Le efferatezze di Parigi
e le due facce dell’Islam

Alle nobili parole dell’imam di Macerata si oppone la follia religiosa dell’Isis. Le nostre colpe? Una su tutte: la cieca visceralità della “islamofobia”
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liuti giancarlo

di Giancarlo Liuti

Per i musulmani l’imam è la guida morale e spirituale dei fedeli che appartengono alla sua circoscrizione, una figura paragonabile al nostro vescovo ma con un’autorevolezza nella interpretazione del Corano forse maggiore di quella del vescovo nell’interpretazione del Vangelo. L’imam di Macerata si chiama Mohamed Tarakji e in un incontro pubblico di giovedì 12, il giorno prima delle stragi di Parigi, disse fra l’altro: “Se papa Francesco fosse al posto dei capi di stato, il mondo sarebbe sicuramente migliore”(leggi l’articolo). Come immaginare un’affermazione più sorprendente da parte di un’ autorità religiosa musulmana nei confronti del capo della chiesa cattolica? Non è un passo significativo sulla via dell’integrazione sociale fra musulmani e cristiani? Due giorni dopo, sabato 14, l’imam Tarakji ha così commentato le nefandezze parigine: “Esprimo lo sdegno e lo sgomento di tutta la mia comunità. Quello che è accaduto non c’entra con la religione dell’Islam. E’ stato invece un atto criminale e non ci sono parole per giudicarlo, qualsiasi cosa si dicesse sarebbe comunque troppo poco. Siamo vicini con tutto il cuore ai feriti e ai familiari dei morti. Ne parlerò coi miei fratelli perché il nostro messaggio deve essere chiaro” (leggi l’articolo). E qui vorrei sottolineare il “dev’essere chiaro”, perché, purtroppo e non solo in Italia, tanto chiaro non è. Quanti altri imam, mi chiedo, dicono le stesse cose e con la stessa fermezza?

Mohamed Tarakji, imam di Macerata

Mohamed Tarakji, imam di Macerata

Nel manifestare la mia stima verso l’imam di Macerata condivido in pieno l’esigenza che fra cattolici e musulmani si realizzi una vera integrazione nella società civile, ossia, a prescindere dalla diversità delle fedi, nel reciproco rispetto umano, nei diritti, nei doveri, nel lavoro, nella retribuzione del lavoro e nell’osservanza delle leggi, un traguardo, questo, al raggiungimento del quale siamo ancora lontani anche per certe nostre chiusure mentali e certi nostri radicalismi apparentemente intrisi di religione ma in realtà dettati dall’estremismo politico (si pensi al fenomeno della “islamofobia”, cioè al disprezzo degli islamici in blocco, senz’ alcuna distinzione, o al recentissimo titolo – “Bastardi islamici” – sparato in prima pagina da “Libero”, il diffuso quotidiano di destra).
Ma non sono d’accordo con l’imam Tarakji quando dice che i fatti di Francia non c’entrano con la religione dell’Islam. E invece c’entrano, eccome se c’entrano. Quei terroristi aprirono il fuoco dei kalashnikov sugli inermi spettatori del teatro Bataclàn al grido di “Allah akbar!” (Allah è grande!) e il loro suicidio con le cinture esplosive rientra nella più fanatica osservanza del Corano – la cupa ideologia della morte, dello sterminio degli infedeli e del martirio di se stessi – che sopravvive nei “sunniti” in contrapposizione ai più moderati “sciiiti”, il che determina aspre discordie fra i paesi musulmani, alcuni dei quali, come l’Iran, sono a maggioranza sciita e altri, come l’Arabia Saudita, sono a maggioranza sunnita.
Conflitti religiosi interni all’Islam, dunque, con estensione anche all’occidente europeo, la cui civiltà, secondo l’oltranzismo sunnita, è da abbattere. E Parigi ce ne ha dato la prova. E ci saranno altre prove se non si troverà il modo di sconfiggere la follìa sunnita dell’Isis, lo stato islamico – iracheno e in parte siriano – guidato dal califfo al Baghdadi che ha dichiarato la “jihad”, la guerra santa contro tutto e tutti, in particolare contro l’Occidente. Ma nel corso della storia ci sono anche le otto “crociate” – non a caso l’Isis ci chiama “crociati” – con cui dall’undicesimo secolo i cristiani aggredirono i musulmani per la conquista della Terra Santa e nel Cinquecento la riforma protestante di Lutero fu avversata, con rivolte e sanguinose battaglie, dall’ortodossia del cattolicesimo. Acqua passata? Certo. Ma oggi, invertiti i protagonisti, l’acqua avvelenata degli eccidi nel nome di un dio è ritornata.
Come uscire dall’orribile tenaglia dell’Isis? Nell’Unione europea la presenza dei musulmani, e non di una sola generazione, è stimata sui venti milioni, ma per quell’epocale e inarrestabile fenomeno che è l’esodo migratorio, dovuto a tante cause fra cui la cosiddetta “globalizzazione”, si prevede che fra pochi anni saranno almeno sessanta milioni. In gran parte, oggi, sono persone che pacificamente lavorano e contribuiscono a sorreggere la nostra vacillante situazione demografica – stiamo invecchiando – ed economica. E per uscire da quella tenaglia è prezioso il loro contributo, che si ottiene con l’integrazione e che invece si respinge, pazzamente, con l’islamofobia. E’ questo il messaggio proveniente non solo dall’imam maceratese ma anche da quello di Parigi. E sta proprio nell’islamofobia la ragione per cui i musulmani diffidano di noi temendo che noi s’intenda contestare la loro fede. Ecco perché difetta, da parte loro, una fattiva collaborazione con le nostre forze dell’ordine denunciando chi nutre propositi assassini contro di noi, propositi che però danneggiano anche loro e gli amareggiano gravemente la vita. Ed ecco perché da parte loro mancano pubbliche manifestazioni – le parole degli imam non bastano – per condannare, apertamente e severamente, efferatezze come quelle perpetrate a Parigi. Occorre però anche il nostro contributo, smettendola, finalmente, con un’ indiscriminata repulsione dell’Islam che può portare consensi elettorali – e purtroppo li sta portando – ma ci prepara un brutto futuro.
Un’ultima considerazione. La Francia, gli Stati Uniti e la Russia – non l’Italia – stanno bombardando dal cielo le posizioni dell’Isis in Iraq e in Siria, e le bombe, per quanto mirate, provocano anche vittime civili, uomini, donne e bambini. Il che sgomenta i musulmani europei. Ma c’è una differenza e sta nel fatto che i piloti di quegli aerei non sganciano bombe gridando “Cristo è grande!”. In essi, dunque, non c’è nulla che rimandi alla religione, qualunque essa sia, ma soltanto l’esecuzione di un compito esclusivamente militare, oltretutto contro la barbarie, essa sì fondata su dogmi religiosi, dell’Isis. Anche questa è guerra e se ne può discutere, ma attenzione: non è “jihad”, non è “guerra santa”.

 



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