assurdità del prezzo iniziale di acquisto del ramo di azienda Park Sì, anche le perdite ampiamente prevedibili che annualmente si verificherebbero da oggi in avanti, nonostante la futura possibile integrazione della struttura con gli altri parcheggi, coperti e a cielo aperto, gestiti dall’Apm.
I conti, invero, sono stati già fatti, e non da qualche tuttologo da strapazzo, ma da parte di chi opera nel settore e gestisce quasi cento parcheggi in Italia ed all’estero. Eccoli, in soldoni ed esposti in maniera facilmente comprensibile per tutti: il costo dell’operazione per l’amministrazione, tra acquisto, messa a norma e nuovo ingresso, sarebbe di oltre due milioni e mezzo di euro; l’ammortamento annuale sino al 2038 sarebbe quindi di circa 120.000 euro l’anno, da maggiorare con almeno 220.000 euro ogni anno per i costi di gestione. Ebbene, anche ipotizzando un raddoppio degli incassi annuali del Park Sì grazie ad una politica di abbassamento del costo orario di sosta (che comunque, visto che il parco macchine circolanti in città sta costantemente diminuendo, toglierebbe utenti agli altri parcheggi gestiti dalla stessa Apm, secondo il noto principio della coperta troppo corta), la struttura registrerebbe quindi pur sempre una perdita di almeno 200.000 euro l’anno, anche in tal caso da moltiplicare per gli anni da oggi al 2038. Soldi pubblici consapevolmente buttati via, quindi, soldi della collettività, soldi sottratti immotivatamente ad altre necessità anche di natura strategica (pensiamo, ad esempio, all’eliminazione del passaggio a livello di Collevario oppure ad un possibile raddoppio del contributo comunale per l’asse stradale, oggi attaccato ad un filo ma di determinante importanza per Macerata, che dovrebbe andare dal futuro svincolo di Campogiano, tra Piediripa e Sforzacosta, alla Pieve, sino ad arrivare d’un balzo in via Mugnoz).
Insomma, non c’è una sola ragione (tanto meno la barzelletta del beneficio ambientale grazie ad una minore emissione di anidride carbonica in città) che possa giustificare l’acquisto a due milioni e passa di euro del Park Sì da parte dell’Apm, un prezzo assurdo che non sta né in cielo né in terra e che è stato più volte evidenziato nella sua totale irragionevolezza da chi gestisce a livello imprenditoriale nelle Marche ed in tutta Italia strutture analoghe, nonché da diversi commercialisti (persino da chi divide lo studio con lo stesso presidente dell’Apm, il commercialista Francesco Pallotta). A meno che, tornando per un attimo al programma del 2015 di Carancini, laddove è scritto che l’acquisto del Park Sì è da farsi a condizioni favorevoli, non si debba intendere a condizioni favorevoli solo ed esclusivamente per la Saba Italia s.p.a..
Due parole, infine, sull’Apm, società pubblica partecipata quasi al cento per cento dal Comune di Macerata ed oggi, come si è capito, dotata di molti soldi da spendere, accumulati – guarda caso – grazie anche ad un esorbitante contributo per il trasporto pubblico dello stesso Comune all’Apm, del tutto illegittimo ed erogato ormai da anni, a dimostrazione, come giustamente rilevato dalla consigliera Anna Menghi, che la grande regalia caranciniana in favore della Saba Italia s.p.a. è stata ideata e preparata da tempo. Un’eccedenza di bilancio che oggi potrebbe consentire alla società partecipata di farsi carico su input del Sindaco del folle acquisto del Park Sì, compromettendo poi quasi sicuramente la propria operatività per decenni, ma che tuttavia non dovrebbe essere destinata, secondo i propri fini istituzionali e sociali, a migliorare il trasporto pubblico, a ridurre il costo dei biglietti degli autobus (che invece sono aumentati) e la tariffa idrica (la cui rete fa acqua, e non si tratta di una battuta, in più parti), ad abbassare i costi dei servizi cimiteriali (anch’essi aumentati) e, nelle farmacie comunali, quelli dei medicinali maggiormente usati da parte della fasce più povere? Non è a queste cose che deve pensare una società partecipata, anziché ad impegnare tutte le proprie risorse per far crepare di risate la multinazionale spagnola Saba Italia s.p.a.?



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