La lunga notte dei maceratesi a Parigi
“Terrificante, sono rincasato nel pomeriggio”
“Avvisata da un’amica, non cediamo alla paura”

ATTACCO ALLA FRANCIA - Emiliano Bisconti, cuoco di Monte San Giusto e Chiara Calzolaio, figlia dell'ex parlamentare, raccontano le ore drammatiche vissute nella capitale francese. Un recanatese barricato per ore in un bar vicino ad uno dei ristoranti colpiti dai terroristi
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emiliano bisconti

Emiliano Bisconti

di Federica Nardi

Terrore e morte a Parigi, le ore drammatiche dei maceratesi Emiliano Bisconti, cuoco di 23 anni, e Chiara Calzolaio, figlia dell’ex parlamentare Valerio Calzolaio, che nella capitale francese sta conseguendo un dottorato.

Nel cuore degli attacchi, a poche centinaia di metri dal Bataclan e a un chilomentro da Le Petit cambodgian, abita Emiliano Bisconti, sangiustese, che racconta di aver vissuto «Una notte di terrore, con la paura di rientrare a casa, ero al lavoro (all’hotel Plaza athenee, dello chef Alain Ducasse, ndr) quando è successo tutto. Proprio sabato scorso sono stato a fare l’aperitivo a “Le Carillon” con gli amici, mentre aspettavamo il tavolo per mangiare a Le Petit cambodgian, dove sono state uccise 12 persone, mi trovo a un chilometro da questa via. Mentre sono a poche centinaia di metri dal Bataclan dove ci sono stati 82 morti. Mi trovo in mezzo a tutto questo, la situazione non è bella – continua Bisconti -. È terrificante vedere quelle immagini in televisione e pensare che abiti proprio lì. Stanotte sono rimasto bloccato nell’hotel dove lavoro. Ho vissuto tutto in diretta perché il fratello di un mio collega lavora con i pompieri e ci aggiornava ancora prima dei media. Uscito dall’hotel vedevo solo camionette dei militari sfrecciare, sirene a tutto spiano». Dopo ore di attesa, questo pomeriggio Emiliano è riuscito a tornare a casa: «Intorno c’era pochissima gente, alcuni negozi erano aperti. Non ho voglia di uscire di nuovo».

chiara calzolaio

Chiara Calzolaio

Chiara Calzolaio ieri era a casa, racconta a Cronache Maceratesi, e ha saputo di ciò che stava accadendo da una amica che le ha scritto un messaggio.  «”Attention fusillade dans le 11ème” (Attenzione, spari all’undicesimo arrondissement, ndr) – dice la 31enne maceratese -, quindi ho cercato informazioni via internet e ho iniziato a contattare amici. Solo all’ora di pranzo ho avuto notizie di due amici che non mi avevano risposto ieri notte – continua Chiara, che vive vicino al canale Saint Martin, uno dei luoghi al centro degli attacchi di ieri notte -. La mia via è secondaria e non ho sentito sirene». Tanta la preoccupazione, ma la volontà è di non cedere a paura e rabbia: «Ancora non sono uscita stamattina, più tardi lo farò, prenderò la bicicletta – prosegue Chiara -. Le persone che sento esitano tra il consigliarmi di stare a casa e il cercare di fare comunque alcune cose fuori. Io uscirò e vorrei partecipare alle manifestazioni contro l’intervento militare della Francia in Siria, che ci saranno sicuramente». Stamattina Chiara, che sta conseguendo un dottorato in Antropologia alla École des hautes etudes en Sciences sociales, ha condiviso una riflessione sul suo profilo Facebook: «La paura blocca tutto, fa smettere di pensare, fa smettere di vivere. Si entra in un circolo vizioso in cui si cercano disperatamente notizie e si crede a ogni rumore (c’è chi dice che gli assalitori gridavano slogan in arabo per la Siria e l’Iraq, secondo un giornalista radiofonico che era al concerto del Bataclan invece non hanno gridato un bel niente. Hanno solo sparato) – scrive Chiara -.

Una immagine degli attentati di Parigi

Una immagine degli attentati di Parigi

Tra amici e conoscenti ci si dice l’un l’altro di non uscire di casa, è un modo di dire “ti penso”, “ti voglio bene”, ma non sono sicura che non uscire sia la soluzione (né se esista una soluzione). Girano le foto della manifestazione spontanea a République la sera dell’attentato a Charlie Hebdo: “Not afraid”. Credo sia il messaggio più forte da dare. Certo, non è facile quando la violenza scoppia a pochi chilometri da casa, quando pensi che “in quel ristorante c’ero stata con un’amica”».

Drammatica l’esperienza di un docente universitario recanatese, Giovanni Carletti, 30 anni, che è stato avvisato di ciò che stava accadendo mentre si trovava in un bar vicino ad uno dei ristoranti dove hanno agito i terroristi. Lui e altri clienti si sono barricati all’interno fino alle 3 di notte quando è stato detto loro che potevano uscire, poi sono andati direttamente a casa.

 



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